Per la libertà di Gilad Shalit, Israele è disposta a pagare un prezzo alto
12 Ottobre 2011
di Andrea Doria
Due numeri 1934 e 1027. I primi sono i giorni che Gilad Shalit ha trascorso in prigionia. 1027 i terroristi che il governo israeliano è disponibile ha liberare per la liberazione del giovane soldato israeliano. Non sappiamo se l’organizzazione terroristica Hamas manterrà la parola data, e se rilascerà il prigioniero Gilad Shalit, detenuto chissà dove nella Striscia di Gaza.
In primis perché l’accordo che Hamas ha ottenuto con il governo israeliano è veramente una pura regalia politica subito festeggiata con spari nelle strade di Gaza city, lì fanno così e che prevede il rilascio di una quantità enorme di terroristi: 1.027 detenuti in cambio del giovane soldato israeliano.
Gilda Shalit è tenuto ostaggio dal 25 Giugno 2006, quando un commando delle milizie di Hamas si infiltrò sul territorio israeliano, e attaccò un avamposto delle forze militari di Israele, uccidendo due soldati, ferendone quattro e rapendo il soldato Shalit.
Un lungo incubo durato più di cinque anni. In questo lasso di tempo, Hamas non ha permesso neanche alla Croce Rossa internazionale di visitare il soldato ostaggio per verificarne lo stato di salute fisica e mentale.
Quello che Ehud Olmert, l’ex premier israeliano, aveva giudicato un modello di scambio “pericoloso”, è stato bon gré mal gré abbracciato dall’attuale governo Netanyahu e dallo Shin Bet, l’agenzia di sicurezza interna di Israele che ha negoziato l’accordo con i terroristi di Hamas: il soldato Gilad Shalit per mille pluri-assassini affiliati al movimento islamista fondato nel 1987 dallo sceicco Ahmed Yassim e da Mahmoud Zahar.
Oggi il capo di Shin Bet, Yoram Cohen, ha affermato che l’accordo per lo scambio Shalit “è stato il migliore possibile”. Gli ha fatto il contro canto, Uzi Landau, l’attuale ministro delle infrastrutture, il quale non solo ha in consiglio dei ministri votato contro lo scambio così come presentato, ma ha anche pubblicamente affermato che ‘lo scambio Shalit’, “è un regalo al terrorismo”.
Nella lista dei palestinesi che saranno messi in libertà, ci sono volti usciti da una galleria degli orrori: c’è il capo delle operazioni militari di Hamas in Cisgiordania Mohammad Arman e Hassan Salameh.
Salameh ne ha uccisi 46 di israeliani; Arman era l’uomo della catena di fornitura degli esplosivi durante la seconda intifada.
Ma cosa ha sbloccato il negoziato per il rilascio del soldato Shalit? Il sito Debka file – un front paper con buoni legami con l’intelligence israeliana – riporta che lo sblocco è stato possibile grazie all’incontro tra il neo-Segretario alla Difesa statunitense, Leon Panetta.
Il capo del Pentagono – dopo le visite in Israele e in Egitto lo scorso Settembre – avrebbe negoziato direttamente con Khaled Meshal, il leader politico di Hamas il cui quartier generale si trova nella martoriata Siria, e che avrebbe accettato di lasciare la capitale siriana (destinazione ancora non certa) e di passare lentamente sotto ‘padronaggio’ statunitense, abbandonando i legami con Teheran e Hezbollah.
