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Passa nella finanziaria il regalo anticipato a De Luca

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Questa notte alla Camera è stato approvato l’emendamento alla legge di bilancio, ribattezzato dalle opposizioni “norma De Luca”. Il governatore della Campania ha avuto il regalo di Natale prima di tutti. Per noi, quest’ennesima prova di forza del governo, vuol dire tre nuove ragioni per votare No al referendum del 4 dicembre. 

Nonostante la guerra delle opposizioni in Commissione, il premio di maggioranza di cui può godere il Pd alla Camera ha reso vana ogni lotta. Il che la dice lunghissima sulla legge elettorale: la vittoria del ‘sì’ blinderebbe il premio di maggioranza e, quindi, qualsiasi schifezza voglia fare il governo, avrà la strada spianata. La vittoria del referendum indurrebbe Renzi a regalare sulla legge elettorale qualche contentino a destra e a manca – come il ballottaggio, chissà, o l’elezione dei senatori – ma scordiamoci che voglia mettere  mano al premio di maggioranza. 

Solo la vittoria del ‘No’ costringerebbe a cambiare in questo senso la legge elettorale. Con la riformulazione degli emendamenti alla manovra, da parte del relatore del Partito Democratico Mauro Guerra, torna per i presidenti della Regione la possibilità di ricoprire anche il ruolo di commissario straordinario alla Sanità. Quello che è stato approvato ieri notte, tradotto in parole poverissime, ci dice che il partito che ha prodotto la voragine, sarà lo stesso che avrà la gestione del piano di rientro. C’è qualcosa che stona in questo ragionamento! Il Pd ha tenuto per vent’anni le mani sulla Campania, e non ci vengano a dire che è stata certo la brevissima parentesi Caldoro ad aver gettato la regione nel buco nero del deficit. 

La questione riguarda, soprattutto, la possibilità di dare i soldi alla Sanità privata. E quindi istituzionalizzare il metodo De Luca: le clientele.  “Evviva i cattivi amministratori”, gridano, insomma, i piddini. Noi ci domandiamo: ma a cosa serve la modifica del Titolo V, tutta questa enfasi sulla sanità malgestita dalle regioni che deve tornare in capo al governo centrale, se poi viene premiato, affidandogli i piani di rientro dal deficit, lo stesso presidente di regione che il debito lo ha creato?

Inoltre, i soldi che verranno distribuiti rappresentano una grande illusione per i cittadini vessati. Non saranno mica loro i beneficiari. Non serviranno in alcun modo allo sviluppo della povera Campania. Non c’è nessun piano di crescita del meridione in ballo. Quei soldi serviranno solo a coprire i buchi e a consolidare i rapporti privilegiati con la sanità privata, che garantisce voti (e chissà, magari qualche mazzetta?). Un po’ di clientele e un po’ di toppe, e il gioco è fatto: sanità privata, buchi in regione, buchi di bilancio, incarichi specifici da affidare … Quei soldi serviranno al consenso di De Luca e dei sindaci "che sanno fare le clientele come cristo comanda", secondo le parole dello stesso presidente della Campania. 

Che vi piaccia o no il capo del governo, che ve ne importa, prendere i soldi e portare gli elettori a votare sì è il modo per essere rieletti: ce lo ha spiegato bene il governatore. La norma approvata consente di cacciare le cosiddette “teste di sedano”, come le ha chiamate lui, cioè i commissari esterni nominati dalla Lorenzin. E  consente a De Luca di riprendersi l’amministrazione della Sanità, nonostante sia commissariata.

Intanto in sua difesa arriva direttamente il premier: “Ha detto una frase sbagliata su Bindi, ma vogliamo parlare di merito o votare su una frase di De Luca. Il rapporto tra De Luca e i sindaci della Campania lo dobbiamo giudicare sulle denunce di Di Maio o Scotto? I cittadini campani non votano sulle parole e vogliono continuare a pagare le utenze con i fondi del gruppo del Senato”. Quando avremo capito il senso di queste parole, vi faremo sapere. Per adesso non resta che metterci nelle mani della Bindi. 

 

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