Passaggio a Onna, il paese fantasma
07 Maggio 2009
Ad Onna, il paesino abruzzese più colpito dal terremoto del 6 aprile scorso, si respira un’aria mesta. E’ un’esistenza precaria in cui prevalgono i ricordi di una vita che non ci sarà più e che ora, sbattuta ogni giorno davanti agli occhi degli sfollati, non lascia spazio a sorrisi, se non quelli rimasti nascosti nelle pieghe delle rovine.
Lo sguardo basso e il gesto di uno sfollato con cui siamo riusciti a scambiare qualche parola, che si tiene le mani occupate, ci hanno colpito più di mille parole. L’uomo racconta d’aver perso completamente la casa e, confidandosi davanti alle nostre telecamere, spiega che ciò che gli manca di più sono le piccole cose, le abitudini di sempre, quei gesti quotidiani che da un mese sono totalmente cambiati e che, probabilmente, non torneranno più.
Anche qui, come a L’Aquila, è forte la presenza di suore operose, vicine alla gente. Un biliardino, unico elemento superstite di un oratorio, sembra dare una speranza, smorzata subito quando ci si accorge che è abbandonato in un angolo della mensa, senza bambini intorno.
Chi sembra aver risentito meno dello stravolgimento sono gli animali che, liberi di girare per il paese e di entrare nei palazzi, danno la sensazione che, malgrado tutto, qualcosa si muove ancora. A volte la natura può anche essere il simbolo di una nuova rinascita che parte dai valori e dalle tradizioni di una volta. I migliori amici dell’uomo e qualche gallina che vaga in mezzo alle macerie strappano un sorriso, seppure amaro, e riportano alla memoria la vita di una volta, quella che un giorno forse tornerà.
I volontari della Protezione Civile lavorano a mani nude, vivendo alla giornata come fa anche la popolazione che viene aiutata da questi uomini e donne. Li abbiamo trovati mentre preparavano la colazione per tutti gli sfollati e, facendo finta di essere barman professionisti, cercavano di regalare un po’ di normalità. Rimane, andando via da qui, un sapore amaro in bocca. Una sensazione d’impotenza che difficilmente verrà cancellata in poco tempo e un ricordo scolpito nella memoria, quello del viso di una signora che, quasi vergognandosi, ci sussurra un “manca tutto”.
