Per il programma di governo il Cav. dà la parola ai cittadini
03 Marzo 2008
Quando il centro-sinistra “importò” in Italia l’usanza delle primarie, molti commentatori si precipitarono a salutare la trovata come un’iniezione di vera democrazia in un sistema politico sempre più ingessato da logiche partitiche e meno rappresentativo.
La diagnosi era chiara: eccessivo il distacco degli elettori rispetto agli eletti, calati “dall’alto” dalle segreterie dei rispettivi partiti, con il rischio – certo – di un crescente disamoramento dalle vicende politiche da parte dei cittadini.
Alla diagnosi, purtroppo, non ha fatto seguito una cura altrettanto efficace. La versione italiana delle primarie non ha affatto introdotto quella forma di scelta “dal basso” tipica per esempio degli USA.
Come ha ricordato nei giorni scorsi Don Baget Bozzo dalle colonne de Il Giornale, quello delle primarie si è invece trasformato nell’ennesimo rito collettivo per celebrare le scelte “pre-confezionate” dei partiti di centro-sinistra. Di qui la scelta del centrodestra di rinunciare alla stessa soluzione, e di soppesare altri meccanismi per incentivare la partecipazione alle dinamiche politiche da parte dell’elettorato vicino.
Il Popolo della Libertà ha trovato nei gazebo un vero e proprio metodo di politica attiva, che è già stato rodato in occasione della scelta del nome da dare al super-partito di centro destra: Partito della Liberta o Popolo della Libertà? E che ora sarà decisivo per definire con chiarezza i rispettivi ordini di priorità all’interno di tre capitoli fondamentali del programma elettorale del PdL: Famiglia, Fisco e Sicurezza.
Condividere le priorità su questi nodi è anzitutto una mossa simbolica: è il rilancio della politica spontanea, “dal basso”, ed è un mezzo per consolidare il rapporto con l’elettorato fedele e incuriosire al contempo chi %C3
