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Per la ricostruzione de L’Aquila la priorità è andare avanti, a piccoli passi

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Il presidente della Regione, Gianni Chiodi, Commissario per la ricostruzione è chiaro: “il termine di 12 mesi è irrealistico e illusorio, destinato a ripercuotersi come un boomerang su chi vuole alimentare false aspettative”. Dall’altra parte ci sono gli amministratori locali, a cominciare dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che, quasi a sorpresa, nei giorni scorsi hanno approvato una mozione in Consiglio comunale. L’obiettivo? Individuare un’area a fattibilità immediata per la ricostruzione del centro storico e avviare in tempi strettissimi interventi di restauro e recupero.

Uno scatto in avanti che non è affatto piaciuto al presidente Chiodi, che da mesi ripete qual è la via da seguire per procedere alla ricostruzione. Una via, tra l’atro, a suo tempo richiesta e voluta proprio dai Comuni e che è quella dei piani di ricostruzione. I quali, come ha precisato Chiodi “non sono solo un adempimento di una legge che, per espressa nostra azione, sono stati affidati ai sindaci, ma sono strumenti attuativi dai quali desumere la qualità urbanistica e architettonica, sociale ed economica della ricostruzione che verrà”. E che, però, i Comuni stanno tardando a presentare.

Per questo non è piaciuta l’iniziativa della mozione, sulla quale aleggia il sospetto che possa trattarsi di una mossa a effetto, per non dire propagandistica. Con il rischio di rendere la situazione ancora più confusa e di scatenare un balletto di responsabilità che è l’ultima cosa di cui i cittadini aquilani hanno bisogno.

"Ho letto la mozione - ha spiegato Chiodi - con cui si auspica un intervento straordinario per la ricostruzione di una porzione della città in un anno. Un modello di ricostruzione, però, non meglio specificato, una sorta di bacchetta magica di cui non si conoscono i materiali. Magari potessi farlo io, avere i progetti esecutivi, esperire le gare e completare i lavori in dodici mesi: sarei Mandrake!", ha finito per ironizzare il commissario. "Nella mozione - continua Chiodi - vengono considerate come un'intuizione e una novità la possibilità di trovare un'area e un metodo che consentirebbe di recuperare un anno di blocco. Ma il 5 agosto scorso è stata trasmessa l'agenda a breve termine al sindaco e allora anche vice commissario, Massimo Cialente. Viene indicata proprio quell'area come azione a breve termine".

Secondo il governatore, dunque, "forse il sindaco dell'Aquila non ha informato i consiglieri comunali dell'agenda a breve termine. Siamo rimasti in attesa delle determinazioni, che non sono arrivate. Però - ha ricordato - ho finanziato i beni di proprietà pubblica e i sottoservizi nella stessa zona con il decreto 24. Per quanto riguarda i beni privati non occorre nessuna nuova norma, ogni privato può presentare progetti singoli o aggregati e il sindaco li può approvare". Insomma, il nodo resta sempre lo stesso ed è legato ai piani di ricostruzione. Ora si chiede a gran voce il loro superamento. Ma forse è necessario fare chiarezza.

Ne è convinto Luca Ricciuti, consigliere regionale del Pdl ma soprattutto, come ricorda lui stesso, cittadino aquilano. “Ciò di cui ha bisogna l’Aquila è un gioco di squadra, trasparente e concordato. E’ inutile rimbalzarsi le responsabilità, bisogna lavorare per raggiungere una sintesi e fare tutto ciò che è necessario per la città. Da un lato – spiega Ricciuti – c’è la struttura tecnica di missione che, legittimamente, chiede al Comune i piani di ricostruzione. Dall’altra il sindaco Cialente, che sembra ora deciso a bypassare i piani per procedere immediatamente con interventi singoli. Sono convinto che tutti abbiamo interesse ad agire per il bene dell’Aquila, ma così facendo si ottiene l’effetto contrario. A onor del vero bisogna ricordare che sono stati proprio i comuni a volere quei singoli piani di ricostruzione dei quali ora proclama l’inutilità”.

Ma rinfacciarsi colpe e mancate decisioni non è utile, per questo l’invito di Ricciuti è quello di trovare al più presto la via giusta per poter presentare i progetti. “Sono certo che in questo senso c’è la massima disponibilità del presidente Chiodi. La mozione presentata dal Consiglio Comunale dell’Aquila può essere discussa, eventualmente modificata, ma è urgente – ribadisce il consigliere Ricciuti – trovare una soluzione. L’una cosa può non escludere l’altra. Ma l’importante è sedersi intorno ad un tavolo e dialogare. E non certo strillare a distanza. Tutto ciò ha solo l’effetto di rallentare la rinascita dell’Aquila che invece deve essere restituita al più presto ai suoi cittadini. Oggi sono questi gli strumenti che abbiamo a disposizione e bisogna agire. Forse vale la pena riflette su un punto: ci siamo privati dell’azione della struttura tecnica della Protezione Civile. Ma io per primo non ne avrei fatto a meno”.

Comunque siano andate le cose ora è il momento di guardare avanti. Perché il futuro dell’Aquila non può certo ridursi ad una questione politica.

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