Parisi, un ministro senza Difesa
03 Marzo 2008
di Redazione
La
Repubblica di oggi pubblica a pagina 10 una lettera firmata dall’ on. Arturo
Parisi, capolista del Pd in Sardegna, dal titolo: “E per la prima volta entra nel
programma la cultura della Difesa”. Nella
lettera Parisi fa notare con orgoglio che nel programma del suo partito si dice
“nitidamente” che l’Italia “deve poter disporre di uno strumento militare che
le consenta di assicurare la difesa del
territorio”.
Parisi dice anche di augurarsi che l’iniziativa del
Pd “assicuri al Paese una cultura e una politica della difesa comuni e
trasversali”, perché, spiega l’autore della lettera, “altrimenti l’Italia non
potrà che giocare nel mondo un ruolo di gregario e per di più di un gregario
sospettato ingiustamente di inaffidabilità”.
Dunque era
ora: per Parisi finalmente l’Italia – grazie allo sforzo di elaborazione del
Pd- disporrà di un esercito in grado di difendere i patrii confini e di una
cultura della difesa di cui fino ad oggi era priva.
Si spiega
allora perché il defunto governo Prodi abbia avuto tanti problemi sul fronte
del ruolo internazionale dell’Italia: dal ritiro dall’Iraq, fino alle infinite
incertezze sulla presenza militare in Afghanistan. C’era un ministro della
Difesa che non si era accorto di non “disporre di uno strumento militare” e
neppure di una cultura della Difesa. Si
chiamava Arturo Parisi.
Capiamo che
Veltroni voglia far dimenticare Prodi agli italiani, ma addirittura far
dimenticare Prodi ai prodiani ci sembra una cattiveria eccessiva.
