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La lezione di Eluana

Per il Vaticano è eutanasia, per il padre libertà di scelta. E per la politica?

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Eluana sta morendo. Sta morendo di fame e di sete. Un giudice ha deciso che questa era la sua volontà e quindi il suo diritto a morire è garantito dalla legge. In un’epoca in cui sono garantiti i diritti di tutti perché non tutelare anche questo? Perché non consentire attraverso una semplice sentenza ad un padre o una madre, ad un parente stretto, di staccare la spina e farla finita? Perché un giudice dovrebbe sottrarsi dal compiere il suo dovere ultimo, emettere il Giudizio supremo, quello che decide della vita e della morte degli individui, quando già decide del giusto e dell’ingiusto, del bene e del male? 

L’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale di Eluana potrà essere eseguita ricostruendo una presunta volontà a posteriori. Lei aveva detto, in un giorno lontano della sua giovinezza spensierata, che non avrebbe mai voluto rimanere attaccata ad una macchina, che non avrebbe mai consentito lo stillicidio del dolore ai suoi cari. Esorcizzando la sofferenza e la malattia, non aveva avuto la benché minima idea di dover rilasciare una dichiarazione scritta della sua volontà. Una volontà poco più che sussurrata, sottaciuta nel tumulto di ben altre volontà, tutte rigorosamente (e giustamente) avvinghiate alla vita. Ma, secondo suo padre e i giudici della Corte d’appello del Tribunale di Milano che hanno emesso la sentenza, quella volontà che si traduceva in una caparbia intenzione di veder garantito il suo diritto alla morte la si poteva desumere. “Ne avevamo parlato tante volte. E avevamo deciso”, ha dichiarato Beppino Englaro. “Se fosse successa una cosa del genere a me o sua madre, Eluana sarebbe intervenuta. Se fosse accaduto a nostra figlia, sarebbe stato compito nostro aiutarla. Purtroppo è stata la sua vita a spezzarsi, ma io ho fatto il mio dovere di padre. Ora finalmente è libera”. 

Allora scelse non per se stessa ma per gli altri, come per lo più scelgono i giovani. Ma si può parlare davvero di libera scelta? “La domanda la rivolgiamo a chi in questi anni ha fatto di “libera scelta” e “consenso informato” le parole d’ordine di campagne che, più che al testamento biologico, sembrano invece mirare all’eutanasia”, dice Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare. “Diverso era il caso di Piergiorgio Welby che, in prima persona, ha rifiutato – finché lucido – le terapie”. Il problema, dunque, è politico, troppo politico. “In questi anni, il Parlamento – con esecutivi di diverso orientamento – non ha legiferato in merito, ma questo non significa che esiste un vuoto legislativo, perché la Costituzione garantisce la libertà di ricevere o rifiutare i trattamenti sanitari”. Quali siano però i limiti e le condizioni per ricevere e rifiutare quei trattamenti la politica non lo dice. E per ora ci si trincere dietro alla cosiddetta volontà del paziente. Ma quando questa volontà non esiste e la discrezionalità regna sovrana la politica ha il dovere di stabilire fino a che punto si possono allargare le maglie del giudizio. 

“Con la sentenza della Cassazione – continua la Roccella - assistiamo ad un’impressionante invadenza giudiziaria, che si allarga fino a sostituirsi anche ai medici”. E alla politica, aggiungiamo. Ma la vicenda umana non può rientrare – come desidera il papà di Eluana – nel privato. Così come non sarà possibile liquidare quanto ha affermato il Vaticano - che ha definito la sentenza un viatico per l’eutanasia - come ha fatto oggi Beppino Englaro: “Quello che dice il Vaticano vale per il Vaticano, quello che diceva mia figlia vale per mia figlia. Lei si era espressa. Massimo rispetto per quello che dice il Vaticano, ma per noi vale quello che ci diceva nostra figlia”. Perché un diritto non può essere ad personam, deve valere per tutti. 

Eluana secondo suo padre ha concluso la sua battaglia per il diritto a morire. Qualcun altro direbbe che ha subito una condanna a morte. Un margine di giudizio troppo ampio per non richiedere un intervento urgente di questo parlamento.

 

 

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11 COMMENTS

  1. Forse qualcuno dovrebbe dire
    Forse qualcuno dovrebbe dire a Cristiana Vivenzio che il liberalismo in bioetica è altra cosa dal tradizionalismo cattolico. In ogni caso,far passare quanti, come me, condividono la decisione dei giudici come amici del boia significa assoluta intolleranza per chi la pensa in maniera diversa. Rispetto profondamente l’etica cattolica di Cristiana Vivenzio anche se non la condivido: perché non posso esigere da quelli come lei lo stesso trattamento? Quando ci si rassegnerà, anche in Italia,che il conflitto dei valori è talvolta ineliminabile–come ben sapevano J. S. Mill e Max Weber– ma non se ne esce se alcuni credono di battersi per il Bene, il Giusto e il Vero contro altri che si battono per il Male, il Delitto e la Menzogna? Al moralismo indigesto della sinistra azionista vogliamo affiancare i tuoni e i fulmini delle Gerarchie ecclesiastiche. Forse questo paese per il liberalismo è perduto!

  2. Libertà di scelta di chi?Il
    Libertà di scelta di chi?Il tribunale ha “dedotto”,secondo quanto,a detta dei familiari,pensava una giovane sana più di sedici anni fa.Come per l’aborto,c’è chi si sente proprietario di vite altrui.Morirà e nella maniera più orribile,di fame e di sete.Neppure ad un cane o gatto si riserva una fine così.

  3. non è questione di cattolicesimo…
    E’ il pensiero debole che noi combattiamo, senza riserve. Il pensiero di chi sostiene che il modo migliore per vivere è non sostenere idee, o sostenerle di modo tale da non volerle imporle a nessuno. Ma gli assoluti etici tendono necessariamente ad una universalizzazione, non possono essere ridotti a opinioni.
    E non è in questo che sbagliavano i comunisti, bensì proprio nei contenuti.
    E’ così: affermando dei contenuti universali, si rischia di non piacere agli altri, ma è l’unica scelta coraggiosa. Diversamente, non si ottiene nè la libertà nè la giustizia, ma la deriva di una società che non è sommatoria di individui, bensì collettività che è tenuta insieme da una serie di regole che professa di rispettare.
    E’proprio il pensiero debole, la rinuncia ad ogni contenuto universale, che porta all’anarchia morale e ai ragazzini che uccidono e bruciano il cadavere nella più totale inconsapevolezza. Perchè non c’è differenza: è il valore universale della vita umana che va LAICAMENTE tutelato, altrimenti lo stato laico non ha valori, solo vuoti divieti posti da un capriccio della mente.

  4. Commento a Vivenzio su Eluana
    La sfera dei diritti individuali è individuale: su questo non ci può essere dubbio. Sarebbe terribile veder intervenire uno Stato provvido in questo campo, anche se fosse dotato delle migliori intenzioni. Le intenzioni dello Stato potrebbero oltretutto essere duplici: rispettare i diritti, le decisioni individuali, oppure invece considerare questi diritti e queste decisioni una trasgressione rispetto alla scala imposta dei valori. Fra l’altro, non si vede perché la parte liberale dello schieramento politico e culturale debba sposare l’etica cattolica in tema di vita e di morte. Il richiamo della politica a intervenire può solo essere inteso come il rafforzamento dell’autonomia di questa sfera di libertà da intromissioni di qualunque tipo, non certo come l’invocazione di un’istanza superiore che detti la sua propria etica alla coscienza individuale.

    Michela Nacci

  5. Ho un dubbio. La Chiesa dice
    Ho un dubbio. La Chiesa dice di proteggere la vita fino al suo termine naturale. Ebbene, nella vita di Eluana non c’è niente di naturale. La sua vita è di fatto artificiale. Lasciarla morire non dovrebbe quindi andare contro i dettami della morale cristiana, perchè non si dà la morte, si accetta di non poterla evitare in modo naturale. Ma mi domando se come in questo caso e come in quello di Therry Schiavo non sarebbe stato, allora, più umano davvero ricorrere all’eutanasia. Per gli animali si ha questo gesto di pietà, si toglie la sofferenza. Per gli esseri umani questo non è permesso.

  6. Cristiana Vivenzio, nell’
    Cristiana Vivenzio, nell’ articolo preciso e equilibrato, ha posto un problema serio. Cosa deve fare la politica?
    La mia opinione é che sarebbe meglio che la politica si astenesse dal legiferare in materia.
    Non mi iscrivo al partito del pensiero debole e condivido il commento precedente di Emanuele Petrilli.
    Sono solo scettico che da un Parlamento comunque impregnato di relativismo esca qualche cosa di buono!
    Soprattutto non vedo l’urgenza e la necessità di disciplinare una fattispecie molto limitata con il rischio di introdurre nell’ordinamento principi sbagliati o ambigui. Meglio nessuna legge che una cattiva legge.

    In definitiva sarebbe meglio che su tutte queste vicende si facesse meno rumore e meno politica.
    Per favore stacchiamo la spina a questo dibattito!

  7. Agli pseudo Laici-Liberali
    Da vero Liberale e da vero Laico dico che il diritto all’Eutanasia dovrebbe essere un diritto fondamentale e inviolabile della persona umana. I laici devoti che si sentono in giro vogliono farci tornare indietro di secoli, come nelle loro tanto odiate società musulmane, e non si rendono conto che gli insegnamenti di Cristo sono compatibili con la laicità dello stato(“dai a Cesare quel che è di Cesare”)mentre quelli della Chiesa non lo sono con quelli di Cristo.

  8. Eluana
    Forse sarò ingenuo o superficiale ma, al di là di qualsiasi riflessione possibile sul tema, ciò che non riesco ad accettare è che in queste ore sia stata di fatto programmata e stia avvenendo la morte di una ragazza. Lei non è morta sedici anni fa, morirà davvero solo in questi giorni. Non ho soluzioni, ma mi vengono i brividi e non riesco ad accettare che qualcuno di noi abbia la facoltà di decretare la vita o la morte di altri a prescindere dalla complessità delle contingenze. Questo provo e penso; tuttp il resto, forse, sono solo parole, vane ma soprattutto incapaci e inadeguate di fronte a una vita che svanisce: per sempre.

  9. Eluana
    Forse sarò ingenuo o superficiale ma, al di là di qualsiasi riflessione possibile sul tema, ciò che non riesco ad accettare è che in queste ore sia stata di fatto programmata e stia avvenendo la morte di una ragazza. Lei non è morta sedici anni fa, morirà davvero solo in questi giorni. Non ho soluzioni, ma mi vengono i brividi e non riesco ad accettare che qualcuno di noi abbia la facoltà di decretare la vita o la morte di altri a prescindere dalla complessità delle contingenze. Questo provo e penso; tutto il resto, forse, sono solo parole, vane, ma soprattutto incapaci e inadeguate di fronte a una vita che svanisce: per sempre.

  10. eluana
    Ringrazio Cristiana per la chiarezza del suo pezzo. I commenti negativi sono la conferma della grande confusione culturale che regna sulle questioni eticamente sensibili e sulla laicità.

  11. Ipocrisia umana
    L’uomo è bravo ad usare due pesi due misure, è bravo ad essere INDULGENTE con se stesso, ed essere SEVERO GIUDICE con i suoi simili.

    In tutta questa storia, viene a galla l’ipocrisia umana, quella che quando vuole grida a Cosa sia naturale o sia innaturale.

    E’ naturale prolungare una non vita, artificialmente?
    Perchè delle volte la scienza medica viene giudicata Demoniaca e altre Divina?

    In condizioni normali, Eluana, come Welby non sarebbero vissuti, il loro destino si sarebbe segnato prima. E’ naturale, che un corpo debba essere mantenuto in vita per 16 anni e poi scoprire come dimostrò l’autopsia di Terry Schiavo, che il suo cervello aveva perso oltre il 40% di peso per inattività celebrale.

    E’ giusto garantire il diritto alla vita, la dignità alla vita, ma anche comprendere quando il signore chiama a se i propri figli e lasciarli andare.

    Perchè Giovanni Paolo II, rifiutò le cure, che gli avrebbero permesso di portare il suo corpo a esistere ancora per anni?

    Tenere un corpo in vita non è mantenere la vita (come anima).

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