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Toghe pulite?

Per entrare in politica Di Pietro il permesso l’ha chiesto eccome

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"Il guastafeste - La storia, le idee, le battaglie di un ex magistrato entrato in politica senza chiedere permesso" recita il titolo del libro in cui Antonio Di Pietro si fa intervistare da Gianni Barbacetto definito dal Tonino nazionale come "giornalista indipendente" ma che è uno dei cantori
della falsa rivoluzione di Mani pulite.

Il titolo è tutto un programma. In politica senza chiedere permesso? L'Eroe diventa ministro dei lavori pubblici (all'epoca Il Foglio scrisse "dei favori") nel 1996 nel governo di Romano Prodi. Era una domenica di luglio del 1993 quando Tonino interrogò Prodi come testimone. Sapendo che fuori dalla porta nel corridoio del mitico quarto piano c'erano i giornalisti (insieme a chi scrive ricordo la collega Silvia Brasca del Tg5) gridava a più non posso: "E allora i soldi per la Democrazia Cristiana chi li
prendeva?". Prodi venne fuori ore dopo con la faccia bianca come un lenzuolo, ma ai cronisti rispose che stava benissimo. Tornato a Roma, con la promessa a Di Pietro che ci avrebbe ripensato e sarebbe stato stato riconvocato, chiamò il presidente della Repubblica Scalfaro per lamentarsi dei metodi di Tonino. Non fu mai più sentito a verbale sulle tangenti dell'Iri che costarono a Franco Nobili una carcerazione ingiusta prima dell'assoluzione ovviamente molti anni dopo.

Altro che senza permesso. Diventò ministro nell'ambito di "rapporti" con i miracolati di Mani pulite. Una sorta di do ut des tra onesti per definizione che si ripeterà con la candidatura al Senato nel seggio del Mugello, quando il nostro, indagato a Brescia, era a caccia di un'immunità parlamentare. Tonino si candidò nelle liste dell'unico partito salvato dall'inchiesta. E non fu una storia di toghe rosse: semplicemente il pool aveva la necessità di una sponda politica. Avessero indagato anche i vertici del Pci-Pds, il Parlamento avrebbe varato in poche ore un'amnistia e i pm sarebbero tornati al loro posto. A fare nulla.

Infatti quando il pool chiese l'archiviazione per il cassiere del partito, Stefanini, il gip disse di no ordinando nuove indagini in 12 punti. Tranne una rogatoria inutile a Berlino i pm non fecero niente. Alla fine si archiviò. Il nostro nel libro dice che il pm veneziano Nordio due anni dopo giunse alla stessa conclusione. Vero, ma Nordio indagò quando il partito aveva già inquinato le prove.

Dell'ormai famosa Mercedes ricevuta da Giancarlo Gorrini, inquisito dalla procura di Milano, l'Eroe dice che la provò e poi non la prese perché consumava troppo e alla fine la comprò l'avvocato Lucibello. No, lui la rivendette al suo miglior amico, Lucibello appunto, guadagnandoci 25 milioni
di lire. Nel libro si parla solo del "prestito" di 100 milioni da Gorrini. Non era un prestito. Erano soldi "a babbo morto" spiegò Gorrini. Restituiti con assegni dice l'Eroe e non in contanti avvolti in un giornale. Sì, ma dopo che era stato scoperto. Dei 100 milioni da Antonio D'Adamo, altro inquisito della procura, non si parla. E sempre da D'Adamo di un'auto Lancia Dedra e di un telefonino. Neanche una parola, come dei vestiti alla boutique Tincati in piazza Oberdan, del soggiorno in un residence romano.

Non c'è traccia nell'intervista della scheda Gsm di Piefrancesco Pacini Battaglia, detto "Chicchi", "l'uomo appena un gradino sotto Dio", colui che in realtà coordinò l'indagine sui fondi neri Eni. Pacini pagava la bolletta del cellulare. "Chicchitel" sintetizzò con grande efficacia Il Foglio.

L'Eroe afferma di aver contribuito a scoprire le malefatte negli appalti di Filippo Salamone, fratello di Fabio, il pm bresciano che indagò su di lui. Filippo Salamone mai fu iscritto nel registro degli indagati a Milano. Era una leggenda metropolitana usata dal Csm e dal consiglio giudiziario di Brescia per sanzionare Salamone "che creava tensione con le sue inchieste". In realtà indagare su Di Pietro era considerato una sorta di reato. Tanto che davanti alla prima richiesta di rinvio a giudizio l'Anm per la prima volta nella sua storia si schierò con un comunicato ufficiale con l'imputato. Ovviamente fu anche l'ultima. Così l'Eroe fu prosciolto. In un paese, questo, dove si fanno processi per molto meno e dove per molto meno numerosi indagati di Mani pulite erano finiti a San Vittore.

 

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2 COMMENTS

  1. Urka!
    Certo, sulla Grande Stampa storie come quella di Prodi interrogato da un urlante Tonino non si leggono mai… Ma, una curiosità: a Di Pietro non fu offerto un ministero anche dal centrodestra, in qualche occasione? O è un’altra leggenda?

  2. Quando non si hanno argomenti
    Non si ha proprio nient’altro da scrivere su Di Pietro che le solite notizie trite e ritrite? Non è facile poter demolire l’onestà e la dirittura morale di una persona. Devi impegnarti, ma la verità storica di quel periodo non la puoi cancellare.

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