Per il sindaco Alemanno è giunto il tempo delle responsabilità

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Per il sindaco Alemanno è giunto il tempo delle responsabilità

08 Giugno 2009

Ogni orribile episodio di violenza porta con sé la beffarda scia di polemica politica spicciola. E anche per l’ultimo stupro ai danni di una povera donna, colpevole solo di tornare a casa, non è stato diverso. Ora, che il clima a Roma da qualche anno sia cambiato e che la città sia diventata più violenta è cosa della quale su l’Occidentale abbiamo scritto in tempi non sospetti. E certamente adesso non reciteremo la parte dei difensori d’ufficio di Alemanno. La situazione era e rimane critica. Il più stringente presidio del territorio, come ha affermato a caldo il Sindaco, è certamente una risposta utile e doverosa. Si dovrebbe però approfondire meglio da quali contesti sociali, degradati da troppo tempo, nascano questi episodi. Purtroppo il tessuto sociale romano è cambiato, non da ieri o da un anno, ma da vari anni. Colpevole è stata l’amministrazione Veltroni a recitare un inutile e anzi dannosa litania dell’accoglienza, mentre vaste zone della città stavano andando fuori controllo. Speriamo che Alemanno capisca quanto la risposta non possa essere solo nel presidio territoriale: Roma è troppo grande per monitorare tutti i quartieri. Si devono studiare i movimenti economici, giorno per giorno, capire chi e come subentra in molti esercizi commerciali. Cosa succede realmente nei quartieri, attraverso agenti in borghese, non solo con personale in divisa. 

 

Nei giorni scorsi il segretario del Pd Dario Franceschini ha voluto dire la sua su Roma e sui risultati dell’amministrazione Alemanno. Come spesso gli accade, e come era accaduto pochi giorni prima anche a Veltroni durante una rentrée elettorale, il leader del Pd non ha saputo andare al di là della propaganda. Buon ultimo si è aggiunto il segretario laziale del Pd,  Roberto Morassut, con una dichiarazione che rasenta il ridicolo: “la città sta impazzendo!”.  È pur vero che le conseguenti risposte da parte di esponenti romani del Pdl non hanno brillato per capacità di analisi e distacco da una scontata e burocratica difesa del primo cittadino.

Ora – pur convenendo sul fatto che un anno, al contrario di quanto dice Franceschini, non è “un tempo molto lungo” – vorremmo stabilire un patto unilaterale, non richiesto e forse neanche gradito, con il Sindaco: è vero, il tempo non è stato abbastanza per avere responsabilità, ma d’ora in poi, cioè da oggi, possiamo cominciare a giudicare ciò che succede o non succede a Roma come una sua responsabilità? Altrimenti si rischia di giocare a uno sport troppo diffuso nel Belpaese: lo scaricabarile.

Gli argomenti sui quali da oggi chiederemo amichevolmente conto saranno molti. Per ora ne tratteremo due. Iniziamo da trasporti e mobilità. Avevamo suggerito al Sindaco di usare come utile promemoria la Relazione 2007 dell’Autorità per il controllo della qualità dei servizi pubblici locali, allora presieduta da Bernardo Pizzetti. Lo ribadiamo. Purtroppo, è il caso di dire, il contratto di servizio con l’ATAC scade solo nel dicembre 2011. Però un’azione di moral suasion sulla dirigenza dell’azienda deve essere intrapresa, subito. Per realizzare ciò che lo stesso Sindaco aveva annunciato. Per esempio l’accantonamento, o meglio la vendita, degli assurdi Jumbobus, ingombranti e in molte ore della giornata usati da non più di dieci passeggeri. Sostituzione graduale, ma da iniziare immediatamente, della flotta dei bus con mezzi concepiti all’opposto di quelli in uso: piccoli, stretti e alti, quando possibile a due piani, stabilendo con le aziende fornitrici un rapporto all’altezza del rango che Roma, per dimensioni e prestigio, merita.

Occorre una revisione veloce degli orari del carico e scarico merci. La soluzione sarebbe quella di limitarli alle ore notturne (come si fa in molte capitali e si faceva nell’antica Roma). Chiunque abbia la sfortuna di vivere la città nei momenti di grande traffico, cioè quasi sempre, si rende conto che la quantità di camion e furgoncini in seconda e terza fila è uno dei problemi principali da risolvere. Graduale ma inesorabile divieto di entrata ai pullman turistici: Roma non è adatta a sopportare centinaia di torpedoni nel centro storico e zone limitrofe. Se fatto con rigore è un processo che si può concludere in 18 mesi. Guerra senza quartiere, con l’introduzione di sanzioni pesanti, alle doppie file, malcostume romano che rende strette strade che avrebbero una carreggiata ampia e scorrevole. E’ una misura apparentemente impopolare, ma ci creda godrebbe dell’appoggio della maggioranza dei cittadini.

E poi l’igiene urbana. Il Sindaco ha reagito alle dichiarazioni del premier Berlusconi sul fatto, a tutti evidente, che Roma è sporca, ringraziando il personale dell’AMA per lo sforzo compiuto nell’ultimo anno per rendere la città più pulita. E’ vero segni di miglioramento ci sono. Ma lo strumento più importante, il nuovo contratto di servizio, che superi quello scellerato sottoscritto a suo tempo da Veltroni, ancora non c’è ed è più di un anno che è scaduto. Il problema, Sindaco, è cambiare prospettiva: si dimentichi di essere l’azionista dell’azienda AMA e sia fino in fondo primo cittadino. Certo, è giusto ringraziare i lavoratori, ma dalla dirigenza si deve pretendere di più, molto di più, con patti chiari e trasparenti, stando dalla parte dei cittadini e non facendo gli avvocati difensori delle municipalizzate. E anche sugli orari dell’AMA c’è da lavorare: è possibile vedere mezzi che scaricano i cassonetti a tutte le ore del giorno? Anche in questo basterebbe fare un viaggio a Parigi o a Londra per capire la differenza. Non sono formule magiche, ma buone regole di amministrazione, per attuare le quali occorre un po’ di coraggio,

Ci fermiamo qui. Ma annunciamo che a breve verrà accolto nelle pagine de l’Occidentale un blog dedicato a Roma, dal quale lanceremo in rete pensieri, immagini, analisi, inchieste e nel quale vorremmo raccogliere segnalazioni, esperienze e opinioni dei cittadini, romani e non.

Sarà uno strumento per monitorare continuamente lo stato di salute della città e, speriamo, per registrarne i cambiamenti in positivo. Non useremo, come il Sindaco sa bene, favoritismi, ma speriamo di non esser scambiati per rompipalle. In fondo, il fine crediamo sia comune. Aiutare Roma, ognuno con il proprio ruolo e la propria parte di responsabilità, a diventare ciò che merita di essere: non solo una città unica per la sua storia, ma una capitale moderna e vivibile del mondo contemporaneo.