Passa anche da Norcia il cammino di laici e cattolici verso il progetto dei moderati
08 Ottobre 2011
Che ci fanno laici e cattolici, credenti e non credenti a Norcia? Si incontrano, discutono, riflettono. Così da sette anni, da quando la Fondazione Magna Carta ha voluto e creato uno spazio ‘altro’ e ‘alto’ di discussione che non fosse il solo recinto del dibattito o della contingenza politica. Da quando, cioè, si cominciò a comprendere che dopo il crollo delle ideologie del secolo scorso c’era necessità di rinnovare il confronto tra laici e cattolici, nel solco della sollecitazione dell’allora cardinale Ratzinger che alla vigilia della sua ascesa al Soglio pontificio rivolse un appello ai non credenti a “vivere come se Dio esistesse”.
Il terreno d’incontro, allora come oggi, sta nei valori del Cristianesimo che permeano la tradizione nazionale e la nostra identità. Il cammino prosegue e Gli Incontri di Norcia (“A Cesare e a Dio”) diventano il luogo – fisico e simbolico – di un impegno ‘aperto’, inclusivo, non preclusivo.
In un momento come quello attuale, in cui nuove sfide e interrogativi inediti chiamano in causa l’individuo, indipendentemente dal suo rapporto con la religione, cadono i vecchi steccati e tra cristianesimo e liberalismo si stabilisce un terreno comune di discussione in nome della centralità della persona.
L’appuntamento di quest’anno – 15 e 16 ottobre – propone un focus su famiglia, comunità, persona, universalismo nel tempo del debito pubblico che, come nella tradizione di Magna Carta, metterà in connessione le tesi e le idee di uomini di Chiesa, politici, intellettuali, rappresentanti dell’associazionismo cattolico, del mondo economico, accademico, chiamati a interrogarsi sui temi al centro del dibattito pubblico.
A confrontarsi saranno, tra gli altri, il ministro del Lavoro e del Welfare Maurizio Sacconi e monsignor Vincenzo Paglia, vescovo di Terni-Narni-Amelia. Le conclusioni saranno affidate a Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl e presidente onorario di Magna Carta.
Nel tempo in cui la crisi globale sta costringendo l’Occidente a ripensare i propri paradigmi, a riconsiderare equilibri geo-politici, processi economici e stili di vita fino a qualche tempo fa considerati intangibili, c’è la consapevolezza che una politica dirigista e non partecipata non basta più ad affrontare le sfide della modernità, che non sono né possono essere solo sfide economiche, ma soprattutto sociali e culturali.
In quest’ottica, occorre ragionare sul ruolo che la persona, la famiglia, la comunità, i corpi sociali intermedi devono assumere in rapporto allo Stato. In altre parole, quale parte attiva tutti i soggetti che si riconoscono nei valori del Cristianesimo sono chiamati a svolgere per superare la crisi economica, gestire i processi di assimilazione e integrazione degli immigrati, definire i percorsi educativi delle nuove generazioni, affrontare la sfida antropologica come grande sfida dei nostri tempi. In estrema sintesi: come ridurre il peso dello Stato e rendere più dinamica la Società.
Perché, come avverte Quagliariello, di fronte “al crollo delle ideologie ciò che si misura sono due idee diverse e antagoniste di libertà”. Da una parte la libertà intesa come autodeterminazione, come soddisfazione pressoché esclusiva di tutto ciò che riguarda la sfera dell’individuo, in una prospettiva nella quale tutto può essere deciso e programmato”. Insomma, nella società c’è e si va diffondendo un nuovo costruttivismo, non più sociale ma antropologico in base al quale “le decisioni della propria esistenza sono interamente nelle mani dell’individuo”.
L’effetto immediato è calibrare l’agire su una sfera di “diritti individuali che producono sempre nuovi diritti, con l’idea che qualsiasi desiderio deve trovare un precetto di diritto positivo che ne consenta la realizzazione. Una dimensione nella quale ogni tradizione deve essere relativizzata perchè vista come una limitazione della sfera individuale”.
Dall’altra parte, c’è l’idea di libertà intesa come responsabilità. Ciò implica una “maggiore concentrazione dell’impegno sulla persona anzichè sul diritto e sulla necessità di una ipertrofia legislativa”. Ne discende una valorizzazione della tradizione non come limite, ma come sedimento di esperienza della quale tenere conto. Una sfida che si riflette su tutte le grandi questioni di questo tempo: dai temi della giustizia a quelli dell’economia, dalla scuola e l’università al ruolo della scienza.
E’ su questo terreno che la politica è chiamata a fare la sua parte e a farlo fino in fondo, operando per il bene comune. E’ su questo terreno che cattolici e laici, credenti e non credenti sono chiamati a un nuovo impegno. E’ da qui che il cammino di Norcia prosegue.
