“Per proteggere le banche italiane è necessario creare dei titoli collaterali”
04 Novembre 2011
Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti sono andati ieri in conferenza stampa da Cannes. Insieme hanno tentato di rassicurare mercati. Il premier e il titolare di viale xx Settembre hanno spiegato che il banco di prova sul quale si giocherà la vera partita per il nostro paese sarà l’approvazione delle riforme: in primis il maxiemendamento sul quale sarà posta la fiducia in Parlamento.
I mercati rimangono nervosi e lo spread Bpt – Bund rimane sopra quota 430 punti base. Sullo sfondo rimangono, comunque, i nodi non sciolti di pensioni e lavoro. Sullo sfondo di tutta la crisi di questi giorni rimangono comunque i nodi irrisolti di pensioni e lavoro. Commissione europea e Fondo monetario internazionale verificheranno l’applicazione delle misure che l’Italia ha messo in campo negli ultimi mesi per frenare l’aggressione dei mercati finanziari sul debito italiano.
Di tutto ciò – di riforme strutturali necessarie all’Italia, del possibile ruolo del Fmi nella nostra crisi e delle misure che il governo Berlusconi dovrebbe mettere in campo per ovviare al rischio scalata estere a danno dei nostri istituti di credito – ne abbiamo parlato con l’ex-ministro e professore, Francesco Forte. "Se l’Fmi dovesse intervenire non sarebbe nè un bene nè un male", dice Forte a l’Occidentale. E sul rischio scalata a danno delle nostre banche l’ex-ministro avverte: "E’ essenziale creare dei titoli di debito collaterali".
Qualora il Fondo monetario internazionale fosse chiamato a erogare un prestito per l’Italia, questo sarebbe un bene o un male per il nostro paese?
In sé non sarebbe né un bene né un male. Qualora vi fosse un prestito, avverrebbe alle stesse condizioni previste dall’Unione Europea con il suo Efsf. Di fatto l’eventuale intervento del Fmi per l’Italia non cambia la sostanza, anzi rafforza le ‘lettere’ dell’UE e costringe maggioranza e opposizione a collaborare sulle riforme ineludibili di cui questo paese ha bisogno. Si tratterebbe comunque di prestiti condizionati. Non c’è molto da impressionarsi.
Riforme che non si sono viste dentro il maxiemendamento dello scorso mercoledì. Si poteva fare di più?
Le misure del maxiemendamento sono insufficienti. E’ pacifico che le riforme da fare sono quelle di pensioni e mercato del lavoro. In particolare è necessario innalzare l’età pensionabile – avviando così un processo di abbattimento del deficit pensionistico tra contributi sociali e erogazioni pensionistiche. Poi bisogna introdurre maggiore flessibilità nel mercato del lavoro.
A questo proposito pensa che fare della bozza Ichino la base di partenza per la riforma del mercato del lavoro sia stata la mossa giusta da parte delle maggioranza?
A mio avviso è stato un grave errore. La bozza Ichino è terribilmente drastica e non riformista. Il mercato del lavoro deve essere riformato partendo dalla riforma Biagi la quale invece si muove del solco del ‘caso per caso’, azienda per azienda, lasciando a imprenditori e lavoratori la determinazione delle condizioni di lavoro.
Lei è contrario all’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori?
Non si deve abolire l’art. 18, bensì riformarlo. Nell’intento di Marco Biagi c’era l’obiettivo di far sì che un precario potesse accedere a una qualche contrattualizzazione, magari con qualche clausola più stringente in materia di produttività. La bozza Ichino è invece contraria a questi principii. Ripeto abbatte l’art. 18 e distrugge lo spirito della legge Biagi. D’altronde Ichino appartiene a quegli studiosi un po’ kantiani, detentori della ‘massima universale’. Io di massime universali non ne ho e non vi credo.
Un’ultima domanda sulle banche italiane. I nostri istituti di credito hanno in pancia enormi ammontari di titoli di debito italiano e ciò li espone a rischio scalata. Il governo cosa può fare per mettere al sicuro le banche?
Le banche italiane hanno in pancia all’incirca 400 miliardi di euro in titoli di debito pubblico italiano. Per salvaguardare le loro strutture societarie – e sottrarle al rischio scalate ostili – è essenziale che il governo italiano crei dei titoli di debito collaterali ad hoc, attraverso una cartolarizzazione, affinché si possa dare una nuova copertura agli istituti di credito. L’operazione costerebbe 80 miliardi di euro per un debito, ripeto, per un ammontare totale di 400 miliardi. Un’operazione tutto sommato conveniente.
