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Parigi chiama, Tripoli risponde. I successi diplomatici di Sarkò

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Uscendo dalla tenda del colonnello Gheddafi il 25 novembre del 2004, l’allora presidente Jacques Chirac annunciò solennemente l’avvio di una nuova fase delle relazioni tra Tripoli e Parigi. L’emozione era tanta: un capo di Stato francese non si recava in visita ufficiale in Libia dal 1951 e sembrava proprio di assistere ad un passaggio storico. Eppure, in quasi tre anni, le promesse chiracchiane non avevano avuto un grande seguito. Libia e Francia hanno continuato seppur timidamente a parlarsi, dopo gli anni del gelo e dell’embargo. Gli scambi commerciali sull’asse Tripoli-Parigi sono sì migliorati (le esportazioni francesi sono cresciute del 43% tra il 2005 e il 2006) ma senza raggiungere il livello di una partnership stabile e duratura. La Francia resta soltanto al sesto posto della classifica dei paesi più legati alla Libia, dietro anche al Giappone e all’Italia: nel solo 2006 le imprese transalpine hanno portato nelle casse libiche denaro fresco per oltre 433 milioni di euro.

Nel 2004, si dirà, c’era un macigno enorme a dividere i due paesi e ora che quel macigno è stato rimosso, il dialogo è ripartito di slancio. Con toni decisamente meno pomposi e con molto pragmatismo in più, in perfetto stile Sarkò.

Nicolas Sarkozy è volato a Tripoli per riscuotere il suo grande successo diplomatico nella vicenda delle infermiere bulgare ma non di solo cerimoniale si è trattato. Nel suo blitz di poche ore, l’inquilino dell’Eliseo ha sancito la quasi normalizzazione dei rapporti, ringraziato Gheddafi e sondato la sua disponibilità su uno dei temi che gli sta maggiormente a cuore, ovvero la crisi del Darfur. Sarkozy ha incastrato all’ultimo momento la missione libica in testa all’agenda del viaggio nell’Africa sub-sahariana, un mini tour che lo porterà nei prossimi tre giorni in Senegal e Gabon.

Al Colonnello il neo presidente della Repubblica ha testimoniato il plauso dell’intera Unione Europea per una decisione che ha chiuso un contenzioso lungo otto anni e riaperto alla Libia le porte del confronto con la comunità internazionale. Quello tra Sarkò e Gheddafi è stato un dialogo a 360 gradi e soprattutto alla pari, tanto per dimostrare – come hanno tenuto a far sapere fonti dell’Eliseo  - che la Libia è “un attore strategico” del Mediterraneo e che il rilascio delle infermiere e del medico merita una reale “contropartita diplomatica”. Quello condotto dai ministri degli Esteri Kouchner e Chalgham è stato un negoziato ad ampio raggio, dalla cooperazione scientifica al petrolio con un occhio all’immigrazione clandestina, questione sulla quale Parigi ha chiesto  maggiore impegno al paese nord-africano.

Siglati diversi accordi in campo energetico, il più importante dei quali è un memorandum d’intesa sul nucleare a fini civili. La Francia si impegnerà a fornire alla Libia un reattore che verrà usato per rendere potabile l’acqua di mare. Segnali concreti accolti con favore anche da Washington tanto che Condoleezza Rice ha ribadito l’auspicio di recarsi presto in Libia, alla luce degli ultimi avvenimenti.

I due leader hanno anche parlato di Darfur, crisi umanitaria per la cui soluzione Sarkozy si è impegnato a fondo, rilanciando insieme a Gordon Brown la proposta di una forza ibrida di 26mila uomini da dispiegare nella martoriata regione del Sudan. Proprio in Libia sono stati mossi i primi passi della nuova azione diplomatica internazionale: la due giorni della conferenza di Tripoli ha avuto il merito di rilanciare il processo politico, seppur difficile, tra i ribelli e il governo di Khartoum, dialogo che vivrà un altro momento importante il prossimo 5 agosto con un nuovo vertice in Tanzania.

Mentre la stampa di casa e quella europea si sono fermate all’apparenza e speso fiumi di inchiostro per analizzare il ruolo di Cecilia nella risoluzione della crisi delle infermiere, Sarkozy ha badato alla sostanza: ora che la Libia è stata quasi definitivamente rimessa nel “concerto delle nazioni”, ha voluto lanciare il segnale che a Tripoli bisogna anche dare, non soltanto chiedere. Ed ecco che la cerimonia ufficiale nel palazzo di Bab Azizia ha assunto i contorni di un omaggio all’amico francese. Quel Sarkò che, la sera del 6 maggio, lanciò un appello agli africani e che oggi è ripartito da Tripoli con molti amici in più.

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