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Condanne definitive

Per Eluana la speranza non è l’ultima a morire

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Eluana deve morire. Nonostante l’acqua di Ferrara, le petizioni dei pro life, il grido di Piazza San Pietro, le richieste del Palazzo e forse anche un estremo dietrofront di quella Giustizia che già in primo e secondo grado l’ha condannata. Nulla, se non la scelta di suo padre, varrà a salvare la vita della giovane donna che 16 anni fa entrò in coma vegetativo, e che oggi è alimentata con un sondino naso gastrico che la tiene in vita. Una scelta che a leggere le parole dell’avvocato della famiglia lasciano poco spazio alla speranza: “Si procederà, ma non diciamo nulla sulle modalità e i tempi”.

Di margini giuridici ce ne sono pochi. Solo quei sessanta giorni che intercorrono tra la notifica del provvedimento e il suo passare in giudicato. In quei sessanta giorni la Procura generale di Milano potrebbe decidere che rivalutando il caso Englaro siano riscontrabili vizi di forma o sostanza ovvero ancora che le prove sottoposte al vaglio della Corte di Cassazione (il primo grado di giudizio che nell’ottobre scorso diede il via libera alla sospensione delle cure per Eluana) non siano state valutate in modo corretto. E quindi sospendere la sentenza in appello emessa a favore delle richieste di Beppino Englaro.

Ma che cosa potrebbe accadere nel frattempo ad Eluana?

Il rischio più concreto è che per allora Eluana sia già morta, perché il decreto con cui si stabilisce la sospensione di idratazione e alimentazione è già stato messo in pratica. La sentenza della Corte d'Appello infatti è provvisoriamente esecutiva, ciò significa che il padre di Eluana potrebbe nel frattempo decidere di procedere e togliere il sostentamento a sua figlia anche prima che la Procura di Milano si sia pronunciata. E basterebbero pochi giorni per far morire la giovane donna di fame e di sete. Il dove ancora non si sa, dal momento che dall’hospice di Lecco in cui si vorrebbe ricoverare Eluana per farla morire, sono stati chiari: “Nella nostra struttura vengono ospitati solo pazienti in stato terminale”. Ed Eluana rientrerà in quella categoria solo dopo qualche giorno che il sondino che la alimenta verrà staccato. “Se anche si dovesse riscontrare la condizione di malato terminale per la signora Englaro – continuano dalla clinica – essa non godrà di alcuna corsia preferenziale. Esistono liste d’attesa che vanno rispettate. Per noi Eluana Englaro sarebbe una paziente come tutte le altre. Non ci interessa qual è stata la sua vicenda precedente”.

Se Beppino Englaro, come sembra, dovesse andar dritto per la sua strada si potrebbe anche procedere penalmente contro di lui. Ma, cosa ancora più grave, si potrebbe verificare il caso assurdo per cui una sentenza definitiva si pronunci contro l’interruzione delle cure quando per Eluana non ci sono più speranze. “Sarebbe la prima volta che l’attuazione di una sentenza renderebbe impossibile nei fatti a un cittadino italiano il godimento di tutte le garanzie previste dal nostro ordinamento", ha dichiarato Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare. "Si tratta di un’assoluta novità e di un problema a cui è necessario trovare soluzione, prima di tutto perché è in gioco una preziosa vita umana”.

Per ora la Procura di Milano ha preso tempo, annunciando che sul caso Englaro deciderà entro la metà della prossima settimana. Il procuratore generale di Milano facente funzione, Gianfranco Montera, nel motivare la dilazione è stato più che prudente: “Nella convinzione che da parte di tutti i protagonisti di così dolorosa e problematica vicenda -si legge nella nota diffusa in serata - ci si ispiri alla massima cautela e ponderatezza, manifesta la necessità di un adeguato approfondimento delle complesse problematiche giuridiche poste dal caso”.

Sul piano politico poi a nulla varrebbe il tentativo fatto dal centrodestra di sollevare di fronte alla  Suprema Corte un conflitto di attribuzioni tra i poteri dello Stato: un’estrema ratio che, in poche parole, richiederebbe alla Corte Costituzionale di pronunciarsi contro la Corte di Cassazione per aver assunto nel caso di Eluana un ruolo politico che spetta solo al parlamento. La mozione, che dovrebbe essere vagliata dalle Commissioni Giustizia e Salute del Senato nelle prossime ore, potrebbe approdare presto in aula per la discussione parlamentare. “Per quanto è nelle nostre disponibilità regolamentari – ha affermato il vicecapogruppo del PdL al Senato, Gaetano Quagliariello -, il gruppo del Popolo della Libertà farà di tutto affinché con il massimo della solerzia possibile si giunga a rivendicare, su una materia così delicata, il potere del popolo sovrano". Ma forse i tempi di Eluana sono troppo stretti perché si possa sperare in una soluzione per questa via.

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1 COMMENT

  1. Appello Scienza e Vita
    Potrei dilungarmi in argomentazioni logico-giuridiche sull’impossibilità di pronunciare una sentenza provvisoriamente esecutiva, con la quale si dispone la morte di un soggetto: Essa è, infatti, per nulla provvisoria.
    Qualora, infatti, l’esecuzione avesse luogo prima della proposizione del ricorso per Cassazione, la povera Eluana sarebbe privata di un grado di giudizio, in quanto morta prima che la Suprema Corte sia investita della questione.
    Peraltro, ai sensi dell’art. 373 del codice di procedura, il ricorso per cassazione non sospende l’esecuzione della sentenza. Tuttavia il giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata può, su istanza di parte e qualora dall’esecuzione possa derivare grave e irreparabile danno, disporre con ordinanza non impugnabile che l’esecuzione sia sospesa.
    Pertanto – horresco referens – dovrebbero essere gli stessi giudici che si sono pronunciati per la morte, ad istanza della Procura (qualora questa si decida a ricorrere per Cassazione), ad inibire il Padre di Eluana, dal dare esecuzione alla sentenza…
    Fate le vostre valutazioni…ma nel contempo vi segnalo e vi invito a sottoscrivere un APPELLO dell’associazione SCIENZA & VITA, dal titolo: “NO ALLA CONDANNA A MORTE DI ELUANA ENGLARO”

    “No alla prima esecuzione capitale della storia Repubblicana italiana. No alla sentenza di morte pronunciata da alcuni giudici italiani contro Eluana Englaro”.
    In queste ore si può consumare un terribile dramma che potrebbe restare come una macchia indelebile sulla coscienza di tutto un popolo, quello italiano, che in tante occasioni ha invece manifestato un amore senza confini per la vita umana in ogni sua fase, dal concepimento e fino alla morte naturale. Fermare la mano di chi si appresta a togliere la vita dando attuazione alla sentenza di un tribunale – peraltro sostenuta da alcuni settori minoritari dell’opinione pubblica e della medicina – è a questo punto un dovere insopprimibile per tutte le coscienze libere di questo Paese. E lo pretende il rispetto delle stesse leggi italiane che non ammettono l’eutanasia, tale essendo ciò che si sta per commettere.
    Per questo ci rivolgiamo a tutta l’opinione pubblica, ai mondi della cultura e della scienza, del diritto e dell’economia, dell’informazione e del sociale perché con noi, e accanto a noi, sappiano pronunciare un grande “Sì” alla vita e un “No” insuperabile alla condanna a morte di Eluana.
    Chiediamo di sottoscrivere questo nostro appello che contiamo possa essere recepito da quanti sono in grado, attraverso gli strumenti della giustizia e della politica, di fermare questa orribile escalation.
    Invitiamo inoltre la famiglia di Eluana ad accogliere l’invito di chi ha dichiarato di voler continuare ad assisterla amorevolmente: altro non è che un affidamento di amore. Al tempo stesso ci impegniamo a sostenere tutti gli sforzi per garantire la vita di Eluana.

    I presidenti

    Maria Luisa Di Pietro Bruno Dallapiccola

    Le adesioni a questo appello dovranno essere inviate all’indirizzo mail segreteria@scienzaevita.org o via fax al numero 06/68195205

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