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Lo scenario a Roma e nel Lazio

Pdl, meglio ripartire dagli stati generali poi il congresso

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È tempo di ricominciare. Sarebbe oltremodo deprecabile se le polemiche all’interno del centrodestra laziale continuassero a trascinarsi dopo gli esiti delle elezioni amministrative. Si possono invocare tutte le ‘rivoluzioni’ possibili ed immaginabili per risalire la china, ma se non si mettono da parte i personalismi che hanno segnato gli ultimi dodici mesi del Pdl, tutto risulterà vano.

I soggetti interessati, con un occhio all’evoluzione del partito a livello nazionale e con un altro all'importantissima scadenza amministrativa del 2013, dovrebbero immaginare un percorso se non proprio caratterizzato dall'unanimismo, quantomeno unitario nel senso di volgere energie e risorse verso l’obiettivo che è ancora alla portata: la riconquista del Comune di Roma. Se il Campidoglio dovesse cadere nuovamente nelle mani della sinistra si aprirebbe una crisi politica in tutta la Regione che fatalmente produrrebbe il drastico ridimensionamento del centrodestra tale da preannunciare anche la fine dell'esperienza di governo alla Pisana.

Credo che dirigenti ed amministratori siano consapevoli dello scenario che si aprirebbe qualora si insistesse sulle incomprensioni, le idiosincrasie, il conflitto tra componenti in quella che soltanto tre anni fa appariva agli occhi dei cittadini come una invincibile armata che avrebbe rinnovato la gestione del potere mettendo finalmente la gente al centro dell'azione amministrativa e rendendola partecipe di un programma di sviluppo e di crescita della Capitale e della Regione per come era stato promesso in campagna elettorale.

Non è che i progetti non si siano visti, ma è mancata la loro realizzazione. La disaggregazione del centrodestra ha prodotto, insomma, un deficit di operatività che può essere colmato soltanto se tutte le componenti del centrodestra ritrovano uno spirito di fattiva collaborazione scacciando le tentazioni correntizie, letali al punto di creare discrepanze tali da rendere antagoniste perfino elettoralmente forze che dovrebbero remare nella stessa direzione.

A tal fine, non sarebbe male se venissero convocati gli Stati generali del Pdl nel Lazio, ben prima dei congressi (su cui si affollano molti motivati dubbi), sia per analizzare le sue condizioni di salute che per programmare il futuro politico dello stesso, immaginando l'impatto che dovrà avere nei prossimi anni sui problemi che tengono in apprensione i cittadini.

Nessuno degli amministratori del centrodestra può dirsi disinteressato rispetto al precoce invecchiamento del partito. La sottovalutazione della disaffezione, riscontrata anche nel Lazio, nelle recenti consultazioni comunali, verso il Pdl dovrebbe allarmare tutti, indipendentemente dalla simpatie e dalle antipatie che dominano malauguratamente i rapporti tra gli esponenti maggiormente in vista. Fare finta di niente significherebbe pregiudicare il futuro e regalare alla sinistra su un piatto d'argento il governo delle città, delle province e della Regione.

Insomma, si ritorni, dopo le baruffe improprie e scandalosamente immotivate degli ultimi mesi, a ragionare di idee, a confrontarsi sulle prospettive politiche, a dimostrare che i dirigenti del centrodestra sono migliori di quello che disgraziatamente talvolta appaiono per loro esclusiva responsabilità. Di certo gli elettori apprezzeranno e probabilmente ne guadagnerà tutto il centrodestra che non di rado dal Lazio ha tratto la forza per venir fuori da situazioni critiche.

(Tratto da LiberoRoma)

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