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Passaggio di consegne

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Il convegno che i Ds hanno organizzato qualche giorno fa sui temi della difesa, alla presenza del Ministro e dell'intero Stato Maggiore italiano, non è stato, ci sembra, preso nella giusta considerazione.

A noi è sembrato qualcosa di inequivocabile: un solenne passaggio di consegne. Marco Minniti, che vuole accreditarsi come ministro della Difesa in pectore, ha compiuto un vero capolavoro. Ammiragli, generali, capi di stato maggiore di tutte le armi, direttori dei servizi, hanno tutti piegato il ginocchio in deferente ascolto del nuovo che avanza. Sarebbe troppo lungo riportare qui l'elenco dei partecipanti in divisa e stellette ma basti dire che non mancava nessuno.

A quanto ci risulta i vertici militari hanno fatto a gara per partecipare, sull'onda di un fatto molto semplice e, ci pare, piuttosto grave: ad aprire la strada era stato il loro ministro, Antonio Martino.

Mentre risulta spiegabile che i generali accorrano lì dove aleggia il nuovo potere, non riusciamo invece a capire perché il ministro abbia accettato di partecipare ad un convegno apertamente inserito nel percorso per il programma di governo dell'Unione, al cospetto trionfante del suo potenziale successore.

C'è poi una questione di sostanza. Fa una certa impressione che il fior fiore delle nostre forze armate si ammassi ad un convegno che, dichiarando il suo intento, ha questo sottotitolo: "Per la pace, sempre". Sempre, dunque senza se e senza ma, senza eccezioni, neppure per il Kosovo dalemiano, o per l'Afghanistan, per non parlare dell'Iraq.

La pace è una cosa seria e che teniamo in gran conto, ma sappiamo che per mantenerla può essere necessario, oltre ai convegni, anche l'uso della forza. Le Forze armate ci stanno per questo.

Se è non così, non capiamo il titolo del convegno: "Le nuove sfide della Difesa italiana". Messa in questo modo, di sfida ne resta una sola: chiudere bottega.

 

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