Per la maggioranza dei russi Gorbaciov è solo l’artefice del collasso sovietico

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Per la maggioranza dei russi Gorbaciov è solo l’artefice del collasso sovietico

Per la maggioranza dei russi Gorbaciov è solo l’artefice del collasso sovietico

24 Giugno 2011

La maggior parte dei russi non ringrazia Gorbaciov neppure per aver posto fine all’impero Sovietico. Al contrario, l’attuale Primo ministro russo, Vladimir Putin, ha descritto lo smantellamento dell’Unione Sovietica come “la più grande catastrofe geopolitica” del ventesimo secolo. Un sondaggio reso pubblico a marzo, ai tempi del suo compleanno, ha mostrato che circa il 20% dei russi nutrono sentimenti di sincera ostilità nei confronti di Gorbaciov; il 47% dei russi si sente “del tutto indifferente” e solo il 5% lo ammira. E questo è stato un miglioramento: un altro sondaggio nel 2005 rivelò che l’ostilità nei suoi confronti era nutrita dal 45% della popolazione.

La parola “perestroika” oggi in Russia ha una connotazione praticamente e solo negativa. A Londra e Washington la reputazione di Gorbaciov naturalmente è più positiva. È considerato con affetto – fu invitato ai funerali di Ronald Reagan e all’ottantesimo compleanno di George H.W. Bush – ed è frequentemente accolto come un “simbolo” di pace e di lieto fine della Guerra Fredda. Anche se tende a ricevere complimenti piuttosto blandi e qualche volta persino inappropriati. Alla sua festa di compleanno, Paul Anka ha interpretato un duetto con un cantante d’epoca sovietica.

Il ritornello: “Un giorno lo ricorderemo, lui stava cambiando il mondo per tutti noi”. Sharon Stone lo ha quindi elogiato con una domanda retorica: “Dove sarebbe oggi la Russia se non stesse raccogliendo i frutti di una libera democrazia?”. Avrei voluto essere presente per vedere l’imbarazzo sulle facce degli spettatori alla Royal Albert Hall, quando è chiaro che la Russia in realtà non ha raccolto i frutti di una libera democrazia, cosa di cui ogni russo presente in sala aveva perfettamente cognizione. Persino Gorbaciov ha descritto la democrazia russa come una finzione: “Abbiamo istituzioni, ma non funzionano. Abbiamo delle leggi, ma devono essere applicate”. 

Naturalmente, non si può attribuire a Gorbaciov la colpa per l’assenza di trasparenza politica nel Cremlino di oggi, né si può imputare a lui la debolezza dei partiti politici, o il ritorno del KGB di un tempo come fonte di influenza e potere, o la violenza che le autorità russe usano a intermittenza contro qualsiasi tipo di dissidente. E nemmeno le vere ragioni del collasso economico degli anni ’90 – bassi prezzi del petrolio, settant’anni di cattiva politica economica e l’avidità rapace delle elite russe di estrazione comunista – erano opera sua.

Boris Eltsin, il primo presidente della Russia, è di gran lunga più responsabile per l’attuale stato di corruttela economica del suo Paese, e Putin è sicuramente ancora più colpevole per la stagnante vita politica russa. In realtà, Gorbaciov non voleva che le cose finissero così. Ma in quel momento, Gorbaciov non aveva nemmeno deciso di diventare uno dei padri fondatori della Russia moderna. Era un riformatore, non un rivoluzionario; la sua intenzione, quando diventò leader del Partito Comunista Sovietico nel marzo 1985, era di rivitalizzare l’Unione Sovietica, non di distruggerla. Sapeva che il sistema era stagnante. Ma non capiva perché. (Fine della seconda puntata. Continua…)

Tratto dalla rivista Foreign Policy

Traduzione di Davide Tentori