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Benedetta Roma

Passano gli anni, cambiano le giunte ma Roma resta sporca e degradata

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Purtroppo dobbiamo tornare a parlare del degrado urbano, dolente nota dell’amministrazione capitolina. Passano gli anni, cambiano le giunte, ma manutenzione, decoro e pulizia rimangono parole vuote, inconciliabili con Roma.
Qui peraltro non siamo nell’estremo lembo dimenticato della periferia, ma di fronte al nostro Ministero degli Esteri. Questa strada dovrebbe svolgere la funzione di viale di accoglienza delle delegazioni straniere.

 

Nella prima immagine, scattata dall’ottimo Andrea Jemolo e pubblicata in un libro celebrativo sulla “nuova” architettura a Roma, il viale esprime il meglio di sé. E’ ritratto con fedele attinenza alla sua originaria destinazione d’uso.

Qualcuno ricorderà che la segnalammo già due anni fa nell’inchiesta sulla “riqualificazione” attuata dal Modello Roma veltroniano. Pur consci di correre il rischio di ripeterci, non possiamo evitare di ribadire alcune considerazioni. Lasciando stare la qualità estetica dell’intervento (gli elefantiaci lampioni sono di rara bruttezza), ciò che ancora oggi intristisce e indigna è la gestione dello spazio. Regnano sovrani incuria e vandalismo e col passare del tempo, non solo la situazione non migliora, ma tende a degenerare.

Guardate queste due foto: è lo stesso lampione a distanza di due anni. Le scritte, come si potrà facilmente riscontrare da quelle bianche in basso, sono rimaste le stesse. Nessuno ha osato intaccare la splendida opera realizzata da qualche writer in libera uscita. Nel frattempo, i vetri in basso del mirabile monumento lucifero hanno ricevuto le attenzioni di qualche bravo ragazzo, che armato di buona volontà ha pensato bene di ingannare la noia rompendone un paio. L’unica “ingerenza” dell’amministrazione comunale è stata ripulire la scritta “Italia caput mundi”, risalente evidentemente ai festeggiamenti per la vittoria nei mondiali di calcio del 2006.

 

Per apprezzare fino in fondo la “qualità” dell’intervento compiuto dall’ignoto “artista” si deve attendere il far della sera, quando il lampione inizia ad assolvere alla sua precipua funzione. Ecco comparire per contrasto gli ammirevoli tratti lasciati dallo spray. Eh sì, indubbiamente valeva la pena lasciarli lì per anni e anni, tale è bellezza che ci si para davanti. Si nota anche una rassicurante scritta: “vi ammazzo”, cristallina testimonianza della luminosa intelligenza di chi l’ha tracciata. Inoltre, d’improvviso diventa chiaro il ruolo che il luogo svolge nella vita cittadina. Non è, come originariamente si era pensato e voluto con ingenti investimenti, il viale di rappresentanza per l’accesso al dicastero della nostra diplomazia, ma bensì si è trasformato in uno stradone, che accoglie un abbacinante chiosco di hot dog e porchetta, lungo il quale si può comodamente parcheggiare e scambiare amabilmente quattro chiacchiere, mentre si mangia e si sorseggia una birra.

 

Abbiamo preso in considerazione questo posto ma potevamo citarne decine d’altri, purtroppo sempre di degrado avremmo parlato. Insomma, purtroppo la totale inadempienza dell’amministrazione comunale nella manutenzione delle strade non è cambiata. La sensazione, nonostante le buone intenzioni e i proclami pubblici, è che il Sindaco Alemanno e la sua Giunta finora non siano stati in grado di invertire la rotta. Per cambiare passo e portare l’amministrazione del decoro urbano ad un livello degno di una capitale europea, ci vorrebbero interventi ben più incisivi di quelli compiuti fino ad oggi. Avevamo promesso che avremmo chiamato l’attuale amministrazione a rispondere delle proprie responsabilità. Ebbene abbiamo iniziato a farlo, e continueremo.

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3 COMMENTS

  1. Di buone intenzioni è
    Di buone intenzioni è lastricata la via dell’inferno.Meglio valutare i fatti e parlare di amministratori incapaci.Ieri Veltroni,oggi Alemanno.

  2. Parlare di decoro urbano a
    Parlare di decoro urbano a Roma è un ossimoro. Altresì, bisogna dire che già di per sé il Palazzo della Farnesina è davvero un obrobrio degno di una città dell’ex Unione Sovietica. E poi, quei lucernai che brutti.

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