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Pensioni, domani il confronto Maroni: troppe promesse

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" Hanno fatto troppe promesse, si sono spinti troppo in là"  e ora, sul nodo scottante delle pensioni, "il governo Prodi rischia di cadere". Almeno secondo il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Roberto Maroni, secondo cui non si arriverà a un accordo tra Governo e parti sociali entro il termine del 28 giugno che, comunque, "è solo l'ennesimo rinvio".

"Prima dovevano trovarlo a marzo, ora a giugno - ha detto Maroni - Il vero termine ultimo è il 31 dicembre, data in cui entrerebbe in vigore la riforma".

Riprende domani a Palazzo Chigi il confronto tra governo e parti sociali. Obiettivo dell'esecutivo è quello di chiudere entro il 28 giugno, giorno della presentazione del Dpef, anche se al momento non esiste un calendario degli incontri. ''Domani - riferiscono fonti sindacali - avremo un quadro più chiaro degli eventi. Dopo l'incontro di domani, infatti, si deciderà un eventuale calendario dei confronti, oltre a verificare le condizioni per arrivare ad un accordo entro il 28 di questo mese''. Il Governo ha, comunque, già chiarito che nella riforma delle pensioni devono rientrare quattro punti principali: l'eliminazione dello scalone, la revisione periodica dei coefficienti, l'introduzione di maggiori tutele ai giovani (a cominciare dal riscatto della laurea che diventerà meno oneroso) e il riordino degli enti previdenziali. Oltre a questo restano sul piatto gli 1,3 miliardi di euro dell'extragettito già promessi per le pensioni basse. Una riforma, quella proposta, che punta quindi a recuperare l'impianto della riforma Dini.

Secondo l'ex ministro del Welfare, il problema fondamentale, anche nel caso in cui si arrivi a un accordo, rimane quello delle risorse per finanziare la modifica o la cancellazione dello scalone: "La sinistra radicale dopo l'ultima batosta elettorale non può che pretendere la cancellazione dello scalone. Questo però crea un problema a Padoa-Schioppa, perchè i soldi non ci sono. Non so proprio come faranno: guardo la vicenda con interesse".

In particolare, Maroni si è mostrato critico sull'ipotesi prospettata dal Governo di utilizzare le risorse derivanti dalla unificazione degli enti previdenziali per finanziare le modifiche allo scalone: "Su questo c'è un giallo - ha detto - perchè si farebbe una operazione con risorse che non arriverebbero subito e che sarebbero solo una una tantum derivante dai risparmi dovuti alla fusione, e non di risparmi strutturali come quelli previsti dalla nostra riforma".

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