Panebianco e l’indecisionismo italiano
02 Settembre 2008
Caro Direttore, tra prevedibili asprezze, divisioni e distinguo, il summit europeo di ieri a Bruxelles alla fine si è assestato sulla necessità di non recidere il filo tra Europa e Russia. Un successo della moral suasion italiana? Per ora, forse sì. Il rischio dell’attivismo italiano non è di rasentare, per eccesso di prudenza, come teme Angelo Panebianco, l’indecisionismo endemico nella nostra politica estera o di infilarsi in una sorta di Ostpolitik «moralmente equivoca», da anello debole, come ha lamentato giorni fa il Wall Street Journal. Il rischio è quello, opposto, di perseguire un tentativo spericolato e ambizioso che potrebbe rivelarsi infruttuoso.
È un tentativo spericolato perché marcia su un margine stretto, ambizioso perché mira a non subire gli eventi restando con le mani in mano, passibile di insuccesso, come ogni prova. Per non restare vaporoso, però, bisogna che parli il linguaggio della politica, la quale è per definizione moralmente equivoca, insegue risultati, non fini assoluti. Disabituati come siamo ad abitare la storia, il peggio che possa capitarci è di infilarci in una dimensione melensa e impolitica, intrisa di sentimenti altisonanti refrattari alla percezione della realtà.
È dal grado di veemenza con cui si condanna l’exploit russo che si ricava l’attendibilità politica? Proviamo a dirci la verità. La Russia «che si risolleva», player internazionale, non è solo enfasi putiniana. E’ il risultato di una serie di fattori: petrolio e gas, ricchezza crescente, diritto di veto nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ammodernamento militare, l’ampia area di influenza euroasiatica. Non c’è questione cruciale che l’Occidente possa affrontare avendo nei prossimi anni la Russia contro.
Non ha torto Robert Kagan a misurare il potere della Russia da quanto riesce a ottenere che gli altri facciano quello che vuole, «dalla architettura strategica europea alla politica energetica dell’Asia centrale, alla politica di proliferazione nucleare di Iran e Nord Corea». La fluttuante veemenza con cui l’Occidente ha esecrato l’insorgenza russa, ha finora fatto velo alla circostanza che una politica con cui fronteggiare situazioni simili non è ancora alle viste.
La partita, più complessa di quanto potesse sembrare all’inizio, richiede cautela.
I primi a rendersene conto sono gli Stati Uniti, a far fede alle parole di Dan Fried, voce autorevole del Dipartimento di Stato, mai tenero con la dottrina Putin: «Siamo pronti ad andare avanti, ma ci dobbiamo pensare bene». In modo ancor più esplicito, l’amministrazione americana è convinta che «una reazione forte non significa una reazione ostile, sbattendo la porta in faccia a ogni cooperazione con la Russia». E d’altra parte quali sono gli strumenti di pressione? Ne sa qualcosa l’Europa. Abituata ai protocolli sovranazionali, non sa come cavarsela con le pretese del potente Stato-nazione che sta emergendo ai suoi confini. L’accordo Sarkozy siglato e disatteso. La minaccia, di per sé velleitaria, di comminare sanzioni alla Russia, rientrata, ancor prima del Consiglio di Bruxelles, di fronte a quella più temibile dell’installazione di basi militari russe in Ossezia del sud e Abkhazia. Che si può fare con queste premesse? Navigare tra necessità e scelta, attraversare il tunnel, essere moralmente equivoci e politicamente chiari.
Il governo italiano, d’accordo con la presidenza francese della Ue, sembra volersi fare strada in questo senso. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, sarà a Mosca il 4, l’8 ci andrà Sarkozy alla ricerca di una soluzione per l’area caucasica. Un patto preventivo, che eviti altre fiammate. Se dovesse andare in porto, l’Ue avrebbe fatto un passo avanti nella costruzione di una sua dimensione di politica estera. E gli Stati Uniti potrebbero godere i frutti di una guerra non combattuta. La strada è ancora lunga, affidata all’attento dosaggio del do ut des.
Da anni i russi chiedono all’Unione europea una serie di liberalizzazioni (visti, capitali, brevetti) che non abbiamo concesso loro quando ne erano più bisognosi e che resteranno materia di negoziato possibile solo per un po’, fino a quando non saranno stati resi superflui dallo shopping around che i russi praticano in mezza Europa e dalla mobilitazione dei fondi sovrani.
Si può ragionare sulla gestione comune di petrolio e gas, secondo l’intuizione esposta da Sergio Romano su questo giornale, purché l`Europa si copra le spalle con una politica energetica autonoma, come reclamano gli inglesi. E così via. Esistono molteplici settori di trattativa che non dovrebbero essere interrotti, ma anzi potenziati.
Non si può rendere comprimaria una potenza nascente se non procedendo un passo alla volta. E i russi, in aree cruciali per la sicurezza internazionale, qualche passo l’avevano già fatto.
Ridisegnare però l’intero ordine internazionale «da Vancouver a Vladivostok» (è la richiesta di Medvedev) per tranquillizzare la Russia è non solo eccessivo, è frettoloso e tardivo. Operazioni di questo genere potevano essere avviate, e governate, alla fine della guerra fredda se l’Occidente, unito, avesse intuito che dietro l’angolo non c’era the new brave world, come si erano illusi Clinton, Bush padre e le cancellerie europee. E un punto critico e pericoloso, uscire dal quale è difficile se non si ha chiaro l’obiettivo da raggiungere.
L’attuale precario equilibrio va garantito, non stravolto, prima di sapere come sostituirlo.
Davvero la crisi attuale o le altre che ci aspettano possono essere neutralizzate in un ordine multicentrico (un’idea generosa che non dispiace a Piero Fassino, ministro degli Esteri ombra) senza leadership globale? Perfino secondo Kant, il filosofo della pace perpetua, un simile condominio può crollare «se solo un passero vi si posa». Davvero la Russia, fuori della spavalderia di Dmitri Rogozin, può e vuole fare a meno del ruolo globale dell’America? Le frizioni tra le potenze non sono mai state addomesticate allargando i posti a tavola. Purtroppo, no. Non è sulla benevolenza delle potenze che bisogna fare affidamento, ma sul loro interesse.
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