Per Prodi la sicurezza non è più una priorità

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Per Prodi la sicurezza non è più una priorità

20 Giugno 2007

Solo parole, rassicurazioni e buoni propositi. Ma per quanto riguarda le misure concrete poco o nulla. Questo il bilancio di quanto fatto fino ad oggi dal Governo Prodi in tema di sicurezza e tutela dal crimine. Se poi si considera la campagna del centrosinistra per l’indulto e la revisione della legge Bossi-Fini si comprende come mai l’Italia sembri più esposta al crimine ed all’insicurezza rispetto a cinque anni fa.

E dire che in uno dei punti dell’ormai logoro e consunto dodecalogo la sicurezza figurava come priorità. Un aspetto che lo stesso premier Prodi reputava centrale tanto da consideralo uno dei punti cardine del suo rinato Governo e rispetto ai quali si sarebbe dovuta sviluppare l’azione dell’Esecutivo. E ancora nella conferenza stampa dello scorso maggio per illustrare il primo anno di attività del Governo, Romano Prodi continuava a ripetere che “la lotta alla criminalità e le misure per la sicurezza sono tra le priorità del Governo”.

Peccato che però di interventi concreti ce ne siano così pochi che si possano contare sulle dita di una mano e invece per quanto riguarda i fondi destinati meglio non parlarne viste le forti riduzioni della scorsa Finanziaria. Lo sa bene il senatore e presidente della Commissione Difesa al Senato, Sergio De Gregorio, che un giorno sì e l’altro pure richiama l’attenzione sulla necessità di aumentare le risorse a disposizione delle Forze Armate per contrastare i fenomeni criminali. Un appello fino a ora rimasto inascoltato considerando anche che nessun esponente di rilievo del centrosinistra ha proposto di destinare le risorse del tesoretto alla sicurezza.

Eppure i numeri, quelli diffusi a livello europeo e che misurano il grado di percezione della sicurezza tra i cittadini, parlano chiaro. Come anche i dati del rapporto europeo “Crimine e sicurezza nell’Unione Europea”. Secondo cui l’Italia rappresenta il secondo paese dopo la Grecia  dove i cittadini temono per la loro sicurezza in casa. Mentre siamo al terzo posto come percezione di insicurezza tra le strade cittadine. Numeri non certo rassicuranti e che dimostrano come tra la gente sia diffusa la percezione di un’incapacità del Governo ad investire sul tema sicurezza. Su questo pesa indubbiamente la brutta esperienza dell’indulto che ha interessato circa 42mila detenuti. Da qui anche l’aumento del fenomeno della “sicurezza fai da te” e cioè di quei cittadini che decidono di autoproteggersi.

In particolare al Nord il trend è positivo con un aumento su Milano e provincia del 5.4 per cento delle imprese impegnate nel settore della sicurezza. A seguire la città di Roma dove sono ben 490 le aziende attive nel comparto. E ad essere aumentati, sempre a Milano, sono anche il rilascio dei porto d’arma, circa il 50 per cento. Dati che fanno impressione e che dimostrano come sia diffusa la percezione dell’incapacità organizzativa e politica del Governo sulla questione sicurezza.

Dal punto di vista pratico come detto le misure sono state poche e sporadiche. Tra queste il Patto per la sicurezza, tanto sbandierato dall’Esecutivo e dal ministro Amato ma che su Napoli, prima città a firmarlo, non ha prodotto effetti evidenti. Risale al 3 novembre la firma dell’accordo ma fino a oggi i risultati sono stati molti insoddisfacenti. Qui per primi è stato possibile testare l’efficienza delle nuove misure anticrimine. E il responso è molto negativo. Ad esempio il sistema di videosorveglianza ancora non è stato messo pienamente in funzione e le risorse in termini di uomini e mezzi è stata ben al di sotto delle reali esigenze. A conferma c’è la ripresa in questi giorni della faida camorristica nel rione di Scampia e la  microcriminalità che continua ad imperversare mietendo decine di vittime soprattutto tra i turisti. Un fallimento, quindi. Dopo Napoli il patto è stato poi esteso a Roma e Milano e in previsione ci sono Torino, Bari e Bologna.

Un’estensione di questi patti ad altre città che forse pochi ricordano fu dovuta all’insistenza del sindaco di Milano, Letizia Moratti, che impose la sottoscrizione con ogni città a 60 giorni dalla presentazione ufficiale del patto. Una mossa che inchiodò il Governo dinanzi alle proprie responsabilità e ai suoi impegni evitando di limitarsi alla politica degli annunci. Infatti il Governo avrebbe preferito un patto generale e non contrattabile con ogni amministrazione metropolitana. Un aspetto che fa risaltare ancora di più le responsabilità nella gestione della sicurezza in Italia del centrosinistra. E intanto si attendono con curiosità i dati del primo rapporto sulla criminalità che il sottosegretario Minniti ha annunciato per il prossimo mercoledì. Da lì la probabile conferma che sul tema sicurezza il centrosinistra è davvero in alto mare.