“Pd decida senza pregiudizi o potrebbe pagarla cara”

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“Pd decida senza pregiudizi o potrebbe pagarla cara”

“Pd decida senza pregiudizi o potrebbe pagarla cara”

09 Settembre 2013

«Il barometro? Diciamo che è stabile ormai da alcuni giorni. E questo è già un segnale».

La crisi di governo sembra più lontana?

«Al netto di un comprensibile elemento umano, che deriva dal sentirsi colpito da una sentenza ingiusta, negli ultimi mesi Silvio Berlusconi ha dato prova di quanto tiene agli interessi del Paese, di quanto consideri prioritario il bene degli italiani. Detto questo…».

Detto questo?

«Chiunque affrontasse il lavoro in Giunta come se fosse una resa dei conti, e provocasse per questo difficoltà insostenibili al governo, la pagherebbe cara. Gli italiani non sono stupidi e sanno giudicare. Rompere la stabilità dell’esecutivo, rinunciando tra l’altro a sfruttare i segnali della ripresa economica, si rivelerebbe una scelta disastrosa non solo politicamente. Ma anche elettoralmente».

Gaetano Quagliariello, classe ’60, ministro delle Riforme costituzionali, lancia un appello in vista della prima riunione della Giunta del Senato che deciderà della decadenza di Berlusconi. L’ennesimo appello al Pd perché accantoni «i pregiudizi»?

«Guardi, è proprio anche degli uomini onesti, come diceva Gaetano Salvemini, avere pregiudizi. Ed è normale che anche gli esponenti del Pd ne abbiano dopo vent’anni di bipolarismo rusticano. Sarebbe da ipocriti pensare il contrario. lo chiedo a loro, a tutti i membri della giunta del Senato, di essere disposti a superarli, ascoltando con onestà intellettuale la relazione di Andrea Augello, che è un relatore super partes. Proprio sul Corriere, tra l’altro, Augello ha annunciato delle novità. Ed è un fatto che insigni giuristi, non certo ascrivibili al centrodestra, considerino prioritaria una verifica presso la Consulta della legge Severino. E che ritengono che questa legge generi dei problemi di diritto costituzionale e comunitario».

Si appella alla Giunta perché prenda tempo, ministro?

«Mi appello perché sia intellettualmente onesta. E perché faccia le verifiche necessarie sull’applicazione della legge Severino nei confronti di Berlusconi. Come avrebbe fatto per qualsiasi altro senatore».

E se si arrivasse alla rottura?

«Vede, in pochi mesi sono successe due cose. La prima è che una forza antisistema come il Movimento Cinquestelle è stata in Italia la più votata alla Camera. La seconda è che il sistema politico ha rischiato l’implosione in occasione dell’elezione del capo dello Stato. Questa situazione precaria non è affatto superata. E di fronte a un quadro come questo, in altri momenti qualcuno avrebbe invocato la ragion di Stato. Io, più semplicemente, dico che Pdl e Pd devono avere adesso una speciale responsabilità nell’evitare una crisi di sistema. Altrimenti gli italiani cela farebbero pagare».

Ci sarebbe la strada del Letta bis. O no?

«lo di governi conosco solo il Letta uno. E le ragioni per cui questo governo è nato sono ancora in piedi».

Anche per il Pdl?

«Soprattutto per il Pdl. Anche a prescindere dall’Imu, molti dei provvedimenti approvati dall’esecutivo, dalla casa al fisco passando per infrastrutture e sanità, stavano nel nostro programma. Non a caso, chi vuol colpire Letta da sinistra dice che questo è un governo a trazione Pdl».

Un mese fa, in un’intervista al «Corriere», lei denunciò l’esistenza di un piano con cui i falchi provarono a far cadere il governo. Sono stati sconfitti?

«Oggi mi sembra che si stia conquistando una nuova unità».

Prospettive?

«Partendo dal caso Berlusconi, e andando oltre, penso che sia arrivata l’ora di lanciare tutti insieme una grande sfida sullo stato di diritto. E che si debbano presentare in fretta le prime leggi tratte dalle proposte sulla giustizia della prima commissione (non i «saggi», ndr) istituita da Napolitano. Da quelle sui limiti alla giurisprudenza creativa alla riforma delle intercettazioni telefoniche, passando per nuove norme sui limiti della carcerazione preventiva. Tra l’altro, servirebbe una fondazione internazionale che si occupi di questi temi. Sono temi su cui si misura il grado di civiltà di un Paese e la forza della sua democrazia».

(Tratto da Corriere della Sera)