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Sprecopoli

PD, dentro il “sistema” Abruzzo Engineering

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Per capire il sistema Abruzzo Engineering bisogna partire da Collabora, l’azienda che nel 2002 sotto gli auspici dell’allora governatore della Regione Abruzzo Giovanni Pace prende una grossa commessa assumendo 98 Lavoratori Socialmente Utili. Gli LSU provenivano in prevalenza dalla Protezione Civile e avrebbero dovuto occuparsi di “monitoraggio speditivo itinerante” dei beni monumentali e paesaggistici del Parco del Gran Sasso. Contratti rinnovati periodicamente, lavoratori che transitano nelle amministrazioni pubbliche in cerca di un’opportunità.

Nel 2002, Collabora vince il ricorso al Tar contro la SMA Abruzzo del discusso Enrico Intini e partono i primi progetti. “Mi occupavo dei monitoraggi, facevamo valutazioni sui beni culturali, sulla presenza dell’amianto, sulla sostenibilità di infrastrutture come i ponti”, ci racconta D.A., uno degli LSU oggi in cassa integrazione. “Di 14 progetti che la società aveva in cantiere per crescere, da quello che so, forse ne sono stati realizzati solo 5 o 6, perché i costi delle assunzioni intanto erano lievitati. Alla fine dei cinque anni del progetto l’organico si era raddoppiato”. Nel 2011 il vertice dell’azienda sarà rinviato a giudizio per truffa e falso in bilancio nella vicenda che riguarda proprio la cessione di Collabora alla provincia dell’Aquila.

Nel 2007 entra in scena il nuovo governatore dell'Abruzzo, il democratico Ottaviano del Turco, che dalle ceneri di Collabora fa risorgere la fenice Abruzzo Engineering (AE), destinata a diventare il fiore all’occhiello della Regione. Il Pd si è dato una missione, colmare il “digital divide”. Del Turco, che ha come partner la Selex di Finmeccanica e il vecchio management di Collabora, fa scattare la formazione professionale per trasformare gli LSU in esperti di banda larga, non fa niente se alcuni di loro sanno sì e no come si maneggia un cellulare. Abruzzo Engineering continua ad assumere: “Se tutto sommato ai tempi di Collabora le assunzioni venivano tenute sotto controllo, dal 2007, con Abruzzo Engineering, esplodono”, dice D.A. Quell’anno la Regione è governata da Del Turco, che si è insediato nel 2005, alla Provincia dell’Aquila c’è Stefania Pezzopane, Massimo Cialente diventa sindaco della città. Il Pd è a tutti i livelli forza di governo.

L’edizione abruzzese del quotidiano il Tempo titola “Caccia agli assunti”, raccontando che l’UGL ha chiesto chiarimenti alla presidente della Provincia dell’Aquila, Pezzopane, sui criteri con cui sono state inserite 60 nuove risorse in organico. Sul giornale spuntano dei nomi: Irene Barbi, Fabio Ranieri, Enrico Verini. Barbi, ex agente di commercio, commercialista, superskillata (master, laurea in economia in commercio), scrive di se stessa sul web che arriva dai ranghi dell’amministrazione pubblica ed è stata assunta a tempo indeterminato da Abruzzo Engineering, dove si occupa di comunicazione e relazioni esterne. Secondo l’articolo del Tempo, Barbi uscirebbe “dallo staff della segreteria di Barbara Pezzopane”. Nel 2006 avreste potuto incontrare le due donne insieme mente accoglievano con tutti gli onori un poeta palestinese membro del Comitato Esecutivo dell’OLP in Abruzzo (“Israele ha paura della pace”, secondo il poeta), ma in realtà Barbi appartiene a una sinistra più movimentista della Pezzopane. Quando finisce in cassa integrazione con gli altri dipendenti di AE, si presenta alle comunali del 2012 con la lista “Appello per l’Aquila” ma non viene eletta.

Fabio Ranieri, ex Cda di Collabora S.p.a., è stato uno dei consiglieri comunali del Pd all’Aquila e segretario provinciale del partito. Finisce sotto la lente d’ingrandimento della procura nella indagine sulla compravendita di Collabora (l’accusa lo ricordiamo è di aver truffato la Regione al momento della acquisizione dell’azienda), ma si difende spiegando di non aver ricevuto un avviso di garanzia e nel 2011 viene prosciolto dalle accuse. L’anno scorso alle comunali non è stato rieletto. “Me lo ricordo, Ranieri”, è sempre D.A. a parlare, “è venuto qualche volta ai corsi di formazione che facevamo all’Aquila ma non credo partecipasse come studente”.

Ce l’ha fatta Enrico Verini che alle ultime comunali è diventato consigliere all’Aquila con Fli. All’epoca dell’articolo del Tempo, veniva dato in quota Margherita: è figlio del più celebre parlamentare Antonio, un pezzo della storia democristiana abruzzese poi confluita nel partito di Rutelli. Verini Jr. ricopriva un ruolo di quadro in Abruzzo Engineering occupandosi dei rapporti istituzionali dell’azienda. “Dicono che Verini a un certo punto abbia preso l’aspettativa ma non lo so con certezza,” sottolinea D.A., “non so se dopo la liquidazione dell’azienda sia stato pagato ancora. Io a casa ci sono rimasto molto prima di lui. Insisto, se c’è qualcuno che ha continuato a lavorare con AE grazie alle proroghe sono stati proprio quelli che guadagnavano di più”.

Con il passare del tempo si assiste anche a una polarizzazione dell’organigramma di AE, da una parte gli LSU che vengono utilizzati per mansioni a volte inappropriate (“Ero il responsabile di 2 centraline pop della Rete, i famosi ‘nodi’ delle cerchie della banda larga, dovevo spegnere e accendere dei pulsanti e mi chiedevano di fare le pulizie negli impianti!”), e un gruppetto di quadri e dirigenti, contratti in prevalenza a tempo indeterminato, che si preparano a scendere in politica o hanno già ricoperto incarichi pubblici. Gli LSU non vedono di buon occhio questa “elite di dipendenti che non aveva competenze prettamente tecniche, voglio dire, non erano ingegneri o architetti… Potrei raccontarle parecchi aneddoti su quelle esperienze formative. Mi ricordo che in uno dei corsi tra i docenti c’era il marito di una dipendente AE”. Non sarà una tragedia, ma l’indicazione di un trend quello sì.

Sul web si possono trovare molte dichiarazioni di sindacalisti che protestano contro il management accusato di aver chiesto sacrifici senza decurtarsi stipendi e benefit. “Chiodi ha fatto bene a dire quello che pensava su Abruzzo Engineering, la nostra Regione non ha bisogno di carrozzoni che succhiano denaro pubblico,” conclude D.A. “Ma nonostante tutto vorrei chiedere al Presidente di non mostrarsi completamente indifferente al nostro destino. Non credo che Chiodi sia riuscito a cogliere fino in fondo la differenza tra i privilegiati e le persone come me”.

“Non ero tra gli assunti provenienti dalle segreterie dei partiti o dal sindacato. Venivo dalle liste di collocamento, avevo maturato la mia anzianità. Sono stato chiamato per fare dei lavori socialmente utili e invece mi hanno messo a fare tutt’altro, ora mi ritrovo in cassa integrazione”. C’è amarezza ma anche un filo di speranza, “Ho una patente europea del computer. Vorrei tornare a fare quello che so fare, svolgere il compito per cui sono stato assunto. Penso ai progetti di informatizzazione e digitalizzazione dei documenti pubblici che sarebbero utilissimi”.

Tiriamo le somme sulla vicenda AE. Chiediamoci se e perché dal 2007 ci sia stata una progressione delle assunzioni quando il knowledgement dell'azienda con il passare del tempo si mostrava parzialmente inappropriato all'obiettivo della banda larga. Come si è potuto perseverare nella creazione di un driver dell’alta tecnologia senza essersi prima assicurati di avere risorse e competenze sufficienti a superare l'esame dell'Europa, che difatti ha bocciato AE sulla rendicontazione. 

Nel sistema Engineering, la commistione tra politica e impresa alla fine ha prodotto cassa integrazione. Si è gestito con sapienza il consenso ma il risultato è moralmente discutibile oltre che dannoso per le tasche dei contribuenti. Il centrosinistra abruzzese del passato si è sfasciato inseguendo un ideale statolatrico di modernizzazione dei servizi, oggi si presenta nuovamente alle elezioni come la forza del rinnovamento, ma i volti di quel progresso sono già noti.

[in data 11 febbraio 2011, abbiamo ricevuto da L'Aquila Blog, che aveva ripubblicato questo articolo, una email della dott.ssa Simona Fasciani, che riportiamo di seguito come rettifica ai sensi della Legge 416/1981: "Un bravo giornalista dovrebbe verificare la veridicità delle sue fonti. Da dipendente di Abruzzo Engineering non mi sento di dover difendere la professionalità mia e dei miei colleghi visto che può Lei stesso sig. santoro verificarla recandosi presso il Comune e la Provincia, dove noi a differenza della sua fonte svolgiamo in modo egregio il nostro lavoro. Le faccio però delle precisazioni doverose, prima di procedere alla querela nelle opportune sedi della sua fonte: A. Dovrebbe essere un merito se il Pd cercasse di salvare il posto a 180 persone, che si recano per poco più di mille euro a lavoro tutti i giorni alzandosi alle 5 e raggiungendo L’aquila da ogni parte della regione. Ma non è il PD a tutelare Abruzzo Engineering ma come in tutte le vertenze ci sono i sindacati!!! B. La sua fonte percepisce da 3 anni la cassintegrazione, gravando sullo Stato, perché a differenza di noi altri non vuole tornare a lavoro ma preferisce stare a casa a scrivere sciocchezze e fare video, la invito a fare un giro su youtube. Perché non si licenzia? La sua fonte, forse unico caso in Italia, ha perso la causa da lui intentata presso il giudice del lavoro dell’Aquila e la invito a leggere la motivazione della sentenza e a farsi un’idea della volontà di questo soggetto di non lavorare e zavorrare sullo Stato!!! Abbiamo fatto un corso presso l’Università di L’Aquila per svolgere al meglio le ns prestazione per il settore Ricostruzione ma la sua fonte e scappata e non ha svolto l’esame finale perché non ha capito che nel mondo del lavoro si devono migliorare le proprio capacità e conoscenze, e non si può svolgere lo stesso lavoro a vita!!! Dopo aver verificato quanto sopra la invito a porgere le doverose scuse a Noi lavoratori di Abruzzo Engineering ed in e a verificare le ultime dichiarazioni anche del Presidente Chiodi, anche sul Sole 24 ore,sul bilancio positivo della società negli ultimi anni grazie al nostro lavoro. Altrimenti per diffamazione si procederà a querelare anche la sua persona. Buon lavoro. Simona Fasciani". Come autore dell'articolo, non ho alcuna difficoltà a scusarmi con la dott.ssa Fasciani e con i lavoratori di AE di cui lei si è fatta portavoce. La difesa del lavoro per me è un valore, anzi, il valore, e auguro loro tutto il bene possibile. Proprio per preservare al massimo l'immagine della dott.ssa Fasciani, dunque, le chiedo se è disponibile a fissare un'intervista sul rilancio e i punti di forza della società, come da lei sottolineato in precedenza. Mi limito solo a osservare che forse ci si sarebbe potuti confrontare più liberamente (e pacatamente) sui temi in oggetto. Giornalisticamente, non ho alcun problema a riportare altre fonti, è il mio mestiere. Va anche sottolineato che questo articolo e il precedente non riguardavano tanto le attività di AE nel settore della Ricostruzione, quanto la mission originaria della società, ovvero sia lo sviluppo della banda larga in Abruzzo come prospettato nel 2007 e i risultati ottenuti. Anche di questo si potrebbe parlare insieme, per esempio esplorando l'interessante materia della programmazione europea per Europa 2020, che prevede un proseguimento della progettazione relativa alla banda larga e al potenziamento delle reti informatiche. Ripeto, l'articolo voleva esplorare i rapporti fra politica e impresa pubblica, non mettere in discussione i diritti o la professionalità dei lavoratori. A presto e buon lavoro].

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1 COMMENT

  1. Diffamazione
    (…) La sua fonte percepisce da 3 anni la cassintegrazione, gravando sullo Stato, perché a differenza di noi altri non vuole tornare a lavoro ma preferisce stare a casa a scrivere sciocchezze e fare video, la invito a fare un giro su youtube. Perché non si licenzia? La sua fonte, forse unico caso in Italia, ha perso la causa da lui intentata presso il giudice del lavoro dell’Aquila e la invito a leggere la motivazione della sentenza e a farsi un’idea della volontà di questo soggetto di non lavorare e zavorrare sullo Stato!!! Abbiamo fatto un corso presso l’Università di L’Aquila per svolgere al meglio le ns prestazione per il settore Ricostruzione ma la sua fonte e scappata e non ha svolto l’esame finale perché non ha capito che nel mondo del lavoro si devono migliorare le proprio capacità e conoscenze, e non si può svolgere lo stesso lavoro a vita (…)

    Come si fa a sapere che un dipendente non vuole tornare a lavoro? Lo ha dichiarato egli stesso o è una battuta?
    Non credo sia vietato fare video o scrivere anche le sciocchezze.
    Le motivazioni delle sentenze non servono per farsi un’idea e non definiscono la volontà altrui. Né presuppongono una attitudine incline a “zavorrare” sullo Stato.
    Se la fonte è “scappata” dal corso presso l’università e non ha svolto l’esame, tale affermazione bisogna dimostrarla, altrimenti si incorre nella diffamazione a mezzo stampa. Il lavoratore, per esempio, potrebbe avere dovuto lasciare il corso per un malore.

    Chi ha scritto, pare bene informata. Faccia il nome del dipendente assumendosi le proprie responsabilità sulle affermazioni che riguardano altre persone.

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