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Parisi, un ministro senza Difesa

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La Repubblica di oggi pubblica a pagina 10 una lettera firmata dall’ on. Arturo Parisi, capolista del Pd in Sardegna,  dal titolo: “E per la prima volta entra nel programma la cultura della Difesa”. Nella lettera Parisi fa notare con orgoglio che nel programma del suo partito si dice “nitidamente” che l’Italia “deve poter disporre di uno strumento militare che le consenta  di assicurare la difesa del territorio”.

Parisi  dice anche di augurarsi che l’iniziativa del Pd “assicuri al Paese una cultura e una politica della difesa comuni e trasversali”, perché, spiega l’autore della lettera, “altrimenti l’Italia non potrà che giocare nel mondo un ruolo di gregario e per di più di un gregario sospettato ingiustamente di inaffidabilità”.

Dunque era ora: per Parisi finalmente l’Italia – grazie allo sforzo di elaborazione del Pd- disporrà di un esercito in grado di difendere i patrii confini e di una cultura della difesa di cui fino ad oggi era priva.

Si spiega allora perché il defunto governo Prodi abbia avuto tanti problemi sul fronte del ruolo internazionale dell’Italia: dal ritiro dall’Iraq, fino alle infinite incertezze sulla presenza militare in Afghanistan. C’era un ministro della Difesa che non si era accorto di non “disporre di uno strumento militare” e neppure di una cultura della Difesa.  Si chiamava Arturo Parisi. 

Capiamo che Veltroni voglia far dimenticare Prodi agli italiani, ma addirittura far dimenticare Prodi ai prodiani ci sembra una cattiveria eccessiva.

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