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Fuori gioco

Per chiudere i conti con calciopoli serve la riforma della giustizia

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Si riapre Calciopoli. Anzi no, la stagione dei processi sportivi e penali con il calcio italiano messo alla sbarra non si è mai chiusa. Sì, perché le partite che si giocano per metà campo nei tribunali e per l’altra metà nella piazza mediatica, anche quelle "non finiscono mai", si protraggono all’infinito.

La loro prosecuzione a oltranza è alimentata non solo dalle divergenti interpretazioni delle medesime regole del gioco, ma anche dalla smania di protagonismo degli arbitri e poi dalla voglia di travolgere tutto e tutti manifestata dagli attaccanti, e ancora dai troppi tentativi d’ostruzione operati dei difensori. Dunque, ricapitolando quel che è successo e quello che sta succedendo: nel 2006 la giustizia sportiva processa e condanna - stabilendo penalizzazioni, squalifiche e ammende più o meno pesanti - tra le altre le società Juventus, Milan, Fiorentina e Lazio, per accertati illeciti avvenuti nel corso della stagione calcistica 2005/2006.

Per conseguenza (indiretta), allora, la Federazione corregge la classifica del campionato già in archivio in più attribuendo all’Inter, seconda, il titolo nazionale. Nel frattempo si muove anche la giustizia penale, al solito prendendosela molto comoda. I giudici di Roma e Napoli si sono dunque pronunciati e si pronunceranno in futuro, sull’attendibilità delle accuse rivolte a Luciano Moggi, ad Antonio Giraudo e ad altri imputati, rispettivamente per presunta violenza privata e presunta frode sportiva.

Questo è quanto, quanto alla metà campo dei tribunali; per quel che vale e per quel che poco che interessa il tifoso, molto più interessato alla partita in svolgimento sulla piazza mediatica. Sotto gli occhi degli stessi giocatori in toga, spettatori influenti e influenzabili affacciati sulla scena da una finestra sul cortile, sulla corte appunto.

Nel 2010, in questi giorni volano stralci d’intercettazioni telefoniche d’imprecisata rilevanza penale, diffuse nell’etere o tradotte su carta. E il tifoso origlia, rilegge tra le righe, si presta volentieri al gioco delle parti. Se juventino o se anti-juventino, a seconda, si comporta di conseguenza, agitando la sua bandiera. Così che sul fondo di una marea di chiacchiere divertenti e vivaci (argomento di sana e robusta discussione da bar sport), si stagliano infine questioni civili serissime, addirittura.

In ordine sparso: la barbarie della pubblicazione di conversazioni private, lo scattare del meccanismo della gogna mediatica, l’attacco alla difesa del presunto colpevole trattato nel caso quale presunto innocente, la giusta durata del giusto processo, la trasformazione delle aule in set televisivi. Chi l’avrebbe mai detto: il tifoso che si esprime sul tono di questo e di quello quando alza la cornetta, allo stesso tempo reclama a gran voce la riforma della giustizia, la riforma politica per una giustizia uniforme ed efficiente, a garanzia di tutti. Juventini o antijuventini.

Roba da inoltrare la richiesta urgentissima a chi di dovere, una volta di più. Roba da inoltrare un tagliando alla Tuttosport (che scrive alla Figc), però destinatario il parlamento.

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