Padre Bossi ostaggio di criminali locali

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Padre Bossi ostaggio di criminali locali

20 Luglio 2007

Secondo un confratello di Bossi, padre
Luciano Benedetti, i responsabili del sequestro sarebbero una banda di criminali
locali e non un gruppo islamico di separatisti come era stato da più parti
ipotizzato.

Il missionario italiano rapito a
Zamboanga, sull’isola di Mindanao nelle Filippine, il 10 giugno scorso è stato
liberato ieri sera.

Dopo che, all’inizio del mese,
sono circolate delle fotografie del prete 57enne, ritenute prove valide per
dimostrare la sua buona salute, negli ultimi giorni era calato il silenzio
sulla vicenda.

“Confermo che è stato ostaggio di un gruppo di criminali locali,
come noi immaginavamo da tempo”, ha detto padre
Benedetti – che si trova nella la stessa isola su cui il sacerdote è
stato rapito – parlando all’agenzia stampa
Misna . “Non sappiamo ancora se è stato liberato con un blitz e nemmeno se
sia stato pagato un sequestro. Non abbiamo elementi sulla dinamica del
rilascio”, ha aggiunto Benedetti, che ha spiegato inoltre che la
liberazione sarebbe avvenuta a pochi chilometri dalla parrocchia dove il
sacerdote lavorava.

Al suo rientro in Italia, Padre
Bossi dovrà essere ascoltato dai magistrati romani – secondo quanto riferito da
fonti giudiziarie – che hanno aperto un fascicolo sulla vicenda ipotizzando
contro ignoti il reato di sequestro di persona a scopo terroristico.

Nonostante l’apparente estraneità
dei movimenti separatisti con il rapimento, nelle ricerce del sacerdote del
Pontificio istituto missioni estere (Pime) esercito filippino si è ritrovato a
combattere una delle più sanguinose battaglie degli ultimi mesi contro
militanti del Fronte di liberazione islamico Moro e di Abu Sayyaf, che lottano
contro il governo centrale di Manila.

Intanto secondo quanto ha reso
noto il superiore generale del Pime, Gian Battista Zanchi, Padre Giancarlo
Bossi è stato accompagnato a Zamboanga da uomini dei servizi segreti italiani
per una prima visita di controllo sullo stato di salute. Poco prima il religioso
ha parlato al telefono con l’ambasciatore italiano a Manila e con i suoi
familiari assicurandoli di stare bene.

Una volta rientrato in Italia il
religioso sarà sentito a Roma dal procuratore aggiunto Franco Ionta, che al
momento del rapimento aveva aperto un fascicolo ipotizzando il reato di
sequestro di persona a scopo di terrorismo.