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Obama manda in avanscoperta Michelle

Per le Olimpiadi 2016 i bookmakers puntano su Chicago e Rio de Janeiro

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Ne rimarrà soltanto una. A meno che minimo 50 membri del Cio (Comitato Olimpico Internazionale) su 106, votino tutti, subito per la stessa città: Chicago o Rio de Janeiro o Madrid o Tokyo, una tra le quattro candidate a ospitare le Olimpiadi del 2016. Quattro anni dopo Londra, otto dopo Pechino. Altrimenti, nei primi due turni si procederà per eliminazione della candidata meno votata. Queste le regole del gran gioco delle elezioni in sede Cio, della grande città sede designata per i Giochi del futuro. Via ufficiale alle operazioni di voto dalle 17:30 odierne.

Ché nell’ambito del 13° Congresso olimpico di Copenhagen, difatti - in programma dal 2 al 9 ottobre - tanto per cominciare decidono loro, 90 uomini e 16 donne. Presidente a vita e membri onorari compresi. Compresi Henry Kissinger, Alberto II di Monaco e altri principi e principesse. 5 i membri italiani: Manuela Di Centa, Franco Carraro, Mario Pescante, Ottavio Cinquanta, Francesco Ricci Bitti. Mentre tra i restanti 99 si contano moltissimi rappresentanti europei, molti asiatici, qualche nordamericano più qualche sudamericano, pochi africani e pochissimi oceanici. Per quel tanto che inciderà, infine, il solo fattore d’appartenenza continentale, sul risultato di una partita diplomatica mondiale da sempre pesante, delicata, complessa. Talvolta risolta sul filo del compromesso. Com’è già accaduto nel recente passato.

Nel frattempo atterrano in Danimarca nientemeno i presidenti Barack Obama (anticipato l’altroieri dalla first lady Michelle) e Lula, rispettivamente presenti a sostegno delle candidate Chicago e Rio de Janeiro, e da Tokyo il premier giapponese Yukio Hatoyama, da Madrid re Juan Carlos. Le quattro delegazioni concorrenti affilano le armi in vista dell’ultimo duello, elettorale. Quasi una sfida all’ultimo colpo ad effetto, mediatico. Davanti alla statua della Sirenetta sfilano autentici monumenti dello sport, qui arruolati in qualità di testimonial: Michael Jordan e Pelé, per esempio (e il calciatore ribattezza il cestista Michael Jackson). La tensione sale, la confusione cresce. E man mano che passano i minuti risultano diminuire sempre più le chances di vittoria per Tokyo e soprattutto per Madrid, calcolano i principali bookmakers inglesi. I quali scommettono forte su un match a due, Chicago vs. Rio de Janeiro, una finale delle finali risolta magari al secondo turno di votazioni.

Eppure Tokyo e Madrid vanterebbero credenziali altissime, perlomeno in base alla valutazione tecnica dei progetti presentati (criteri di valutazione presi in esame: livello strutture e infrastrutture, garanzie finanziarie e di pubblica sicurezza, impatto socio-economico, idea di fondo). Eppure persino la maggior parte dei rumour riprodotti all’esterno dai comitati olimpici locali - e poi la maggioranza dei notisti di politica sportiva internazionale - dà comunque in pole position sempre Chicago e Rio de Janeiro, anzi Rio de Janeiro e Chicago, nell’ordine. Contano i dove e i quando dei precedenti nella storia, conta la mission Cio di una diffusione dell’evento-opportunità Giochi la più ampia possibile. Il presidente brasiliano Lula si è speso e si spende fiducioso in prima persona, allora, non risparmia tempo per colloqui su colloqui e infinite mediazioni, non si risparmia nemmeno uscite propagandistiche, battute veteroterzomondiste.

Il presidente americano Obama ha invece mandato avanti la moglie, consapevolmente lasciandosi scivolare più indietro. Un passo avanti lo farà solo oggi, vero, certo con vigore ma anche con vago spirito decoubertiano. Onde evitare una gestione più difficile del previsto di una possibile, eventuale sconfitta. In caso di vittoria, piuttosto, via a festeggiamenti improvvisati (e forse insperati) nella città ventosa sulle sponde del lago Michigan. La metropoli dove il giovane Barack ha studiato da leader. Da leader attento e prudente, appunto.
 

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