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Padre Bossi ostaggio di criminali locali

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Secondo un confratello di Bossi, padre Luciano Benedetti, i responsabili del sequestro sarebbero una banda di criminali locali e non un gruppo islamico di separatisti come era stato da più parti ipotizzato.

Il missionario italiano rapito a Zamboanga, sull'isola di Mindanao nelle Filippine, il 10 giugno scorso è stato liberato ieri sera.

Dopo che, all'inizio del mese, sono circolate delle fotografie del prete 57enne, ritenute prove valide per dimostrare la sua buona salute, negli ultimi giorni era calato il silenzio sulla vicenda.

“Confermo che è stato ostaggio di un gruppo di criminali locali, come noi immaginavamo da tempo", ha detto padre Benedetti - che si trova nella la stessa isola su cui il sacerdote è stato rapito - parlando all'agenzia stampa Misna . "Non sappiamo ancora se è stato liberato con un blitz e nemmeno se sia stato pagato un sequestro. Non abbiamo elementi sulla dinamica del rilascio", ha aggiunto Benedetti, che ha spiegato inoltre che la liberazione sarebbe avvenuta a pochi chilometri dalla parrocchia dove il sacerdote lavorava.

Al suo rientro in Italia, Padre Bossi dovrà essere ascoltato dai magistrati romani - secondo quanto riferito da fonti giudiziarie - che hanno aperto un fascicolo sulla vicenda ipotizzando contro ignoti il reato di sequestro di persona a scopo terroristico.

Nonostante l'apparente estraneità dei movimenti separatisti con il rapimento, nelle ricerce del sacerdote del Pontificio istituto missioni estere (Pime) esercito filippino si è ritrovato a combattere una delle più sanguinose battaglie degli ultimi mesi contro militanti del Fronte di liberazione islamico Moro e di Abu Sayyaf, che lottano contro il governo centrale di Manila.

Intanto secondo quanto ha reso noto il superiore generale del Pime, Gian Battista Zanchi, Padre Giancarlo Bossi è stato accompagnato a Zamboanga da uomini dei servizi segreti italiani per una prima visita di controllo sullo stato di salute. Poco prima il religioso ha parlato al telefono con l'ambasciatore italiano a Manila e con i suoi familiari assicurandoli di stare bene.

Una volta rientrato in Italia il religioso sarà sentito a Roma dal procuratore aggiunto Franco Ionta, che al momento del rapimento aveva aperto un fascicolo ipotizzando il reato di sequestro di persona a scopo di terrorismo.

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