"Primavere" a confronto

Per la stampa araba in Egitto è scoppiato un altro Quarantotto

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Quanto sta accadendo oggi nel mondo arabo - dalla Tunisia all'Egitto - può essere prudentemente paragonato alla primavera delle popolazioni dell’Europa occidentale e centrale nel 1848, che si diffuse dalla Francia all'Ungheria, più che a quella delle popolazioni che vivevano sotto il totalitarismo comunista nel 1989.

Per quale motivo? Perché i moti rivoluzionari del 1848, che vengono giustamente definiti “romantici”, erano movimenti che chiedevano democrazia, senza basarsi su ideologie radicali, come era stato per la rivoluzione francese del 1789 prima e per quella russa poi. Quello che fu il clima del 1848 è estremamente simile a ciò che vediamo oggi in Tunisia ed Egitto, in cui si assiste a una rivolta democratica non basata su ideologie o specifiche idee. Se l'equazione di Lenin "nessun movimento rivoluzionario senza una teoria rivoluzionaria" ha dominato per tutto il XX secolo, è chiaro che oggi questa “primavera” è priva di ideologia o di un programma specifico.

La seconda affinità tra il 1848 europeo e il 2011 arabo è rappresentata dal fatto che i moti rivoluzionari del 1848 in Europa fecero emergere due differenti correnti: da una parte la corrente progressista, che sarà in seguito nota come la “corrente social-democratica”, non violenta, e dall’altra la corrente totalitaria, che si basava sull’esaltazione della violenza, e da cui si svilupparono il bolscevismo e il fascismo. In questo senso, il 1848 fu una tappa storica che vide la nascita di due correnti totalmente contrapposte. Da una parte, una corrente che guardava verso il futuro, distaccando le popolazioni dal concetto di violenza, dall’altra, una corrente che riteneva invece che la violenza fosse un fattore di accelerazione della storia (il bolscevismo) o uno strumento di “pulizia” (fascismo).

Ma veniamo ai giorni nostri. Questa “primavera araba”, come lo fu quella europea del 1848, ha dimostrato l’esistenza di due differenti e contrapposte correnti nel mondo arabo: da una parte una corrente progressista, social-democratica e liberale, fondata sul triplice slogan di “pane, pace e libertà” e radicalmente contraria alla cultura della violenza; dall’altra, una corrente che invece esalta la cultura della violenza e della “resistenza armata”. E ciò è motivo di profonda preoccupazione. Se facciamo riferimento ad uno dei massimi storici dei movimenti totalitari, George Mosse, notiamo che i movimenti dittatoriali furono resi possibili da un evento fondamentale, e cioè la diffusione della “rozzezza” e della “durezza” del popolo, a seguito dei moti del 1848.

Nel ’48 del XIX secolo, la Russia dell’Imperatore Nicola I, a capo di un’alleanza consacrata, giocò un ruolo fondamentale nel reprimere la primavera dei popoli e la loro libertà. Ed oggi, con riferimento al mondo arabo, è l’Iran a giocare il ruolo che nel XIX sec. fu della Russia, aspirando a creare un “Medio Oriente Islamico”, vale a dire esportando lo spirito della rivoluzione islamica e la velayat-e-faqih, il regime dei Mullah. Più che l’Iran come popolazione, è l’idea di un “regime islamico” che oggi rappresenta la principale minaccia alla primavera araba democratica. Una corrente, al potere in Iran, che a sua volta percepisce come minacce le rivolte popolari arabe, e quindi le idee di democrazia e liberalismo.

Tratto da "Al-Mustaqbal"

Traduzione di BSK

 

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