Home News Per Pecoraro il clima è solo una questione politica

Per Pecoraro il clima è solo una questione politica

2
4

Una prima osservazione preliminare
Nel contesto delle varie “grida” relative al “catastrofismo climatico” del pianeta  imputato alle attività umane, si è tenuta la Conferenza Nazionale sul Clima a Roma voluta dal ministro dell’Ambiente, in cui non mi pare che la parte veramente scientifica abbia avuto una rilevanza significativa, almeno per ciò che riguarda le valutazioni e le comunicazioni ufficialmente espresse.

Concordo, come del resto ho già avuto modo di dire prima che la stessa Conferenza avesse luogo, con quanto espresso, per esempio, da due noti fisici dell’atmosfera ed esperti climatologi: Guido Visconti e Franco Prodi. Il primo, nel contestare le affermazioni del ministro Pecoraro Scanio sull’eccesso di riscaldamento dell’Italia (4 volte rispetto alla media del pianeta: 0,7°C) si domanda (vedi “Libero Mercato” del 14 settembre): “….. se sono stati gli amici verdi del ministro a informarlo così male o se il livello scientifico del suo staff prende delle ovvie quanto inevitabili cantonate” visto che nello stesso rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) si “nota chiaramente che nel periodo 1901-2004 (praticamente il secolo XX) le regioni del Mediterraneo, Italia inclusa, si è scaldata in media di 0,2-0,6 gradi per decade a fronte di altre regioni della terra come il Canada che nello stesso periodo arriva fino a 1,5 gradi/decade” Forse il concetto di “localizzazione spaziale” e di “media temporale” sfugge ai “consulenti del ministro (benedetta scuola italiana, se ci sei batti un colpo!). Il secondo protesta (vedi Corriere della Sera del 15 settembre) e più che giustamente, sul fatto che alla Conferenza “sia stato dato un titolo ed una impostazione scientifica senza invitare nessuno scienziato e, in più: “hanno sbagliato a leggere i dati (che infatti sono stati corretti dal Cnr smentendo, a posteriori, le affermazioni del ministro).

E dov’erano e sono mai state consultate le Società Italiana di Fisica, di Chimica, di Geologia o altre Associazioni scientifiche libere? Nulla di nuovo sotto il sole italico. Quando si parla di questioni che dovrebbero basarsi su corrette conoscenze scientifiche, gli scienziati seri e gli esperti veri sono gli ultimi ad essere considerati o peggio non vengono neanche interpellati. È accaduto varie volte per esempio in occasione della prima Conferenza sull’Energia del 1987 (dopo Chernobyl e prima del famigerato referendum in cui scienziati come Edoardo Amaldi e Mario Ageno venivano quasi sbeffeggiati dagli ambientalisti arrabbiati e dai radicali di complemento) e della seconda nel 1998 in cui tra le tante voci interessate a parlare (associazioni ambientaliste, partiti politici, ministri vari, associazioni agricole e industriali, sindacati, movimenti radicali ecc.) quella della scienza era confinata in una sessione tecnica parallela senza risonanza alcuna.

E veniamo al merito del problema
Le questioni di fondo sono: 1) se il riscaldamento globale è una realtà; 2) se la colpa è tutta o in parte dell’uomo; 3) se i rimedi che vengono sbandierati hanno una giustificazione e servono a qualcosa.

Per usare correttamente il metodo scientifico nessuna affermazione che non sia suffragata da dati e osservazioni ben fondate e incontrovertibili può essere assunta come “certa”. Semmai, come lo stesso rapporto 2007 dell’Ipcc è tenuto a fare, si può parlare di “very likely” (molto probabile) o “possibile” entro certi limiti di affidabilità o di approssimazioni delle misure, là dove esistono, o delle proiezioni (non “previsioni”) là dove solo modelli o simulazioni possono essere adottati.

E dunque, per dirla con un notevole numero di scienziati seri e prudenti, magari con poco “appeal” televisivo, ecco come stanno le cose: (vedasi, ad esempio l’articolo, “Non moriremo per il caldo” pubblicato su La Stampa del 15 settembre).

a)      è verosimile che vi sia una evoluzione climatica globale dal 1850, ma non vi è forte evidenza di una influenza umana significativa. Vi è inconsistenza, ad esempio, tra il raffreddamento occorso tra il 1940 e il 1970 con i modelli basati sulla crescita continua di emissioni di CO2. D’altra parte nessun riscaldamento ulteriore dopo il 1998 è stato osservato.

b)      vi sono molte incertezze nei modelli climatici e le basi di tali modelli sono incomplete. Perfino gli effetti della meteorologia normale e delle nubi sono ancora poco compresi.

c)      le variazioni climatiche naturali sono notevoli e ben documentate da fonti geologiche, oceanografiche e storiche. Esse sono inoltre fortemente correlate con le frequenze delle macchie solare e altre cause cosmiche che hanno effetto sulla copertura nuvolosa, cosa questa che non è tenuta in debito conto dai modelli climatici.

d)     non vi è evidenza ragionevole del fatto che il XX secolo sia stato il più caldo negli ultimi 1000 anni. Affermazioni precedenti basati sulla curva a “mazza di golf” (curva che manifesterebbe un rapido aumento di temperatura media globale) sono state oggi completamente discreditate (anche il Summary del recente Quarto Rapporto dell’Ipcc non vi fa più alcun cenno).

e)      Non vi è dubbio che la scienza dei problemi climatici è lontana dall’essere sicura. Poiché molti effetti cosmici non sono considerati nei modelli climatici, argomenti come “non vi è altra spiegazione” (al di fuori delle emissioni antropogeniche di CO2) non sono credibili.

E ciò sia detto per restare nei limiti della “decenza” conoscitiva. Ma si potrebbe dire di più contro questo “catastrofismo” demagogico, antiscientifico e pericoloso per la coscienza dell’opinione pubblica e il realismo delle decisioni a livello socio-politico.

Tra le quali il protocollo di Kyoto non è sicuramente la più efficace ma invece molto costosa; e mentre ci sarebbe indubbiamente il ripensamento all’energia nucleare, sola fonte accertata che può competere su “larga scala” sia economicamente che ecologicamente con l’uso eccessivo di combustibili fossili. Ma non a chiacchiere, con i fatti. Siamo ancora in tempo perché il nostro Paese non perda un altro treno.

Renato Angelo Ricci è presidente dell'Associazione Galileo 2001 e presidente onorario della Società Italiana di Fisica (Sif).

  •  
  •  

2 COMMENTS

  1. Pecoraro e il clima
    Gent prof Ricci, condivido le Sue critiche contro la conferenza sul clima e la sua nulla attendibilità scientifica. Mi permetto farLe un appunto esclusivamente formale: Lei usa il termine “decade”, tratto evidentemente dall’inglese per definire il periodo di tempo che in italiano si chiama “decennio”. Nella nostra lingua, infatti, decade sta a definire solo un periodo di 10 giorni. Può p.f. adottare il termine giusto, vedendo di convincere molti altri tecnici e sienziati che fanno anch’essi lo stesso errore?

  2. Pecoraro e il clima
    Certamente molti cittadini hanno pensato che nel corso della nota Conferenza sul clima è mancata completamente o quasi l’informazione da parte dei mass media della parte relativa al dibattito scientifico, per questo va attribuito a l’Occidentale il merito di averci aiutato a capire meglio coma stanno le cose. Grazie e cordiali saluti.

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here