Per la Birmania l’Occidente ha fatto troppo poco
22 Maggio 2008
di Souad Sbai
Birmania e Cina. Due paesi colpiti duramente dalle calamità naturali, in cui gli aiuti tardano a giungere. Nell’era della globalizzazione accade anche che una tragedia sopraggiunta improvvisamente possa oscurarne un’altra. E’ questo il paradosso che ha colpito
Soltanto alcuni reporter e freelance sotto copertura sono riusciti a penetrare segretamente nel territorio e a girare le immagini sconcertanti che stanno facendo il giro del mondo. Gli stessi birmani che accettano di conferire con i giornalisti rischiano la vita a causa della repressione del governo. Inoltre la tv di Stato è sottoposta ad una inflessibile censura e trasmette solo immagini filtrate della giunta del generale Than Shwe in visita ai campi profughi nei pressi di Rangoon, o intenta a distribuire soccorsi alle vittime.
Di fronte a un’emergenza che il regime non può più nascondere né tantomeno gestire in modo autarchico, dopo settimane di silenzio
L’Onu ha esortato la giunta militare birmana a cooperare per favorire l’arrivo degli aiuti umanitari alle vittime del ciclone. “Non c’è più tempo da perdere”, ha affermato il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, che in questi giorni visiterà le zone più colpite da Nargis.
Il ciclone ha colpito una popolazione già messa duramente alla prova da decenni di dittatura. A partire dal 2004 la recrudescenza del regime birmano ha soffocato sul nascere ogni barlume di democrazia: la leader Aung San Suu Kyi, già premio Nobel per
Sono migliaia i bambini che potrebbero morire entro qualche settimana se non riceveranno del cibo quanto prima, secondo l’organizzazione non governativa Save the Children. A Rangoon manca l’elettricità, l’acqua potabile e le strade sono completamente bloccate dai detriti, dagli alberi abbattuti e dall’acqua. I trasporti non funzionano e gli abitanti della ex capitale sono senza tetto e senza generi di prima necessità e medicinali. I superstiti sono costretti ad utilizzare l’acqua contaminata del fiume Irrawaddy. Molti villaggi sono stati completamente spazzati via, e migliaia di morti sono stati ritrovati molto lontano dalle loro case, i corpi ammassati gli uni agli altri.
Cosa sta facendo Italia?
Vorrei concludere lanciando un appello a tutte le forze politiche e alle associazioni umanitarie, affinché si eserciti pressione sul regime birmano e s’intervenga con urgenza. Mi rivolgo anche ai direttori dei più grandi quotidiani e delle emittenti televisive italiane, affinché mantengano alta la copertura mediatica sulla catastrofe birmana. Nei prossimi giorni contatterò le associazioni umanitarie affinché si svolga una manifestazione davanti all’ambasciata birmana in Italia. Di fronte a tale scempio il silenzio delle democrazie è assordante quanto il fragore del sisma.
Souad Sbai è deputata del Parlamento italiano per il Popolo della Libertà.
