Pechino 2008. Sul boicottaggio Sarkozy non trova sponde politiche

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Pechino 2008. Sul boicottaggio Sarkozy non trova sponde politiche

26 Marzo 2008

Il boicottaggio politico (della cerimonia inaugurale, ha precisato l’Eliseo): Nicolas Sarkozy ha lanciato la pietra, affermando di “non chiudere la porta ad alcuna possibilità”, ma non ha trovato sponde.

George W.Bush e Gordon Brown andranno a a Pechino come previsto, ribadiscono la Casa Binaca e Downing Street; il presidente della Commissione Ue Manuel Barroso ha puntualizzato di ritenere inutile (“non c’è alcuna certezza che produca qualche effetto”) anche per la causa tibetana la proposta. E a cascata, dall’Irlanda all’Australia, piovono i no dei leader politici. In aggiunta a quelli dei Comitati olimpici nazionali.

Ma non è una boutade, quella del Presidente francese. La tempistica della minaccia adombrata lascia spazio a sviluppi, almeno teoricamente: venerdì prossimo è in calendario un vertice (informale) dei Ministri degli Esteri dell’Ue, domani Sarkozy sarà a Londra – la sede dei Giochi del 2012 – in visita ufficiale e incontrerà Brown. E comunque vada, l’inquilino dell’Eliseo avrà solo da guadagnarci in chiave politica interna: fino a oggi il suo silenzio sulla questione Tibet era motivo di critiche dure da parte dell’opposizione francese, adesso è diventato il paladino dei diritti umani in Cina.