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Pd, Franceschini-Orlando: Renzi non sarà candidato premier

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Una novantina tra deputati e senatori hanno partecipato ieri sera alla Camera, a quanto si apprende, alla riuniome di Areadem, l'area del Pd che fa a capo a Dario Franceschini. Il ministro è tornato a ribadire il motivo della sua proposta sul premio alla coalizione da introdurre nella legge elettorale, spiegando che a quel punto, se un accordo si trovasse sulle modifiche, quest'ultima potrebbe anche essere l'ultimo atto della legislatura, aprendo all'ipotesi del voto anche a giugno.

Mancano pochi giorni dalla Direzione di lunedì, e la tensione interna al Pd sale. E per la prima volta, anche tra la maggioranza che finora ha sostenuto Renzi. E da quel lato del campo che arriva un avvertimento al segretario: non è affatto detto che anche se si va ad elezioni anticipate il candidato premier del Pd sia tu. Più o meno è questo il discorso.

Nella Montecitorio semideserta del dopocena da Dario Franceschini ad Andrea Orlando a Maurizio Martina a Gianni Cuperlo si è palesato un obiettivo comune: disinnescare quello che qualcuno definisce "il ricatto"di Renzi (premio di maggioranza alla coalizione, ma solo in cambio di elezioni a giugno) e far capire al segretario che, se non si piega a concordare la linea e ad ascoltare i desiderata anche altrui, la maggioranza interna si può ribaltare e nel Pd può nascere un'alternativa alla sua leadership. I segnali sembrano indirizzati a trovare nel ministro della Giustizia l'erede della segreteria.   Anche se secondo un sondaggio della Swg commissionato da Renzi rivela che il ministro della Giustizia se si facessero le primarie sarebbe al 18 per cento contro l'82 dell'ex premier per cento dei consensi.

 

 
 

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