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Pena di morte. Cina conferma esecuzione di 2 tibetani

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La Cina ha confermato oggi che due tibetani condannati per le violenze del marzo 2008 a Lhasa sono stati messi a morte nei giorni scorsi.

Gruppi di esuli tibetani avevano parlato di quattro esecuzioni capitali in relazione alla rivolta del 14 marzo dell'anno scorso, nella quale furono uccise almeno 19 persone, in maggioranza immigrati cinesi uccisi dai rivoltosi, secondo le autorità di Pechino. La Campagna Internazionale per il Tibet, un coordinamento di gruppi di tibetani in esilio, ha affermato che due delle persone messe a morte si chiamavamo Lobsang Gyaltsen e Loyak.

“I due criminali - ha detto in una conferenza stampa il portavoce del ministero degli esteri Ma Zhaoxu - sono stati riconosciuti colpevoli in due gradi di giudizio e (la loro esecuzione) è stata rivista ed approvata dalla Corte Suprema”, come prevedono i regolamenti giudiziari in vigore in Cina.

Gli esuli tibetani sostengono che le vittime della rivolta del marzo scorso sono state circa 200, in maggioranza tibetani uccisi dalle forze di sicurezza cinesi. Secondo il portavoce “i diritti legali” degli imputati “sono stati pienamente garantiti...i loro avvocati hanno potuto esprimersi liberamente e la Corte ha anche fornito loro degli interpreti tibetani”.

La Cina è il Paese che conta il maggior numero di condanne a morte del mondo. Il loro ammontare è considerato un segreto di Stato ma secondo le organizzazioni umanitarie internazionali sono migliaia ogni anno, circa duemila delle quali vengono eseguite.

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