Rapporti Usa-Egitto e confltto arabo-israeliano

Per la Clinton l’incontro con Morsi non può certo dirsi un successo

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Sabato scorso, il 14 Luglio, il Segretario di Stato americano Hillary Rodham Clinton si è recata in Egitto per incontrare il neo-presidente Mohamed Morsi ed il capo del Consiglio militare Hussein Tantawi. Scopo? Naturalmente quello di legittimare i Fratelli musulmani di Morsi, dato che a breve i militari dovranno farsi da parte per lasciar posto alla leadership integralista islamica ed occuparsi esclusivamente della sicurezza nazionale (e Tantawi ha minacciato chiunque lo voglia impedire loro, anche “manovrato” da forze straniere: un chiaro monito agli stessi Usa).

Hillary Clinton, in nome del solito mantra dei diritti umani e della democrazia, ha auspicato che il Consiglio Supremo delle Forze Armate (Csfa) rispetti i risultati elettorali che gli stessi Stati Uniti hanno contribuito ad ottenere, sostenendo la Rivoluzione del Loto che ha portato alla cacciata di Mubarak.

Con Morsi, il Segretario di Stato ha affrontato il tema dei rapporti tra gli Usa e l’Egitto, che sotto l’ex rais è sempre stato un alleato strategico per il Medio Oriente, e il tema dell’eterno conflitto arabo-israeliano, perché vengano mantenuti gli accordo di pace di Camp David, che l’Egitto e lo Stato ebraico hanno siglato nel 1979 (e che hanno garantito e garantisce tuttora al primo 1,3 miliardi di $ l’anno dall’America).

Inoltre, per rilanciare la cooperazione tra Washington e Il Cairo, la Clinton ha garantito al più importante Paese africano (politicamente parlando), aiuti finanziari per 250 milioni di dollari alle piccole e medie imprese e l’apertura di un fondo americano-egiziano di 60 milioni di dollari.

Tuttavia, la due giorni egiziana del capo della diplomazia statunitense non è stata un successo, a differenza di quanto sostenuto da Wlliam Burns portavoce del Dipartimento di Stato. Al suo passaggio, una folla ha pure lanciato nella direzione della Clinton pomodori e scarpe (un grave insulto nel mondo arabo, si ricordi il lancio contro George Bush in Iraq il 14 Dicembre 2008) al grido di “Monica, Monica”, riferendosi indelicatamente a Monica Lewinsky.

La maggior parte dei manifestanti erano musulmani liberali e cristiani copti, che, ovviamente,  si sentono sempre più minacciati, con un Egitto consegnato su un piatto d’argento agli integralisti islamici. Il Segretario di Stato ha pure incontrato dei rappresentanti della comunità cristiana egiziana, ma il celebre imprenditore Naguib Sawiris, che ne fa parte, ha rifiutato l’incontro.

Il quotidiano egiziano Al-Aharam sottolinea che la visita della Clinton al Cairo offre la “possibilità” di un cambiamento della politica americana e di costruire una “nuova partnership” con l’Egitto per la prima volta in più di 30 anni. Questo attraverso “pacchetti di assistenza”, incluso il sostegno ai programmi di riforma che i Fratelli musulmani vorranno avviare e la spinta al Congresso ad approvare un accordo di debt swap che permetterebbe all’Egitto di creare un fondo d’investimento.

Alcuni, però, ritengono “prematura” una stretta partnership con l’Egitto in assenza di “chiarezza” da parte della Fratellanza sui problemi regionali e sui diritti umani: gli stessi diritti umani per cui i copti e i musulmani liberali egiziani temono e per i quali accusano Obama di aver “ucciso la Primavera Araba”; gli stessi diritti umani che verrebbero a diminuire anche per le donne e che perciò dovrebbero preoccupare Hillary Rodham Clinton innanzitutto in quanto donna.

Dovrebbe essere quantomeno più cauto a trattare con i Fratelli musulmani pure il primo ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle, il primo alto funzionario governativo occidentale a rendere omaggio, il 9 Luglio, a Mohamed Morsi (che comunque aveva già incontrato a Gennaio). Che cosa penserà il nuovo presidente egiziano integralista islamico, del suo essere un omosessuale dichiarato?

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