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Il nodo delle riforme strutturali

Per avere la ‘Nuova Europa’ chiudiamo l’agenda economica in Italia

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Il governo italiano ha consegnato al presidente Van Rompuy un documento in cui si chiede "un nuovo inizio" per l'Europa. Van Rompuy dal canto suo ha detto che la Ue ha bisogno di "fare passi coraggiosi per aumentare gli investimenti, creare occupazione e incoraggiare le riforme per la competitività". Il portavoce della Cancelliera Merkel ha convenuto sul fatto che alla Unione serve più "flessibilità" e che rispetto al Patto di Stabilità si potrebbe utilizzare una clausola degli accordi per favorire gli investimenti in riforme strutturali. 

Sembra insomma che il dinamismo del Governo italiano, uscito rafforzato dal voto, possa imprimere un cambiamento alla politica economica seguita fino adesso dalla Europa germanocentrica. Renzi ha anche un vantaggio tattico: legare le proposte italiane di riforma alla partita che si sta giocando sulla nomina del nuovo presidente della commissione. Renzi potra' sfruttare la sua posizione di "swing voter" quando si tratterà di scegliere Van Rompuy, sponsorizzato fino adesso dalle larghe intese a trazione tedesca ma boicottato apertamente dal premier inglese Cameron. Se il voto dell'Italia sarà decisivo in seguito potremmo passare all'incasso sulle proposte fatte.

A patto di essere inattaccabili in casa nostra. Il portavoce della Merkel, infatti, ha aggiunto che "la credibilità deriva dal rispetto delle regole che ci si è dati". Si può rivedere il fiscal compact, gestire in modo più "sostenibile" il nostro debito pubblico, ma evitiamo di sederci sugli allori. Bisogna prima chiudere l'agenda delle riforme strutturali in Italia per spingere verso la Nuova Europa: deregolamentare e detassare il lavoro e le imprese; avere istituzioni più funzionanti e governabili, inserire i costi standard in costituzione per tenere sotto controllo ed efficientare la spesa pubblica. Sono solo alcuni esempi di provvedimenti che l'Italia deve prendere per rispettare fino in fondo gli impegni e poter rivendicare la sua visione alternativa alla austerity.

"Credo che in tutti i governi europei ci sia la consapevolezza della necessità innanzitutto di usare tutti gli strumenti che già abbiamo a livello europeo per investire sulla crescita e sulla creazione di posti di lavoro", ha detto il ministro degli esteri Mogherini. Se la Germania apre più di uno spiraglio, infatti, non lo dobbiamo solo alla nostra ritrovata credibilità. L'indice delle Pmi nella eurozona rallenta e quello tedesco mostra un minimo ma "frazionale raffreddamento", come spiegano gli esperti. Manifattura e servizi evidenziano pur sempre risultati positivi ma tra aprile e giugno il Pil della Germania e' cresciuto dello 0,7 per cento. Un motivo in più per spronare Berlino a invertire la rotta.

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