Per D’Alema l’Italia è come la Libia ma la colpa è del Pd

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Per D’Alema l’Italia è come la Libia ma la colpa è del Pd

07 Marzo 2011

Massimo D’Alema ha avuto l’ardire e la sconsideratezza di paragonare Berlusconi a Gheddafi, dicendo che la situazione italiana è simile a quella libica ma “meno sanguinosa”. Sono parole di cui si dovrà vergognare a lungo: fanno parte di quella galleria di cose incancellabili in cui è da tempo collocata anche la sua passeggiata a Beirut sottobraccio con i leader di Hezbollah. Augurandosi poi che non siano parole profetiche o evocative di chissà quale anti-caimanesca reazione violenta. In qual caso D’Alema non solo dovrà provare vergogna ma dovrà anche sopportare l’enorme peso di una responsibilità politica e morale di qualunque atto o fatto scatenato dalla piazza.

A parte che solo D’Alema e la sua educazione stalinista può considerare il “meno sanguinosa” un dettaglio marginale in quella che a lui sembra una similitudine folgorante. E’ una offesa, questa sì sanguinosa, verso chi nelle strade di Bengasi o di Tripoli sta dando la vita per la sua libertà, specie se detto da qualcuno che per la sua libertà al massimo ha fatto una regata.

Ma ammettiamo anche solo per un momento che la situazione libica e quella italiana siano “simili” come dice D’Alema. Se così fosse quali immense responsabilità avrebbe l’opposizione, il Pd o lui stesso? Gheddafi ha governato 41 anni, uccidendo, torturando, imprigionando gli avversari, facendoli passare per terroristi e gettandoli nelle fosse comuni. Ciò nonostante oggi sono in piazza a rischiare la vita, hanno scelto di ribellarsi dal suo giogo a costo di essere spazzati via dalla vendetta del regime, muoiono sotto i colpi della sua aviazione e dei suoi mercenari, ma sono lì, in trincea e forse avranno la meglio.

Nella “meno sanguinosa” situazione italiana, dov’è l’opposizione? Se Berlusconi è come Gheddafi, ma certo non si rischia la vita nel ribellarsi al suo potere, anzi si va in tivvù, sulle copertine dei settimanali e nei meglio salotti, come mai non c’è traccia di vita dalle parti del Pd? Primarie truccate o catastroficamente perdute, firme false nelle petizioni, lotte al coltello tra alleati, minacce di scissione un giorno sì e uno no, non una idea di governo che sia una, sondaggi in picchiata. Ha fatto più male a Berlusconi un solo pazzo in piazza Duomo, peraltro subito scarcerato con le scuse e i fan su Facebook, che 15 anni di opposizione ulivesco-unionista-piddina.

Il solo coraggio che hanno dalle parti di D’Alema contro il tiranno B. è quello di mettersi al coperto dietro alle spalle dei magistrati e aspettare che facciano loro il lavoro sporco di metterlo fuori gioco. D’Alema non ha diritto a paragonare la Libia all’Italia, ma non per Berlusconi che se ne frega, ma per colpa della sua parte: in Libia c’è un’opposizione vera, che lotta e rischia, qui c’è un branco di pusillanimi pasciuti a caviale e invecchiati nel cachemire, nell’attesa che qualcuno gli regali una vittoria che non meritano. Non c’è paragone.