Pakistan, i retroscena piccanti dell’assalto alla Moschea Rossa

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Pakistan, i retroscena piccanti dell’assalto alla Moschea Rossa

18 Luglio 2007

Sarebbe stata la Cina a chiedere a Musharraf di fare precipitare
gli eventi e di effettuare il  blitz alla Moschea Rossa di pochi
giorni fa. E’ una verità poco politically correct, visto che tutto il mondo
sembra interessato solo ad accusare George Bush per questo giro di vite contro
gli integralisti e i terroristi, ma tant’è. Il retroscena è stato raccontato 
venerdì scorso in un editoriale di seconda pagina da Howard. W. French, titolare
della rubrica “Letters from China” dell’Herald Tribune, il quale cita fonti diplomatiche asiatiche.

French ha semplicemente raccontato come iniziò e perché
l’assedio della Moschea Rossa più altri particolar inediti.

Secondo questa versione I seminaristi islamici della Moschea Rossa erano usi
scorazzare per Islamabad alla ricerca di deviazionisti della morale islamica.
“E’ bastato loro entrare in un centro estetico tenuto da massaggiatrici cinesi per trovare quello che volevano.” Il 23 giugno entrano quindi i
pasdaran islamici  in questo centro
estetico a poche centinaia di metri dalla loro moschea e sequestrano sette
cinesi. Secondo le indiscrezioni raccolte dal giornalista americano,  cinque di questi erano lavoratrici del sesso.

 Inizia così l’assedio alla Moschea da parte delle forze
dell’ordine e dell’esercito di Musharraf. Dopo trattative alcuni cinesi vengono
rilasciati ma altri no. I sequestratori infatti avrebbero trattanuto le “massagiatrici” per additare al mondo come dall’estero viene corrotta la pura morale islamica.
Saputa la cosa le autorità di Pechino, secondo fonti diplomatiche,  si sarebbero mosse con  forti
pressioni su Musharraf perché passasse alle vie di fatto, cosa che puntualmente è accaduta. La Cina ha enormi investimenti in Pakistan e Musharraf potrebbe aver pensato che non era il caso di metterli a rischio per colpa di qualche “entreineuse“.

Se le cose stanno come le ha raccontate  French, si dimostrerbbe una cosa ormai nota: i cinesi fanno più
geopolitica degli americani e contrariamente a questi ultimi sono capaci di nuoversi senza troppi scrupoli e andare dritti al risultato, forti di un peso economico a cui è sempre più difficile dire di no.

Ma i guai per Musharraf non sono finiti con la Moschea Rossa. Lunedì scorso anche i leader
della Muttahida Majlis-i-Amal (Mma), 
alleanza di sei partiti religiosi, hanno minacciato di lasciare
l’Assemblea del Baluchistan se il governo non eviterà lo  scontro diretto con le centinaia di scuole
coraniche presenti nella provincia. E’ quanto si legge oggi sul quotidiano
pakistano ‘Dawn’, a una settimana dall’assalto a Lal Masjid, la  Moschea Rossa di Islamabad ex covo
dell’integralismo islamico, che ha causato forti proteste nel Paese.

Il governo ha lanciato una
campagna armata contro le scuole coraniche, ha detto il
segretario generale dell’Mma Fazlur Rehman durante un discorso alla madrassa
Jamia Islamia. “Ora stiamo valutando seriamente la possibilità di lasciare la
coalizione nell’Assemblea del Baluchistan qualora il  governo non bloccasse l’attuale campagna
armata contro le istituzioni religiose”, ha detto Rehman.
Ma Musharraf
in realtà con i cinesi non ha avuto scelta e furbescamente ha anche lasciato
intendere che fosse stata la cattivissima America a insistere per il blitz. Il
classico gioco delle parti di cui in Italia i media più importanti si sono
guardati bene dal dare notizia.