Home News Parla il nuovo capo dei Talebani e promette ferro e fuoco

Parla il nuovo capo dei Talebani e promette ferro e fuoco

Il “dovere di ogni credente è quello di aiutare Osama Bin Laden”. Così Mansoor Dadullah,  uno dei talebani rilasciati in cambio della libertà di Daniele Mastrogiacomo, parla in una intervista di Urs Gehriger e Sami Yousafzai al World Politics Review, che abbiamo tradotto integralmente dall'inglese. Mansoor Dadullah è stato appena eletto nuovo capo militare dei talebani.

U&Y. Come ti chiami?

MD. Il mio nome è Mullah Mansoor Dadullah, per grazia di Allah, e ho 35 anni

U&Y. Sei il fratello del Mullah Dadullah?

MD. Si, sono il fratello più giovane del Mullah Dadullah

U&Y. Sei il nuovo capo dei talebani nella regione di Helmand?

MD. Si

U&Y. Tuo fratello era conosciuto come un capo spietato e determinato, anche tra la sua stessa gente. Tu intendi seguire le sue orme?

MD. Se Allah lo vorrà, seguirò i suoi passi, continuerò a usare le sue tattiche militari, e guiderò un nuovo fronte di attentatori suicidi

U&Y. Quali sono le aree attualmente sotto controllo dei talebani?

MD. Abbiamo il controllo di aree molto estese, per grazia di Allah. Ad esempio controlliamo otto distretti nella provincia di  Helmand. Dominiamo anche Kandahar, Urozghan, Ghazni, Kalat, Jalalabad e Kunar. Il potere militare del governo è virtualmente confinato alle città, mentre noi controlliamo le campagne.

U&Y. La cosiddetta “offensiva di primavera” non sembra essere riuscita così bene come speravate, che cosa è andato storto?

MD. Non è stato un fallimento, l'offensiva è solamente iniziata. Il Mullah Omar (leader supremo dei talebani) chiama questa offensiva “Kameen” (attacco). Infatti, crescerà di intensità e veemenza nell'immediato futuro.

U&Y. Qual'è la tua relazione con la popolazione dell'Afghanistan?

MD. La nostra relazione con il popolo è caratterizzata da rispetto ed amicizia, per grazia di Allah. Possiamo contare sul rispetto della gente. Infatti il loro vigoroso supporto è la principale ragione del nostro successo.

U&Y. Quando eri al potere hai dato il via ad un regno del terrore.  Perché la popolazione dovrebbe seguirti?

MD. Questo non è vero. Il nostro governo non ha mai fatto uso del terrore, ci siamo sacrificati per l'Islam.

U&Y. Che cosa offri alla gente in cambio del loro supporto?

MD. Esiste un buon accordo con la nostra gente.  Quando eravamo al potere gli Afghani hanno goduto di una situazione che le forze alleate delle 42 nazioni occupanti non sono mai state in grado di procurare: la sicurezza. Avresti potuto lasciare una borsa d'oro dentro la macchina.  Le persone vivevano in sicurezza. La dignità musulmana è stata preservata. Le truppe di coalizione chiamavano I talebani “terroristi”. In realtà vivevamo in pace, e loro hanno portato la morte e la distruzione in Afghanistan. Anche i nemici dei talebani ammettono che l'Afghanistan era più sicuro sotto il nostro controllo che ora.

U&Y. Consideri il governo di Karzai un tuo nemico?

MD. Vediamo Karzai e tutti gli occupanti come rivali, non facciamo distinzioni tra di loro.

U&Y. Che cosa dovrebbero fare Karzai e il suo governo per poter dialogare con voi?

MD. Il Presidente Karzai non ha fatto nulla per farci credere di essere un partner affidabile di un possibile dialogo.  Ha venduto la dignità degli afghani. Le donne afghane, gli anziani e i giovani sono trattati malamente dalle forze di occupazione, e Karzai non ha fatto niente per proteggerli.

U&Y. L'Italia ha proposto di tenere una conferenza internazionale in cui i talebani parteciperebbero, alcuni governi hanno anche accolto la proposta. Pensi che un incontro di questo tipo sia possibile?

MD. Non credo che i talebani sarebbero inclusi.  Ma se ricevessimo un invito i nostri capi deciderebbero come rispondere.

U&Y. Che tipo di regime vi piacerebbe instaurare in Afghanistan?

MD. È perfettamente ovvio ai talebani così come alla comunità internazionale che lottiamo per erigere uno stato in conformità con i precetti della legge islamica e la religione di Allah.

U&Y. Avete sempre combattuto contro la modernità—televisione, radio, musica, etc. Perché state utilizzando queste nuove tecnologie?

MD. La televisione ed i mezzi di comunicazione di massa sono diventati aiuti indispensabili per il nostro scopo che consiste nel lanciare il nostro messaggio ad un pubblico vasto .  Li usiamo con cautela e con l'esclusivo scopo di raggiungere il cuore dei musulmani.

U&Y. Come e da chi ricevete il supporto finanziario?

MD. Le nostre finanze provengono dalla comunità musulmana nel mondo

U&Y.Chi paga le vostre armi?

MD. Quando i russi stavano spianando l'Afghanistan, la nostra patria venne trasformata in un arsenale dalle potenze internazionali.  Abbiamo aggirato i canali governativi ufficiali e abbiamo messo su dei  negozi. Le voci che sono state messe in giro di recente e che riguardano una presunta provenienza di armi dall'Iran sono false; abbiamo già armi più che sufficienti in Afghanistan.

U&Y. Nel 200 i talebani hanno vietato la coltivazione di oppio per ragioni religiose. Perché ora la state permettendo?

MD. Non abbiamo legalizzato la coltivazione di oppio. Quando eravamo al potere abbiamo eliminato il problema dell'oppio con un singolo comando.  Da quando la nostra nazione ci è stata strappata dalle mani i coltivatori hanno ri-iniziato a coltivare oppio ancora.  Karzai e le 42 nazioni della coalizione non possono fermarli.

U&Y. Qual'è la relazione tra al-Qaeda e i Talebani?

MD. Abbiamo relazioni amichevoli. E gli stessi scopi in comune.

U&Y. è vero che i talebani si sono sottoposti al controllo dell'organizzazione di Bin Laden?

MD. No, I talebani sono indipendenti.  Al-Qaeda è un organizzazione separata.  Ma siamo uniti mano nella mano a Bin Laden per la nostra causa.

U&Y. I talebani hanno dominato in disturbati per anni. Il vostro governo non  è caduto fino agli attacchi terroristici dell'11 Settembre 2001. Avete mai avuto dubbi riguardo a questa collaborazione con Bin Laden?

MD. No. Non abbiamo alcun dubbio, per grazia di Allah, siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto e lo saremo sempre. La storia dimostrerà che abbiamo ragione.  Un giorno la gente parlerà delle eroiche persone che si sono sacrificate per lo Stato Islamico.  Non ci siamo sacrificati per Bin Laden ma piuttosto per la legge dell'Islam.

U&Y. Pensate che sia un errore supportare Bin Laden?

MD. Non è uno sbaglio. Il dovere di ogni credente è quello di aiutare Osama Bin Laden.  Siamo orgogliosi di ciò e continueremo ad aiutarlo.%3C/p>

U&Y. Chi decide riguardo gli attacchi al governo di Karzai e agli stranieri, i talebani o al-Qaeda?

MD. la Jihad è il dovere di ogni musulmano e ogni musulmano è determinato a prendere parte alla Jihad.  Non importa che da gli ordini.

U&Y. Chi sono i talebani oggi? Sono lo stesso tipo di persone che hanno combattuto contro i russi?

MD. I talebani sono talebani. Non è la loro età che conta ma lo spirito e la determinazione. Qualcuno di noi ha combattuto contro i russi, ma molti sonno giovani e stanno imparando dai veterani.

U&Y. A quanto ammontano le forze talebane oggi?

MD. Stanno continuamente crescendo. Se eravamo mille ieri, oggi siamo 1500 e domani saremo 3000. è difficile contare tutti i nostri soldati.

U&Y. Quanti uomini ha  sotto il suo diretto comando?

MD. Ci sono 120 comandanti sotto il mio comando. Ognuno di loro possiede un certo numero di sub-comandanti, che  a loro volta hanno ciascuno un gruppo di soldati alle loro dipendenze. Quindi, come vedi, abbiamo molte persone dalla nostra parte.

U&Y. Dove sono i vostri campi d'addestramento?

MD. Abbiamo diversi campi in vari posti ad hoc dell'Afghanistan e altri se ne formano continuamente.

U&Y. I soldati sono ancora più che altro studenti di religione?

MD. Si, molti di loro hanno completato scuole religiose

U&Y. Chi insegna ai talebani come usare le loro armi?

MD. La guerra è il miglior insegnante.  I veterani della lotta contro i russi passano la loro arte ai nuovi soldati. Io stesso sono uno di loro, ho preso parte alla lotta contro i russi quando ero giovane. In più abbiamo imparato ad utilizzare i carro-armati e gli aerei quando eravamo al potere.

U&Y. Addestrate gli attentatori suicidi voi stessi?

MD. Abbiamo molti campi d'addestramento per gli attentatori suicidi, e, per grazia di Allah, sono campi con personale al completo e l'allenamento sta procedendo bene.

U&Y. Come reclutate questi candidati alla morte?

MD. I lavoro principale è svolto dai nostri nemici, i crociati.  Il terrore utilizzato dagli infedeli in posti come Abu Ghraib, Guantanamo e le prigioni afghane di Baghram e Kandahar attira i giovani musulmani. Quando assisti alle umiliazioni alle quali i musulmani sono soggetti in questi posti per mano degli infedeli, diventi assetato di vendetta e sei pronto al sacrificio di te stesso.

U&Y. Ci sono  degli stranieri tra le fila degli attentatori suicidi?

MD. Si, per grazia di Allah, ci sono musulmani che si uniscono a noi da tutti i paesi

U&Y. Per esempio?

MD. Da molte nazioni, inclusi gli Stati Uniti e il Regno Unito.

U&Y. Far esplodere civili innocenti non è dannoso per la vostra lotta?

MD. Facciamo del nostro meglio per  risparmiare le vite dei civili. E infatti non li uccidiamo. Almeno non  intenzionalmente. Per fare in modo di evitare morti tra civili diciamo ai cittadini di stare alla larga dai nostri nemici.

U&Y. Chi sono i vostri nemici, l'Occidente?

MD. Chiunque rigetta i precetti del sacro Corano e dell'Islam è un nostro nemico.

U&Y. L'Italia è vostro nemico?

MD. L'Italia ha mandato le sue truppe in Afghanistan, quindi perché non dovrebbe essere un nostro nemico?

U&Y- Vi percepite come parte della  lotta mondiale contro l'Occidente o la vostra lotta è ristretta all'Afghanistan?

MD. La Jihad è un dovere di ogni musulmano militante.  Non deve essere ristretta all'Afghanistan o all'Iraq. La nostra è una lotta globale ed io ho promesso ad Allah che perpetuerò questa lotta in giro per il mondo fino alla fine dei miei giorni.

U&Y. In che modo la situazione in Medio Oriente ed in Iraq influenza la vostra lotta?

MD. Ha un influenza positiva piuttosto che negativa. Le guerre in Iraq e in Palestina ci danno soldati e armi.

U&Y. Perché i talebani hanno risparmiato la vita del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo ma non quella del suo guidatore e del suo traduttore?

MD. Pensiamo che il giornalista fosse una spia. I suoi assistenti afghani, Ajmal Naqshbandi e Sayed Agha, erano spie. Ecco perché li abbiamo uccisi.

U&Y. Se erano spie per chi stavano lavorando?

MD. Daniele Mastrogiacomo era una spia delle truppe italiane e degli occupanti. Il suo guidatore (Agha) era una spia del regime di Karzai, mentre il suo traduttore, Ajmal, lavorava al campo internazionale di Baghram. Suo zio era l'amministratore del distretto di Baghram.

U&Y. Il governo italiano ha dichiarato di aver negoziato per la liberazione di tutti e tre. È vero?

MD- Il governo italiano ha lavorato esclusivamente per il rilascio di Mastrogiacomo. Non hanno mai menzionato i nomi di Sayed Agha e Naqshbandi.

U&Y-In che modo è stato liberato Mastrogiacomo?

MD. Io ero in prigione quindi non posso commentare. Chiedete a chi e stato coinvolto nelle negoziazioni. Sono stato portato da Rahmatullah Hanafi nel posto in cui Daniele Mastrogiacomo era tenuto in ostaggio. Poi  Rahmatullah Hanafi lo ha portato con sé. (Hanafi era un impiegato italiano della organizzazione non governativa italiana “Emergency”che ha fatto da intermediario nello scambio di prigionieri, ndr.)

U&Y. Chi è stato scambiato per Mastrogiacomo?

MD. oltre a me stesso,  sono stati liberati: Hafiz Hamdullah, il Mullah Ghafar Akhon, Zamarak Yasser, Lufullah Akimi e Hafiz Hamdi.

U&Y. Ajmal Naqshbandi (il traduttore di Mastrogiacomo) è stato portato nel posto in cui è avvenuto lo scambio? Mastrogiacomo ha detto di aver visto che anche Ajmal era stato liberato.

MD. No, quella dichiarazione era una bugia. Nessuno ha negoziato con i talebani per il rilascio di Naqshbandi. L'accordo riguardava solo Mastrogiacomo.  Non ho visto Naqshbandi mentre era in corso lo scambio di prigionieri. Non l'ho visto se non due o tre giorni dopo.

U&Y. Il governo italiano ha pagato un riscatto per la liberazione di Mastrogiacomo? Se si, quanto?

MD. No, il governo italiano non ha mai parlato di un accordo che riguardasse Naqshbandi. (Dadullah sembra non aver capito la domanda oppure ha dato una risposta evasiva di proposito, ndr).

U&Y. Lei conosceva l'intermediario dello scambio di prigionieri, Rahmatullah Hanafi?

MD. Non lo conoscevo. L'ho visto per la prima volta durante lo scambio di prigionieri.

U&Y. Perché i servizi segreti afghani lo hanno arrestato subito dopo lo scambio di prigionieri?

MD. Il governo afghano non si fida dei suoi stessi uomini. Ecco perché lo hanno arrestato.

U&Y. Rahmatullah non è uno dei talebani, come molti hanno suggerito?

MD. No, no è un taleban. Non mai sentito il suo nome fino a che non mi ha detto che si stava occupando dello scambio di prigionieri.

U&Y. Molte agenzie di soccorso straniere hanno lasciato il paese per paura dei rapimenti. Anche le Ong sono vostre nemiche? 

MD.  No, non consideriamo ogni ONG come un nostro nemico, solo quelle che hanno contatti con i servizi segreti. Non lasciamo che questo tipo di agenzie lavorino nel nostro paese.

U&Y. Dal rapimento di Mastrogiacomo molti giornalisti si sono tenuti alla larga da molte zone dell'Afghanistan per paura di essere rapiti. Se questa del rapimento diventa un pratica comune molto presto il mondo no potrà più essere messo a conoscenza di quello che succede in Afghanistan, è questo il vostro obbiettivo?

MD. No, siamo contenti di ricevere giornalisti. Siamo interessati ad un giornalismo indipendente, dedicato alla verità. I giornalisti sono liberi di venire qui e dare al mondo una rappresentazione esatta di ciò che siamo. Ma non accettiamo nessun giornalista che ci spia o elogi i nostri nemici.

U&Y. Un offensiva da parte della Nato e delle forze afghane è in corso nel sud del paese. Qual'è la natura della vostra resistenza, in che termini la state portando avanti e quante sono le vostre chances di successo?

MD. Siamo speranzosi nella vittoria della guerra con l'aiuto di Allah. Siamo convinti che la Nato e l'America subiranno una sconfitta umiliante.

(traduzione integrale di Andrea Holzer dal World Politics Review, rivista di politica estera e sicurezza nazionale)

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