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Pd, dopo D’Alema arriva la replica di Orfini

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Su un eventuale intesa tra Valeria Valente e Antonio Bassolino, De Magistris sottolinea: "Da quel mondo mi aspetto di tutto. Ma non mi interessa, rispetto tutti i miei avversari. Porteremo avanti il nostro programma per governare e cambiare Napoli con le mani pulite''.

 

Per poi aggiungere sulle pagine di Repubblica, a proposito di un patto con i Cinquestelle: "Su tante questioni tra noi c'è sintonia politica dall'acqua pubblica che abbiamo già realizzato, all'opposizione agli inceneritori fino alle critiche al governo Renzi. Loro però hanno escluso un'alleanza di tipo politico e non mi permetto di sindacare su questo. Ciò nonostante, quando si guarda ai contenuti, si capisce che questa amministrazione non è avversaria di quel mondo ''. 

 

A Napoli insomma il clima resta tesissimo. Bassolino non intende in alcun modo archiviare la storia delle primarie 'comprate'. E ospite della trasmissione Virus, su Rai2, nel ribadire le intenzioni di non fermarsi, lancia una sfida: "Sabato faccio una grande assemblea in un teatro napoletano. E intendo proseguire con i cittadini napoletani un percorso. Io non escludo di candidarmi, e non per fare dispetto a qualcuno. Io voglio ragionare con i napoletani su come non disperdere un patrimonio e come sconfiggere De Magistris".

 

Passando da una trasmissione all'altra, chiarisce in toto il suo punto di vista. Per esempio, a Otto e mezzo, ospite di Lilli Gruber, dice: "Valente era davanti a una scelta, tra il porsi come donna di corrente dei Giovani Turchi, anche a volte con cose sbagliate (il riferimento è alla presenza a Napoli, per due volte, del ministro Andrea Orlando al suo fianco, ndr), o se essere donna della città e, in questa veste, cercare insieme una soluzione per andare oltre De Magistris". Si lancia poi in uno spot pubblicitario: "La mia opinione è che con Valente il Pd non ce la fa e non arriva al ballottaggio. Con me, invece, penso si possa fare una bella battaglia in salita, un bel confronto di fronte alla città. Pensavo, e penso, di potercela fare". 

 

La Gruber gli domanda, allora, se oggi ha il rimorso di aver votato Renzi. "No, già dieci anni prima io sono stato del partito dell'Ulivo. Quello che è singolare è che tra i quattro candidati a Napoli erano tutti contro Renzi. Valente votò Cuperlo. Per quanto mi riguarda io non mi considero renziano. Sono stato ingraiano questo sì". La giornalista poi gli domanda cosa voterà al referendum per le riforme. "Voterò a favore. Ma porto avanti la mia battaglia contro il possibile nuovo suicidio del Pd". L'ultima domanda è sempre riferita a Renzi e al suo ruolo anche di segretario del Pd. "Fa due cose assieme non c'è incompatibilità, ma penso che sia il lavoro del governo che quello al Nazareno debbano essere rafforzati". "Quello che succede in giro è il rapporto tra Renzi e un renzismo preoccupante".  

 

Nel clima da guerra interna al centrosinistra, interviene anche D'Alema attraverso un'intervista al Corriere della Sera. "Sta crescendo un enorme malessere nella sinistra del Pd che si traduce in astensionismo, disaffezione, nuove liste, nuovi gruppi. Si tratta di un problema politico e non di un complotto di D'Alema, che è impegnato in altre attività di carattere culturale e internazionale". E incalza: "Molti elettori ci stanno abbandonando. Compresi quelli che ci avevano votato alle Europee, nella speranza che Renzi avrebbe rinnovato la vecchia politica: ora vedono un gruppo di persone che ha preso il controllo del Paese, alleandosi con la vecchia classe politica della destra. Non so quanto resteranno in stato di abbandono. Nessuno può escludere che, alla fine, qualcuno riesca a trasformare questo malessere in un nuovo partito".  

 

E di Giachetti dice: "Giachetti si è fotografato su Internet mentre traina un risciò su cui è seduto Renzi. Ma questa non può essere l’immagine del sindaco di Roma, neanche per scherzo. Il quadro è estremamente preoccupante. C’è una crisi della democrazia. Una caduta di partecipazione e tensione politica, di fronte alla quale i partiti, compreso il Pd, non riescono a schierare personalità all’altezza»".

 

 "Sui temi politici che Massimo D’Alema  ha posto discuteremo in direzione il 21 marzo". Così replica, il presidente del Pd, Matteo Orfini, alle accuse lanciate dall'ex premier nei confronti dei vertici del partito, definiti "arroganti e faziosi" in seguito alle polemiche sulle primarie a Roma e a Napoli. "Leggo che D'Alema mi disconosce perché sarei arrogante, il che non torna", ha aggiunto Orfini.

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