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Patto Cosa Nostra-Camorra per rifornire di cocaina la “Palermo-bene”. 16 arresti

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Un vasta operazione antidroga è stata portata a termine alle prime luci dell’alba di questa mattina dalla polizia di Palermo che ha eseguito 16 misure di custodia cautelare. L’inchiesta, coordinata dai sostituti procuratori Maurizio Agnello e Amelia, ha permesso di ricostruire il percorso della droga che arrivava nel capoluogo siciliano, frutto di un patto tra Cosa Nostra e Camorra.

Le indagini della squadra mobile diretta da Rodolfo Ruperti hanno registrato in diretta i viaggi verso Napoli di due trafficanti legati al clan di Porta Nuova e gli incontri con alcuni esponenti del clan Di Lauro. Il patto, infatti, era finalizzato a soddisfare una domanda piuttosto alta di cocaina. Non a caso le indagini hanno permesso di individuare una clientela esigente e, in un certo senso, insospettabile.

Avvocati, politici, giornalisti, un poliziotto già destituito dal servizio. Questi i profili della “Palermo-bene” che chiedevano costantemente di essere riforniti. Fra i più assidui assuntori di cocaina, una giovane, che chiamava con un telefonino intestato alla Corte dei Conti, un’altra consumatrice usava il suo cellulare di servizio, intestato all’assessorato regionale alla Sanità, così come un altro cliente che faceva ordini con un telefonino risultato intestato alla Regione Siciliana.

"L'indagine dimostra la vitalità dell'organizzazione mafiosa - dice il questore Guido Longo - la droga costituisce uno degli affari principali per Cosa nostra. Abbiamo registrato contatti anche con la 'Ndrangheta per le forniture di cocaina, la domanda di sostanza stupefacente a Palermo era davvero alta. Bisogna fare un lavoro importante soprattutto con i giovani, la cocaina crea assuefazione e compromette il futuro".

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