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Per l’Onu solo Israele viola i diritti umani

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Il nome è cambiato la sostanza no. Il consiglio dei diritti umani dell’Onu, che una volta si chiamava Commissione per i diritti umani, da quando è stato istituito non è mai riuscito a formulare una mozione di condanna per paesi come Iran, Cuba, Siria, Corea del Nord. E nemmeno, recentemente per il governo del Sudan rispetto ai massacri del Darfour. In compenso in poco più di un anno di tempo trascorso dalla sua nascita ha già collezionato una decina di risoluzioni contro lo stato di Israele colpevole di rendere impossibile la vita ai poveri palestinesi con i troppi controlli antiterrorismo. Per non parlare della barriera difensiva. Queste risoluzioni vengono poi “implementate” sessione dopo sessione e gli stati islamici che tengono il boccino all’interno del Council for Human rights fanno il resto. Già, perché il problema è proprio nel manico: 17 dei 47 stati che compongono questa commissione sono anche aderenti  all’Oic, organizzazione per la conferenza islamica. E sono tutti compatti nell’odio anti israeliano e anti ebraico.

In una delle ultime risoluzioni anti israeliane, quella dello scorso 13 marzo, si criticano gli scavi degli archeologi israeliani a Gerusalemme Est sotto la spianata delle moschee, dove peraltro sono stati ritrovati importantissimi reperti del secondo tempio di Re Salomone, quello distrutto dai romani nello stesso anno dell’eruzione di Pompei. Questi scavi non sono per lo Hrc un normale diritto di uno stato di portare alla luce la propria storia ma un intollerabile abuso contro la libertà religiosa dei palestinesi. Che però non viene mai tirata in ballo allorché l’Anp viene chiamata a rispondere delle persecuzioni dei cristiani in Terrasanta nelle numerose denunce delle ong umanitarie, persino come Amnesty. Il paradosso di questa commissione è che se si mette sul motore di ricerca interno la voce inglese “Israel” escono fuori 10.200 risultati, s invece si mette Iran ne escono fuori solo la metà.

E di sicuro non si tratta di documenti di condanna per violazione dei diritti umani. Se invece si passa a esaminare le risoluzioni contro le presunte violazioni israeliane nei confronti dei palestinesi o altre popolazioni arabe limitrofe allo stato ebraico, basti pensare che dal 10 febbraio 2006 al 30 marzo scorso il numero raggiunto è di 15 unità. Che comprendono anche violazioni ai danni  dei siriani nelle alture del Golan, o dei libanesi nelle zone di confine. Non una parola sui soldati rapiti in territorio israeliano dagli hezbollah e da Hamas ovviamente. E non una condanna contro Iran e Sudan visto che gli stati islamici sono riusciti ad assicurarsi la presidenza delle tre sottocommissioni di Africa, Asia e Europa dell’Est. Infine non è inutile rilevare che l’Europa in quasi tutte queste risoluzioni di condanna ha sempre votato compatta con gli stati arabo-islamici. Come dice Baa’t Yeor nel proprio libro “Eurabia”, se non è appeasement questo, non si capisce quale concetto lo sia.

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