Per il Pdl l’alleanza con la Lega è un punto di forza e non di debolezza

Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Per il Pdl l’alleanza con la Lega è un punto di forza e non di debolezza

10 Giugno 2009

La mappa del voto amministrativo ridisegna la geografia politica dello Stivale. Da nord a sud. Alle provinciali e alle comunali è l’avanzata del centrodestra il segno distintivo di questa tornata elettorale con una sfilza di amministrazioni che passano di mano. E gli stessi ballottaggi, sia i 22 per le province che i 16 per i comuni (compreso Bari dove non è ancora certificato il dato definitivo anche se il secondo turno sembra scontato), toccano piazze dove nel 2004 aveva vinto il centrosinistra. Pdl e Lega conquistano 26 province, ne avevano 12. Delle 50 province amministrate, il centrosinista se ne aggiudica 14 al primo turno e va al secondo turno in altre 22. E sono 15 le amministrazioni che il centrodestra strappa alla sinistra. Tra queste Piacenza, nel cuore dell’Emilia rossa che con la Toscana resta l’ultima enclave post-comunista dove, tuttavia, la sinistra fa i conti con uno smottamento di consensi e, per la prima volta, con il rebus dei ballottaggi in roccaforti strategiche: Bologna, Torino, Forlì, Firenze, Prato, Grosseto, Arezzo, Ancona e Ascoli Piceno. Prospettive fino a qualche anno fa inimmaginabili per il centrodestra.

Il quadro nei comuni al voto è altrettanto chiaro: nove città vanno al centrodestra, cinque al centrosinistra. In mezzo ci sono 16 "spareggi", anche qui tutti in piazze dove fino all’altroieri governavano Pd e sinistra radicale. Compresa la sfida al secondo turno in quel di Ferrara, patria del leader democrat Franceschini che – ironia della sorte – perfino in casa propria ha dovuto subire lo smacco (politico).

E se si considera che, tradizionalmente, le amministrative sono elezioni che penalizzano il centrodestra, si comprende ancora di più la portata del "ribaltone" che questo voto consegna alle analisi politiche.

A questo si aggiungono risultati inattesi e per certi aspetti lontani dai desiderata della vigilia elettorale: è il caso della Campania con Napoli, Avellino Salerno. E’ il caso dell’Abruzzo (Chieti, Pescara, Teramo), ma analoghi risultati il Pdl li ha raggiunti anche nelle Marche e in Puglia. E ancora: i ballottaggi a Milano (in Lombardia, Veneto e Piemonte Pdl e Lega hanno fatto "cappotto") dove Guido Podestà è in vantaggio di dieci punti percentuali sul presidente uscente Filippo Penati (Pd), a Venezia e Savona.

"Un risultato straordinario" lo definiscono i tre coordinatori del Pdl Verdini, La Russa e Bondi. A tre mesi dal congresso fondativo il nuovo partito "è il primo in 16 regioni e se si considera l’intesa con l’Union Valdotaine si arriva a quota 17. L’Emilia e la Toscana restano roccaforti rosse ma con numeri ridimensionati", scandisce Verdini mentre La Russa, dati alla mano, sottolinea come il Pdl "abbia dimostrato di non essere un partito di plastica, ma una forza radicata sul territorio. Ora, quello che dobbiamo fare è completare le classi dirigenti locali". Il riferimento è alla definizione dei coordinamenti comunali. Bondi considera la prova "superata brillantemente, nonostante le unificazioni politiche siano le più difficili. Alle europee abbiamo superato la somma dei voti di Fi e An ottenuti nel 2004" ed osserva che il dato elettorale è "non solo motivo di orgoglio ma anche di insegnamento" perchè "ci pone due riflessioni: il valore del territorio e il valore della formazione delle classi dirigenti a livello locale".

Le ragioni dell’avanzata stanno nell’approccio pragmatico del Pdl alle cose da fare, per il Paese e nelle realtà locali. L’aver risolto a tempo di record l’emergenza rifiuti a Napoli e l’aver affrontato con interventi concreti la tragedia del terremoto in Abruzzo ne sono la dimostrazione plastica, argomenta Mario Valducci, numero due del Pdl enti locali, così come la messa a punto di "programmi chiari, con obiettivi e tempi certi di realizzazione degli impegni assunti con gli elettori a livello territoriale. Esattamente ciò che chiedono i cittadini a chi è chiamato alla responsabilità di amministrare un comune o una provincia. E la sconfitta del centrosinistra in crisi pure nei fortini storici del quadrilatero appenninico, denota oggi più che mai, lo scollamento e la distanza della coalizione dai problemi quotidiani della gente".

Altro particolare di rilievo: la laedership di Berlusconi che da questa tornata elettorale esce rafforzata, nonostante la grancassa della sinistra. Non a caso la scelta del simbolo con la scritta "Berlusconi per" accanto al nome del candidato sindaco o presidente di provincia è stata determinante per il risultato finale (compresa la mobilitazione degli elettori).

C’è poi da considerare che il "patto" Pdl-Lega si conferma la vera cifra di questa tornata elettorale, specie al Nord. Valducci la considera "un’alleanza strutturale che si sostanzia con la stessa efficacia nel governo del Paese e in quello dei territori. Adesso dobbiamo avviare il grande capitolo delle riforme istituzionali e costituzionali e chi come il Pd, ripete come un disco rotto che il Pdl è sotto ricatto della Lega dice una cosa che non sta né in cielo né in terra: è assolutamente legittimo che una forza politica che ha il 10% a livello nazionale, il 28% in Veneto, il 22% in Lombardia e il 15% in Piemonte porti avanti le proprie istanze".

Il "caso" Campania. E’ probabilmente quello che tra i tanti, fotografa meglio l’andamento del voto e il suo significato politico. A Napoli Luigi Cesaro vince al primo turno con oltre il 58% dei consensi la sfida per la provincia. E’ la prima volta da quando, nel dicembre ’93, è iniziata l’era Bassolino, che il centrodestra ottiene una vittoria nella piazza partenopea. Qui la dea bendata non c’entra, premette il neopresidente, che ieri a Roma è stato ricevuto da Berlusconi a Palazzo Chigi insieme al coordinatore regionale del Pdl Cosentino. "E’ il frutto di un progetto al quale stiamo lavorando da anni e che oggi ci vede al governo nel cinquanta per cento dei comuni del Napoletano – spiega Cesaro – . Un lavoro metodico e capillare portato avanti con caparbietà ma che non si ferma certo qui". Perchè il Pdl ora punta dritto a un duplice obiettivo: il Comune di Napoli e la Regione. E forte del risultato elettorale, non disdegna l’ipotesi di un election day la prossima primavera."Ormai è chiaro a tutti il fallimento del modello che la sinistra ha propagandato in tutti questi anni in Campania", spiega Cesaro secondo il quale i napoletani "hanno premiato la nostra vicinanza ai problemi della gente, lo stare ogni giorno sul territorio e farsi carico delle tante emergenze da affrontare. Il governo ha dato risposte chiare sulla questione rifiuti e il fatto di poter lavorare in sinergia con l’esecutivo nazionale consentirà di rendere più efficace e incisiva l’azione della nostra amministrazione". Parla di Napoli, Cesaro, ma allarga l’orizzonte al Sud quando rileva che c’è "ancora molto da fare su due grandi questioni che questa parte d’Italia avverte come prioritarie: la sicurezza e il lavoro. Il governo è presente, ma serve un impegno maggiore".

Ora la sfida si sposta sui ballottaggi nei 16 comuni capoluogo e nelle 22 province al voto il 21 giugno. La posta in gioco è alta in entrambi gli schieramenti e lo scenario politico locale potrebbe cambiare ulteriormente. Lo sanno i tre coordinatori del Pdl che proprio ieri hanno lanciato la "mobilitazione totale", ne è consapevole il leader Pd Franceschini che tenterà di arginare l’effetto domino che rischia di travolgere la sua leadership e di accelerare la resa dei conti dentro partito. La partita si giocherà anche sulle alleanze. E se è vero che Pdl e Lega stravincono al nord, è altrettanto vero che in molte piazze del sud – Campania e Abruzzo in primis – l’intesa con l’Udc si è rivelata strategica. Del resto Berlusconi lo ha ricordato a Bossi nella cena di Arcore, i tre coordinatori sonderanno il terreno. Casini ha già annunciato che il suo partito "valuterà caso per caso". Una mossa tattica per tessere la tela delle possibili convergenze nelle due settimane di campagna elettorale. Ma, francamente, resta difficile immaginare i moderati centristi a braccetto con Ferrero o Di Pietro, solo per una poltrona.

(L.B.)