Per il principe Carlo mancano 99 mesi alla fine del Pianeta Terra

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Per il principe Carlo mancano 99 mesi alla fine del Pianeta Terra

27 Aprile 2009

Anche se nessuno sembra essersene accorto, il principe Carlo è giunto ieri a Roma per una serie di colloqui istituzionali. Accompagnato dalla consorte, la sempreverde Camilla Parker Bowles, si è recato in mattinata alla Camera dei Deputati, ha avuto un colloquio con Papa Benedetto XVI e per finire  ha visitato la Domus Augusta – concludendo con un aperitivo sotto il Colosseo. Un Carlo particolarmente in vena non si è risparmiato su nessuno dei temi caldi del momento, rimbalzando dall’Inghilterra di Fabio Capello ("una delle collaborazioni più riuscite" fra Italia e Gran Bretagna) a un doveroso appello alla “pace e alla giustizia nel mondo” durante l’udienza dal Papa.

Ma lo scopo dichiarato del viaggio di Carlo era quello di parlare dell’ambiente e dei modi per gestirlo e migliorarlo. Accanto all’istituzionale “durante il Rinascimento l’Italia è stata al centro di un nuovo modo di pensare e ha introdotto una nuova visione scientifica. Ora abbiamo bisogno di un Rinascimento Ambientale”, l’eterno principe del Galles si è lanciato in un più cupo e profetico "alla Terra restano soltanto 99 mesi prima di raggiungere il punto di non-ritorno" dopo di che "la Storia ci giudicherà". Tenetevi liberi, quindi, nel luglio del 2017 non si sa mai cosa potrebbe succedere.

Spossata dallo sforzo la coppia reale ha successivamente presenziato a un ricevimento a villa Wolkosnky. C’erano circa 200 persone ad attenderli, tra cui alcuni produttori italiani e britannici che hanno offerto la degustazione di prodotti tipici. Il momento cruciale è stato quando Carlo, in  rigoroso doppiopetto blu, ha preso con le mani e assaggiato un pezzetto di manzo inglese crudo proveniente dalla fattoria che ha acquistato di recente nel Galles, sfiorando così l’incidente diplomatico con un pastore di Ronciglione a cui aveva promesso di assaggiare i suoi prodotti. Insomma, un viaggio tutto all’insegna dell’ambientalismo e del "biologicamente corretto".

Ebbene, per noi che ambientalismo non fa rima con catastrofismo, va fatta almeno una riflessione. Secondo un’inchiesta realizzata in occasione dell’Earth Day, infatti, un terzo degli scolari americani tra i 6 e gli 11 anni pensa che, quando saranno grandi, la Terra sarà già andata distrutta. Sembra un’ottima notizia almeno per la consapevolezza ambientale "senza se e senza ma". Complimenti quindi a personaggi come Al Gore, al "Sierra Club" e agli eco-propagandisti del sistema educativo pubblico che sono riusciti nell’arduo compito di traumatizzare i bimbi d’America.

Forse saremo un po’ avventati, ma abbiamo proprio l’impressione che, tra qualche anno, malgrado tutto, saremo ancora qui, insieme al resto del globo, comprese flora, fauna e tutte la forme di vita attuali. Attenzione quindi a non fasciarsi la testa con facili catastrofismi. L’unico risultato che si può ottenere nelle menti delle giovani generazioni è quello di instillare l’idea di “fine del mondo” prossima ventura, mentre crediamo un’educazione ambientale "sana" e senza date di scadenza produrrà risultati migliori.

Come ha concluso Carlo, l’Italia si trova in buona posizione "per contribuire a porre le fondamenta per un accordo storico" in vista della Conferenza sul clima di Copenaghen a dicembre. Chissà se in quella occasione il principe starà dalla parte "dell’ambientalismo del fare" piuttosto che con le cassandre e gli strilloni del fondamentalismo Verde.