Per Di Pietro la morte dell’alpino in Afghanistan è colpa di Berlusconi
28 Febbraio 2011
di Redazione
Il tenente Massimo Renzani, in servizio nell’Esercito dal 1999, è morto in Afghanistan colpito in un attentato mentre rientrava da un’operazione di assistenza medica alla popolazione locale.
Gli amici del paese di Occhiobello, in provincia di Rovigo, lo ricordano come una persona determinata, appassionata e responsabile che diceva "la mia vita è la carriera militare, è il mio lavoro, la mia passione, voglio andarci" in Afghanistan.
Ma Di Pietro non ha trovato niente di meglio da fare che buttarla in politica. Dopo aver espresso "profondo dolore e commozione" per la morte di Massimo e la costernazione della famiglia, ha colto la palla al balzo per attaccare quelli che definisce i "responsabili" della tragedia. "Denunciamo in modo forte e chiaro che la responsabilità politica di queste morti ricade sul governo e su tutti coloro che in Parlamento hanno votato per il proseguimento della missione". In altre parole se l’ufficiale è saltato in aria è colpa di Berlusconi.
E considerato che il provvedimento per il rifinanziamento della missione in Afghanistan è stato varato nel gennaio scorso col solo voto contrario dell’Idv, oggi sappiamo che per Di Pietro della morte di un giovane orgoglioso e appassionato servitore dello Stato, sono responsabili tutti, il Cav. in testa. Tutti tranne lui, ovviamente. Le famiglie dei 37 militari caduti in Afghanistan ringraziano per la strumentalizzazione politica.
