Parigi e Londra si avvicinano, Bruxelles sorride
13 Novembre 2010
Sono davvero passati i tempi della battaglia navale franco-britannica di Capo Trafalgar, al largo di Cadice, il 21 ottobre 1805, il più grande scontro sul mare di tutte le guerre napoleoniche, che vide una sfolgorante vittoria della Royal Navy inglese su quella francese. E sono davvero passati anche gli anni dell’ostruzionismo degaulliano all’ingresso nella Comunità Economica Europea da parte di Londra, che fu costretta a fare dieci anni di anticamera e ad entrare solo il 1° gennaio 1973, due anni dopo la morte del generale francese.
Le cose avevano cominciato a prendere una piega diversa ai tempi della guerra delle Falklands/Malvinas, nel 1982, quando si concretizzò la solidarietà trans-Canale-della-Manica. Parigi si rese estremamente utile a Londra fornendo informazioni riservate sui missili di fabbricazione francese Exocet e sui caccia Mirage e Super Etendard impiegati dalle forze armate argentine.
E siccome i tempi sono definitivamente cambiati, oggi Parigi e Londra, per mezzo dei loro leaders Nicolas Sarkozy e David Cameron, siglano uno storico accordo difensivo di validità cinquantennale come quello del 2 novembre 2010 che prevede una vasta gamma di iniziative comuni. Fra queste, lo sviluppo di dottrine in tutti i campi della sicurezza compresa la cyberdefence, il comune sviluppo di droni aerei di futura generazione, l’ampliamento della produzione dei missili leggeri inglesi utilizzati sugli elicotteri Lynx Wildcat della Royal Navy, una nuova generazione di portaerei e sottomarini, la costituzione di un gruppo comune di portaerei con velivoli e navi di scorta forniti da entrambi i paesi, nuove iniziative nel settore delle telecomunicazioni, la messa in comune dell’addestramento e della manutenzione della nuova flotta di aerei da trasporto A400M. Londra inoltre metterà a disposizione di missioni comuni i suoi nuovi aerei cisterna A300 per il rifornimento in volo. Non basta: i due paesi svilupperanno congiuntamente tecnologie per i sottomarini nucleari, le comunicazioni satellitari e le contromisure per mine marittime. L’accordo prevede anche la costituzione di un corpo di spedizione militare congiunto. Quest’ultimo, lungi dal riproporre avventure sfortunate d’altri tempi come la spedizione a Suez nel 1956, potrà essere impiegato sotto l’egida di organizzazioni internazionali per affrontare e risolvere crisi di varia natura.
Un accordo separato, firmato sempre a Londra lo stesso giorno 2 novembre 2010, riguarda l’armamento atomico. Le due uniche potenze nucleari europee occidentali erano state finora molto gelose delle rispettive capacità nucleari ma ora, invece, hanno deciso di mettere in comune sia la teoria che la pratica. Per quanto attiene alla teoria, ad Aldermaston, nel Regno Unito, sarà allestito un centro di ricerca franco-britannico comune. Per quanto concerne la pratica, il nuovo trattato prevede che un centro di simulazione congiunto venga istituito in un sito già esistente in Francia, a Valduc, che inizierà a funzionare a partire dal 2014, anche se sarà completamente operativo solo nel 2022. Questo centro consentirà alle due nazioni di simulare gli effetti delle testate nucleari allo scopo di garantire la validità e la sicurezza a lungo termine dei rispettivi arsenali atomici.
I motivi della firma del patto risiedono solo parzialmente nel superamento di antiche diffidenze, problema già risolto fin da quando, nel 1998, Parigi e Londra a Saint Malò, tristemente consapevoli del fallimento del Vecchio Continente nell’evitare la mattanza balcanica, auspicarono l’assunzione di maggiori responsabilità da parte europea in fatto di politica estera e di sicurezza, auspicio che sarebbe stato esaudito un anno più tardi. Le ragioni del patto firmato a Londra si rifanno soprattutto all’attuale crisi finanziaria, che obbliga i singoli paesi a ridurre i costi degli strumenti militari, a razionalizzare le spese e gli investimenti e a mettere insieme le risorse, allo scopo di risparmiare denaro e ottenere maggiore efficienza. Una scelta obbligata, coerente con l’annuncio di drastici tagli alla difesa sia francese (quattro miliardi di euro in meno in tre anni) che inglese (8% del budget in meno in 4 anni). I tagli britannici avevano fatto dichiarare al leader dell’opposizione laburista Ed Miliband “saremo l’unico paese con le portaerei senza aerei”. Amara ironia, che però sorvola sul fatto che i precedenti governi britannici si erano impegnati in numerosi progetti faraonici di lunga scadenza senza copertura finanziaria, cosa che il paese non poteva permettersi.
Parigi non è nuova a simili iniziative bilaterali di elevato profilo, anche con paesi storicamente avversari. Ad esempio il trattato dell’Eliseo del 22 gennaio 1963, firmato dal cancelliere tedesco Konrad Adenauer e dal presidente francese Charles De Gaulle, concretizzò efficacemente i principi di conciliazione, solidarietà, amicizia e collaborazione che dovevano caratterizzare la nuova Europa. E’ pur vero che mentre il trattato era in gestazione alcuni diplomatici francesi erano contrari ad accordi troppo impegnativi con la Germania e che alcuni loro colleghi del ministero degli esteri di Bonn, animati da nostalgie per il III Reich, cercarono in tutti i modi di sabotare il patto, ma la Storia non si può arrestare, come non si può fermare il “motore franco-tedesco”. Diceva Chirac: “Piaccia o meno, l’Europa va avanti solo quando funziona il motore franco-tedesco, e se questo perde colpi, si finisce per girare in folle”. Il trattato dell’Eliseo ha avuto successo sia in campo politico che in quello militare consentendo l’istituzione della Brigata franco-tedesca, nucleo dell’Eurocorpo, e addirittura riunioni congiunte dei due esecutivi.
La nascente (o meglio già nata, in quanto conta ormai una dozzina di anni di vita) difesa europea non sarà affatto minacciata da questa iniziativa anglo-francese, come qualcuno ha paventato. Al contrario, la PESC (politica estera e di sicurezza comune) e la PCSD (politica comune di sicurezza e difesa) ne risentiranno positivamente. Il trattato di Lisbona, infatti, incoraggia le “cooperazioni strutturate” fra paesi membri intenzionati a mettere in comune i propri assetti, con l’auspicio che nel tempo anche altri paesi europei si accodino a tali iniziative. E il patto siglato da Sarkozy e Cameron può essere considerato un ottimo esempio di cooperazione strutturata.
L’accordo in esame non rischia nemmeno di escludere Berlino, come altri temono. In realtà il patto politico-militare di oggi con il Regno Unito completa l’accordo politico-economico degli anni Sessanta con la Germania e rende la Francia ancora più grande e ulteriormente più importante sullo scenario europeo e mondiale. In sostanza Francia e Regno Unito ottimizzano le spese e fanno un buon affare, l’Unione Europea ci guadagna senza fare nulla e l’Italia, come al solito, sta a guardare.
