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Maroni: "norme interpretative"

Passa il decreto per le regionali e arriva anche la firma di Napolitano

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Il Consiglio dei ministri approva il "decreto interpretativo" sulle liste elettorali verso le dieci di ieri sera, dopo una riunione durata più di due ore, e una lunga giornata di mediazioni tra il premier Berlusconi e il Presidente della Repubblica Napolitano. Il decreto vuole tutelare gli elettori, garantire che sia rispettato il diritto di voto (almeno quanto i formalismi burocratico-legislativi), ma senza "innovare" le procedure.

Durante una conferenza stampa alla fine del cdm, il ministro degli interni Maroni ha spiegato che quelle approvate dal governo sono "norme interpretative", che non modificano la legge elettorale, né le procedure elettorali in corso. Secondo Maroni, il decreto non prevede "nessuna riapertura dei termini". "Mettiamo a disposizione della magistratura amministrativa uno strumento per l'interpretazione della legge - ha detto il ministro - Non è il governo che decide queste cose, l'unico organo che può decidere è il Tar".

Il Quirinale ha firmato il decreto interpretativo, dopo aver verificato che il testo approvato dal governo corrispondeba alle caratteristiche di un provvedimento interpretativo della normativa vigente. Chi si trova all'interno degli uffici elettorali dei tribunali durante la presentazione delle liste, ed è in grado di dimostrarlo, dovrebbe avere il diritto di presentare la propria lista, senza che delle irregolarità formali possano invalidare la registrazione. Il decreto prevede anche che i non ammessi possano fare ricorso al Tar, ed è applicabile dalle prossime elezioni regionali. Ma non è ancora del tutto chiaro se questo basterà a riaprire la corsa per la Polverini nel Lazio e quella di Formigoni in Lombardia.

Il "Salva Liste" era quello che l'opposizione stava aspettando per salire compatta sulle barricate. Protesta tutto il Pd. Inizia D'Alema: "Il governo sia cauto nel prendere decisioni la cui gravità dal punto di vista dei normali rapporti in un Paese civile potrebbero essere veramente pesanti". Prosegue Bersani: "Usano il decreto interpretativo per arrivare comunque al risultato che gli serve per aggiustare il loro pasticcio; ma il trucco c'è e si vede, in alcuni casi fino al ridicolo".

Rispunta Veltroni: "il sistema delle preferenze è una aberrazione" e per quanto riguarda il voto per gli italiani all'estero "si è scoperto che c'è chi veniva eletto con i voti della 'Ndrangheta". Per la Bindi "il governo umilia la Costituzione", per Marino "il decreto è uno stravolgimento autoritario". Fino a quando arriva Di Pietro, evocando l'uso delle forze armate: "Non si tratta di interpretazione, ma di un palese abuso di potere che in uno Stato di diritto andrebbe bloccato con l'intervento delle forze armate al fine di fermare il dittatore". 

Berlusconi prima usa toni duri, con la sinistra al governo l'Italia diventerà uno "stato di polizia tributaria", poi ricalibra il tiro, "Noi siamo quelli che fanno. Loro quelli che criticano. Noi abbiamo cambiato la politica italiana".

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