Per il ministro Tremonti le vere grane cominciano ora

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Per il ministro Tremonti le vere grane cominciano ora

27 Gennaio 2009

Per Giulio Tremonti è un momento non facile e l’impressione è che lo stesso ministro del Tesoro questo particolare momento lo avverta come assai delicato per l’immediato futuro del Governo e prima ancora del Paese.

Gli indicatori sembrano infatti suggerire che in Italia la morsa della crisi internazionale, che pure Tremonti aveva in maniera assai lungimirante scrutato, si manifesterà più virulentemente del previsto nei prossimi mesi mettendo a dura prova la tenuta della nostra economia. Inevitabile che come diretta conseguenza per la prima volta dall’inizio del suo mandato anche la capacità del super ministro di tenere le redini venga sottoposta a forti tensioni. Nervosismo si avverte nel settore del credito dove le soluzioni messe in campo da Via XX Settembre vengono ritenute insufficienti dagli operatori (i cosiddetti "Tremonti bond" non hanno accesi gli entusiasmi del mondo bancario). Incertezze che si riflettono inesorabilmente a Piazza Affari in pericoloso ribasso nell’ultima settimana malgrado le esortazioni alla fiducia provenienti a più riprese dal Governo.

Stesso discorso dicasi per il comparto industriale dove i vertici di Confindustria continuano a reclamare neanche troppo velatamente interventi più robusti dello Stato. In queste ore la patata bollente è il settore dell’auto travolto dal  brusco arresto registrato nell’ultimo semestre 2008 tanto da dover richiedere l’impegno di Palazzo Chigi per disporre immediate misure di ristoro e bloccare l’emorragia. Anche l’export, a novembre si è accertato un calo del 13%, segna il passo e settori strategici come quello delle infrastrutture e del "welfare" battono cassa per riempire di contenuti i rispettivi piani di riforma. Come se non bastasse a fronte dell’emergenza Lampedusa il Viminale non ha esitato a impegnare 200 milioni da destinare al governo libico come indennità dell’occupazione coloniale subita ormai quasi un secolo fa in modo da poter rendere operativi i rimpatri.
Ma più in generale è l’andamento congiunturale a non fare dormire sonni tranquilli al titolare dell’Economia che in assenza di crescita punta al controllo della spesa pubblica per tenere sotto controllo il deficit. Rigore di bilancio e allineamento a Bruxelles che si mormora inizi ad infastidire anche Silvio Berlusconi perplesso inoltre dalle continue insofferenze che Tremonti manifesta verso Banca d’Italia. Insofferenze tra l’altro puntualmente ricambiate.

Sotto pressione nel governo dell’economia, anche dal punto di vista più squisitamente politico Tremonti ha qualche certezza in meno, e qualche grana in più, rispetto ai qualche mese fa, quando sul far della bella stagione il super ministro incassava l’approvazione della manovra estiva imponendo tempi e disposizioni alla propria maggioranza, che malgrado qualche abbozzo di mal di pancia ben si prestava alla svolta decisionista di Via Venti Settembre. Che qualche cosa sia cambiato rispetto a quell’idillio, lo si è avvertito per la prima volta in maniera tangibile in un recente passaggio al Senato. In Aula per il primo voto del federalismo fiscale Giulio ha offerto una delle sue prove meno brillanti giocando in difesa sull’impatto della riforma sui conti dello Stato, sfaldando così ogni possibilità di consenso bipartisan e suscitando qualche perplessità anche tra i fedeli alleati leghisti.

Proprio il rapporto con il Carroccio del resto è emblematico del difficile equilibrio che il titolare del dicastero dell’Economia deve tratteggiare a metà strada tra pontiere dell’alleanza di governo e papabile leader del dopo Berlusconi. Di sicuro in riferimento a questo sviluppo tutto interno al Pdl da adesso in poi Giulio dovrà tenere d’occhio le mosse di AN, decisa a non sacrificare il ruolo di Fini per la successione, ma anche di alcune componenti di Forza Italia, pronte a cogliere l’occasione delle prossime europee per acquisire peso specifico all’interno del partito e contrattare a suon di preferenze un posto al sole nella nuova struttura che vedrà luce in primavera.

Tutti movimenti insidiosi che rischiano di scalfire la posizione di assoluta rilevanza e prestigio che Tremonti, specialmente dopo la pubblicazione del bestseller “La Paura e la Speranza”, ha detenuto, tra i vertici di Via dell’Umiltà e prima ancora dinnanzi all’opinione pubblica, per l’intera durata della scorsa campagna elettorale e nei primi cento giorni di governo. Ma la politica si sa è umorale e c’è da scommettere che se troverà la giusta ricetta per traghettare il Paese fuori dalla crisi in tempi rapidi e senza troppe ferite, Giulio ritornerà per tutti il "deus ex machina" del governo Berlusconi e di conseguenza l’uomo su cui riporre le speranze per il futuro.