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Forum Quagliariello-studenti-ricercatori a Il Fatto

Pdl, c’è qualcuno che ascolta ma è troppo tardi

Domani al Senato il voto definitivo sulla riforma dell’università già approvata alla Camera. Ripubblichiamo il Forum organizzato da “Il Fatto Quotidiano”  che ha messo a confronto le opinioni del vicepresidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello, il coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari Claudio Riccio, il portavoce del coordinamento universitario ‘Link’ e Massimiliano Tabusi, ricercatore della ‘Rete 29 aprile’.

Le motivazioni dell'incontro

PADELLARO: Abbiamo ritenuto di accettare questo confronto perché facciamo i giornalisti e ci interessano i fatti, e anche perché ci interessa tutto ciò che può aiutare un rapporto tra due parti che finora hanno dialogato pochissimo. Non abbiamo invece nessuna intenzione di dialogare con chi, come Gasparri, ha chiesto l'arresto preventivo degli studenti, per-che non è accettabile, è una palese violazione della Costituzione e un modo per soffiare sul fuoco. Dobbiamo lavorare per comprendere ognuno le ragioni degli altri. E con questo spirito, Bugne, ospitiamo questo confronto. Non si puo conservare tutto

QUAGLIARIELLO: Ho deciso di incontrare i ragazzi perché il mio atteggiamento è di grande disponibilità, ma anche di fermezza intellettuale: penso che nelle manifestazioni, il principio di legalità vada sempre rispettato. Approfitto dell'introduzione per dare altri elementi per non fare una discussione astratta: siamo in un contesto di crisi economica, inaugurato nel 2008. Finiamo il primo decennio del nuovo secolo con due crisi epocali: l’11 settembre del 2001 e questa. Nonostante ciò, l'università è in crisi da moltissimo tempo, almeno dagli anni '60. E questa crisi è planetaria. Gli atenei nel passato si fondavano su due principi: il primo è la separatezza, un mondo "a parte", con tempi interni non coincidenti con la società esterna. Nonostante ciò, portava il suo contributo. Il secondo è che l’università andava avanti per cooptazione. I concorsi erano una sovrastruttura ed era il modo di trasmissione del sapere all'interno di comunità scientifiche con le loro prerogative e il loro tasso di paternalismo. A contatto con il mondo moderno il “mito” della separatezza è venuto meno. Basta vedere oggi la sorte di un docente che fa fund raising, didattica, ricerca, etc. L'università è entrata in crisi per questi due motivi: la separatezza è diventata astrazione e non ci sono più atenei italiani nei primi 150 delle classifiche internazionali. La cooptazione è diventata privilegio. Un primo punto di contatto lo possiamo trovare, ma non è possibile conservare quello che c'e.

 

La cancellazione del diritto allo studio

RICCIO: Ha utilizzato la parola "paternalista". Buona parte del suo intervento trasudava paternalismo sia per quello che riguarda il movimento che per l’università. Rispetto alla mobilitazione di queste settimane, che deve essere fondata su analisi complessa e non semplificazioni, questo è uno dei rari momenti di "confronto”- non di dialogo - dall'avvio della riforma: il ministro Gelmini non ha mai risposto. In realtà dagli studenti sono venute tantissime proposte, vedi "Altra Riforma”, una proposta di legge alternativa che interviene sugli stessi temi della riforma Gelmini, per lo più ribaltandoli.

IL FATTO: Quali sono i punti?

RICCIO: La Gelmini interviene sulla governance, sul diritto allo studio e sulla ricerca. Non su molti altri punti e, nel merito si riducono le borse di studio e gli spazi di autonomia aumentando il potere dei "baroni". Noi vorremmo l'opposto. Primo un autogoverno democratico dell'università contro l'idea di autonomia stile "faccio quello che mi pare", con maggiore trasparenza dei bilanci, controllo delle deliberazioni, controllo a chi ha minor potere, quindi studenti e ricercatori. Strumenti di democrazia diretta. Sul diritto allo studio, chiediamo la ridefinizione del diritto tutto intero. Come si fa a sostenere che la riforma è positiva perché premia il merito quando invece ci sono specchietti per le allodole come il "fondo per il merito" che è un sistema di indebitamento come il "prestito d'onore" americano? Si sa che Obama prima di diventare presidente degli Stati Uniti doveva ancora estinguere il debito? Perché indebitare gli studenti, sapendo che il mercato del lavoro e sempre più precario?

 

I debiti sulle spalle degli studenti

QUAGLIARIELLO: Cominciamo dalle risorse: l'università partecipa della crisi del paese, non è un luogo astratto. In più è malata di sprechi inauditi: quella di Siena ha avuto 250 milioni di debiti.

RICCIO: Ma non li hanno fatti gli studenti...

QUAGLIARIELLO: No, ma l'università è stata fatta a favore dei professori e non degli studenti. Si pensi ai corsi di laurea con 15 iscritti, è o non è uno spreco?

RICCIO: Eppure quando vi diciamo che tagliate le borse di studio voi ci parlate di sprechi. Ma guarda caso i Rettori sostengono il governo e la riforma.

QUAGLIARIELLO: Il taglio è del 2008. Rispetto al 2008, nel 2009 e 2010 è stato recuperato. Vediamo il ddl sulla stabilità: l'incremento e stato di 800 milioni del Fondo di Finanziamento ordinario degli atenei. Poi ne sono stati stanziati 100 per i prestiti d'onore e le borse di studio. C'è stato un taglio lineare nel 2008, valevole per 2009, 2010 e 2011. Dopo, una parte del taglio è stata ripristinata. Per il resto gli sprechi che finora ci sono stati si cercherà di evitarli. Credo che voi dovreste chiedere che questi soldi siano spesi bene, non più secondo le logiche baronali. Dovreste chiedere, per esempio, che non ci siano sedi distaccate. II vero cambiamento è quello di fissare una concorrenza positiva tra atenei, la correzione di alcune distorsioni e un minimo di concorrenza all'interno dell'università. Ce ne sono alcune virtuose e altre no, perché metterle sullo stesso piano? Se un archeologo scaverà in Abruzzo, penserà di aver trovato “l'Atene” del XX secolo, perché ci sono quattro strutture per tre università. È possibile che non si mettano d’accordo e non si stringano in un patto federativo per fare ognuno una cosa bene e non tutti, in maniera mediocre, le stesse cose? Infine, c'è chi tira la carretta con stipendi modesti e chi non fa nulla: questa cosa si risolve con valutazione e concorrenza. Legando a queste lo sviluppo di carriera e la soddisfazione economica.

 

Chiarezza sui numeri

IL FATTO: II taglio sull'assestamento di bilancio di quest'anno era di 1076 milioni e il reintegro è di 800. Quindi ne mancano 276. Sugli sprechi: forse dovremmo tornare indietro a quando il ministro dell'Istruzione era La Moratti e avallò la creazione di 15 nuove università  telematiche contro le due della Francia e una della Spagna, creando una delle tante anomalie italiane. E sulle priorità: la Germania investe solo quest'anno 15 miliardi per università e ricerca, facendo una chiara scelta per lo sviluppo in tempo di crisi economica. Passiamo alla protesta dei ricercatori.

 

Baroni sempre più forti

TABUSI: La nostra è una protesta di indisponibilità a forme non previste per legge. II 45% dei corsi universitari negli ultimi anni sono tenuti dai ricercatori che non si sono mai tirati indietro. Ora, visto che questa legge ci porta a non insegnare, nella riforma scompaiono quelli a tempo indeterminato. Quindi, l'unica possibilità che ci lascia è quella di essere indisponibili e tornare a mansioni normali. Con i ricercatori non c'è stato alcun confronto. Il presidente della Repubblica ci rispose che avrebbe girato la nostra lettera al ministro ma da lei mai nessuna notizia. Gli sprechi c sono sicuramente. I ricercatori e gli studenti vogliono una riforma che massimizzi le potenzialità dell'università. La cosa che più ci colpisce è che noi concordiamo con le parole chiave della riforma, ma che questa non permette. Lotta alle baronie, ad esempio: il ddl dice che le chiamate dei professori saranno fatte in base a regolamento d'ateneo. E quindi basta che i professori più potenti si mettano d'accordo. L'apertura ai privati è già garantita oggi. Con risultati scarsi. Si dice che la riforma è contro i baroni ma i rettori hanno sempre detto di essere a favore. E voi mettete nelle mani di chi ha fatto gli sprechi e provocate disastri, tutto il potere. Le statistiche Ocse dicono che l'Italia ha uno dei più bassi rapporti tra docenti e studenti, 1 a 19. E tra i docenti sono conteggiati anche i ricercatori e i contrattisti che con la riforma andranno fuori gioco. Quando voi introducete i 3+2+3, otto anni di precariato, penalizzate l'ingresso dei giovani. Noi invece proponiamo il ruolo unico della docenza, che sarebbe davvero un colpo al baronato. Chi è più bravo guadagna di più e tutti sono tutelati.

QUAGLIARIELLO: In Germania e Gran Bretagna la cura dimagrante l'hanno fatta anni fa. L'Inghilterra era uscita da qualsiasi classifica di merito e grazie a quei tagli ha ripreso a scalare le classifiche mondiali.

IL FATTO: Questa idea che i tagli portino benessere è curiosa...

QUAGLIARIELLO: I ricercatori sono il vero punto. Quello che dice Tabusi, sull'opera di supplenza, è giusto. Le università devono essere valutate e, a seconda della valutazione, devono prendere i loro finanziamenti. In questa situazione le università dovrebbero avere l'interesse a prendere i migliori sul mercato. Se non lo fanno vengono penalizzate. Dipenderà da come vengono fatti i decreti attuativi.

TABUSI: Scusi ma perché i decreti non sono nel ddl?

QUAGLIARIELLO: Ma come hanno funzionato i concorsi finora? Sono stati poco di più che degli scatti di anzianità.

TABUSI: Cosa cambia con la riforma? Tutto il potere è in mano locale. E allora perché non il ruolo unico della docenza?

QUAGLIARIELLO: II ruolo unico mi sembra un errore. Chi entra nell'università deve entrare precario, perché fino a che non si mette alla prova non può essere confermato. Quindi noi facciamo un contratto fino a 6 anni e poi può diventare associato. Altrimenti, in un'età in cui può ancora entrare nel mercato del lavoro, l'esperienza la spende altrove.

IL FATTO:  Lei dice che i ragazzi finiscono in un'età ancora spendibile. Facciamo i conti: laurea+specializzazione+dottorato+posto da ricercatore fino a otto anni che possono diventare 12, si arriva a ridosso so dei 40 anni E il mercato offre poco lavoro già molto prima.

QUAGLIARIELLO: Questo dipende dal fatto che l'università rimane un luogo separato. Il problema è il passaggio dall'università ad altri mondi oppure no. Se resta un mondo a parte non c'è sbocco.

IL FATTO: Basteranno 8 anni per trasformarsi?

QUAGLIARIELLO: Da qualche parte occorre cominciare. L'università è piena di precari, con ricercatori che sperano di fare iprofessori a 40 anni e poi rimangono ricercatori a vita.

IL FATTO: Non è meglio a vita che disoccupati?

QUAGLIARIELLO: Insomma, non so.

 

Studiare: un bene di lusso

PATERNA: Alcune ricerche del Consiglio nazionale degli studenti universitari insediato al ministero, dicono che al Sud solo il 60% degli studenti idonei alla borsa di studio la riceve. Nel centro è il 95, al Nord  il 97. I dati sono riferiti al 2007, con 140 milioni di finanziamento. Il 20 % dei ragazzi non si sposta perché non gli viene consentito di trasferirsi. Nel ddl di Stabilità c'e un taglio sulle borse di studio. Nel 2007 c'erano 246 milioni che vengono portati a 25 fino a 13 nel 2013. Poi il governo ha recuperato 125 milioni per quest'anno Lasciando il taglio invariato nel 2013, pari al 95%. Quando vi poniamo questi dati la risposta è: c'è il fondo per il merito. Questo però significa abbandonare le condizioni economiche sociali di provenienza degli studenti, parlando di criteri di merito che saranno definiti in seguito. L'unica cosa certa sono i tagli. E il prossimo anno ci saranno difficoltà a iscriversi alle università. Studiare sta diventando un bene oli lusso.

QUAGLIARIELLO:  Avete il terrore del privato. Ma negli altri paesi europei è completamente diverso. Noi investiamo in ricerca lo 0,56% e dobbiamo recuperare uno  0,9. Sul privato dobbiamo recuperare di più. Se vogliamo creare innovazione dobbiamo spingere i privati a entrare nell'università e nel Cnr.

RICCIO: Il privato cura e non investe neanche risorse?

QUAGLIARIELLO: Questa condizione invece attirerà nuovi investimenti. Il problema è che il nostro sistema industriale è fatto di medie e piccole imprese.

PATERNA: Non siamo contro i privati ma contro la gestione privata dell'università. Se mettiamo tre esterni nel Cda la strategia sarà schiacciata sulle loro esigenze. Per esempio nelle Marche, con l'ingresso della Merloni, rischio di avere i corsi per fare cucine.

IL FATTO: Non solo, ma potrebbero anche essere figure politiche, con una deriva Asl.

QUAGLIARIELLO: E’ una paura corretta. Ce n'è però un'altra: che le università in crisi vengano di fatto acquistate per quattro soldi dal potere politico di Regioni e Comuni lasciando tutto nel grigio, nell'opacità. Noi almeno facciamo le cose in maniera trasparente.

RICCIO: Quindi gliele lasciamo comprare in pace?

QUAGLIARIELLO:  Ammettete almeno che abbiamo messo dei limiti seri alle gestioni rettorall che duravano venti anni.

TABUSI: No, la legge introduce la possibilità di andare in un altro ateneo. L'unica ope legis è a favore dei rettori. Infatti, se i rettori sono alla scadenza del mandato gli si regala un anno oppure due.

 IL FATTO: Ma perché si è arrivati a due giorni dall'approvazione del ddl, in un clima assurdo con la manifestazione di mercoledì In cui si getta benzina sul fuoco, e questo modo civile non è stato proposto prima? Perché questa sordità che ha creato nel movimento la sensazione radicata che non si volessero sentire le loro ragioni. Perché a questo punto, non ci si poteva pensare prima?

QUAGLIARIELLO: Credo che la riforma è improvvisamente diventata un simbolo. Improvvisamente è cambiato il clima.

PATERNA: Ma noi manifestiamo da più di un anno.

QUAGLIARIELLO: La ragione è politica. La diagnosi rispetto ai guasti del sistema non è diversa, la soluzione sì. Noi riteniamo che attraverso la concorrenza si possa attivare il merito, voi pensate che approfondendo e migliorando i meccanismi attuali si possa servire la stessa causa.

IL FATTO: Il senatore difende la riforma con più brillantezza di ciò che merita. La difende con eccezionale diversità dal ministro che non la difende perché non la sa difendere. Se avete una visione liberal-democratica,  perché allora non liberalizzate davvero? II ddl ha l'idea del taglio e manca un disegno di fondo.

QUAGLIARIELLO: La Gelmini è uno dei ministri che si è messo più in gioco ed è anche uno dei migliori ministri dell'Istruzione. Queste riforme non si possono mai addebitare a una persona,  io mi prendo la mia parte di responsabilità, ho collaborato alla sua stesura. Comunque, la riforma non va fino in fondo, è vero. L’università italiana non può cambiare di colpo, noi vogliamo cambiare ma anche “tenere” e quindi alcune cose non si sono spinte fino in fondo. Penso che nei prossimi anni si potrà andare avanti. Cercheremo un'inversione sulla selezione e sulla cooptazione, puntiamo alla meritocrazia.

IL FATTO: Ma qualche dubbio o qualche critica da questo confronto le è venuta?

QUAGLIARIELLO: Il confronto è stato utile, ma non ho cambiato la mia opinione.

IL FATTO: C'è un appuntamento, quello di mercoledì, e tutte le persone responsabili devono evitare che diventi un muro contro muro. Guai se passasse l'idea che i manifestanti, studenti, precarie ricercatori, siano un fastidio da tenere lontano così i problemi saranno risolti. Dovete fare in modo che mercoledì sia una giornata positiva.

QUAGLIARIELLO: Quello che lei ha detto è uno del motivi per cui sono contento di essere qui.

(tratto da Il Fatto Quotidiano)

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2 COMMENTS

  1. Molti “ricercatori”
    Molti “ricercatori” farebbero bene a “ricercarsi” un lavoro vero invece di intasare le università con la loro (spesso inutile ed improduttiva) presenza.

  2. Risorse per l’Università
    Interessante articolo.Ma ho l’impressione che fra i vari protagonisti o potenziali attori di una nuova(almeno per l’Italia) concezione di gestione e finalizzazione dell’Università manchi la voce e l’impegno di un soggetto sempre presente(anche se spesso dietro le quinte quando si tratta di spartire risorse pubbliche ma sempre evanescente quando si tratta di assumersi impegni e fornire risorse economiche nello stesso campo.Come invece avviene da sempre all’estero.
    Di chi parlo? Ovvio,dell’ineffabile Confindustria^
    La stessa che dallo Stato si fa finanziare perfino il giornale dell’Associazione(24Milioni).
    Ridicoli!

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