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Per una tutela reale e radicale della Vita

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Edinson Cavani [fuori tema, e quindi tra parentesi quadre: se non il più tecnico, attualmente il più decisivo giocatore in servizio, e chissà che non c’entri la sua granitica fede in Gesù] ha messo in rete un mirabile fotogramma dell’ecografia uterina di sua moglie. Si direbbe proprio che la signora Cavani sia incinta. E non mi sembra che occorra aver studiato il catechismo o avere la stessa fede dei Cavani, per riconoscere che cosa – rectius, chi – ospiti nel suo grembo.

È un bambino, un piccolo – d’accordo molto piccolo, e allora? – d’uomo. Fin dall’inizio: non si diventa in sostanza ciò che non si è. E nemmeno occorre aver frequentato un master in teologia per definire con il suo vero nome che cosa accadrebbe se quest’«ospite» (Dio guardi!) venisse smembrato, aspirato via, raschiato o avvelenato con una soluzione salina. Nessun altro nome potrebbe avere un simile accadimento se non «soppressione di una vita umana innocente», altrimenti detta aborto, ovvero nella neo-lingua «interruzione volontaria di gravidanza».

Chi potrebbe  seriamente ritenere un simile atto una conquista o addirittura un diritto? Eppure, in forza della legge 194 del 1978, nei primi tre mesi di gravidanza eso è in piena e di fatto incondizionata facoltà della madre – che è tale dal momento del concepimento, non da quello del parto –, ma soprattutto di chi, troppo spesso il padre che rifiuta con il figlio non ancora nato le proprie responsabilità, ve la induce.

Lasciare ai preti e ai credenti il privilegio di riconoscere queste verità tutto sommato elementari e l’impegno per arginare come possibile la marea di circa diecimila aborti «legali» al mese solo in Italia, sarebbe per ogni altro uomo di retta ragione e buona volontà un’abdicazione mortificante. E così anche per una forza politica che volesse davvero essere attenta al bene comune e agli autentici diritti della persona. Anche di quella ancora non nata, ma non per questo di specie diversa da quella umana.

Né si può dire diversamente dell’eutanasia e di ogni forma di suicidio assistito, per quanto richiesto in una sorta di testamento. La vita è qualcosa che ci trascende troppo perché possa essere data nella disponibilità di qualcuno, fosse anche di chi la vive. Se non ce la siamo data, neppure possiamo togliercela. E se l’accanimento terapeutico è certo da evitare, nessuna eutanasia è una «morte dolce», perché porta con sé l’idea che vi siano vite indegne di essere vissute. Che siano al tramonto o che siano aurorali. E rende inevitabile, per intrinseca coerenza logica, l’eugenetica, che con l’esperienza della zootecnia si preoccupa della qualità della produzione umana, non nel senso di ciò che l’uomo produce, ma nel senso della produzione di essere umani.

Non più procreati, ma fabbricati. Sottratti sì a quella che Veltroni ricordò come «lotteria della nascita», ma perciò stesso privati della libertà originaria dell’essere che non può essere selezionato, manipolato, «voluto» o «disvoluto» come una cosa.

In questa cupa prospettiva nichilista, poco importa se eutanasia ed eugenetica siano di stato – come nel III Reich nazionalsocialista, ovvero nelle socialdemocrazie scandinave del secolo scorso –, ovvero «liberali», cioè rimesse alla totale e autodi-struttiva autodeterminazione individualistica. Ma non mancherebbero i rigurgiti neo-statalisti: i servizi sanitari nazionali sono troppo aggravati dai costi di assistenza degli scarti di produzione che ancora sfuggono alla selezione eugenetica, ovvero delle cure di chi, pure ormai improduttivo, non si decide a morire naturalmente, perché non sia forte la tentazione di ricuperare eutanasia ed eugenetica di stato.

La tutela reale e radicale del diritto alla vita – anche contrastando la diffusione di ogni tipo di droga: è difficile pensare che sia dissuasivo liberalizzarne il consumo e affidarne allo stato la distribuzione, come se la pulsione drogastica fosse puramente trasgressiva e quindi venisse ad essere demotivata una volta istituzionalizzata (o è una vita spericolata, o non interessa), istituzionalizzazione che porterebbe invece ad un più grave inebetimento della nazione – nell’esalogo proposto da Alleanza Cattolica è al primo posto.

Forse non lo è ugualmente nelle aspettative della maggioranza degli elettori. Anche, se non soprattutto, perché non se ne parla abbastanza, non se ne illustra adeguatamente l’oggettivo primato. Quasi mai, tuttavia, solo ciò che appare popolare è anche salutare. In realtà, è dalla giusta considerazione e dall’autentica tutela del diritto alla vita – dal concepimento alla morte naturale – che il primato della persona prende concretezza e la limitazione di poteri e pretese dello stato ha un corretto fondamento. Anche sul terreno economico-fiscale. Spiegarlo non sarebbe difficile, e sostenerlo, oltre che giusto, non sarebbe elettoralmente improduttivo. Basterebbe convincersene e provarci.

Il discorso continua. 

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13 COMMENTS

  1. Chi ritiene l’aborto legalizzato una conquista
    “Chi potrebbe seriamente ritenere un simile atto una conquista o addirittura un diritto?”
    Un paio di nomi ce li avrei. Il capo dell’attuale coalizione di centro-sinistra, ad esempio: “La legge 194 va difesa e applicata in tutte le sue parti. È una legge dello Stato conquistata con le lotte e con l’impegno civile di tante donne e sottoposta a referendum. Penso […] che il prossimo governo dovrà fare in modo […] che vi sia anche un adeguato numero di medici non obiettori su tutto il territorio nazionale”.
    Come intende perseguire questo fine? Mettendo fuori legge l’obiezione di coscienza? Licenziando i medici obiettori – che sono, pare, l’80% del totale – che lavorano in strutture pubbliche? O assumendo per i consultori solo medici abortisti come ha fatto il suo alleato Nicola Vendola (detto Nichi) in qualità di presidente della Regione Puglia?

  2. “Questa e’ una mela…”. Al
    “Questa e’ una mela…”. Al modo dell’Aquinate e con l’aiuto del Matador, qui Formicola riafferma una verità’ troppo spesso dimenticata: non la fede, ma la semplice osservazione del reale (cui va adeguato l’intelletto e non viceversa) ci dice quanto ogni donna sa istintivamente, avverte fisicamente, può oggi letteralmente VEDERE con l’ecografia. Questo è un uomo. E questa è una battaglia giusta e non improduttiva.

  3. Un articolo vero, forte, di
    Un articolo vero, forte, di chi non ha paura di dire le cose come stanno. La “neo lingua” italiana fa il possibile per edulcorare i termini che potrebbero far rabbrividire e riflettere sul fatto che siamo creature e non Creatori. Dobbiamo solo sperare che i nostri politici comprendano che anche elettoralmente conviene credere in qualcosa di “alto”.
    Quanto a Cavani, veramente ha Dio dentro…e se, come si dice nella città di Partenope, il cielo è azzurro perché Dio è tifoso del Napoli…beh…speriamo bene!

  4. Per una tutela reale e radicale della Vita.
    Estremamente realistico.
    Viviamo in un mondo virtuale che oscura la realtà degli accadimenti.
    O la vita è sacra, e quindi va sempre rispettata, oppure vale il principio della qualità della vita e quindi è la società ha stabilire quando una vita è degna di essere vissuta.
    ln

  5. La vita è la vita,
    La vita è la vita, difendila! Madre Teresa di Calcutta.
    Grazie Formicola per ricordare così bene ciò che tutti fingono di non sapere!

  6. Grumi di cellule in cerca di rappresentanza
    Grazie, Formicola, a nome di quel “grumo di cellule” che siamo stati tutti. Ed anche a nome di quel grumo di cellule che, come ebbe a dire la Bonino, non è dissimile da una “cisti”, e come una cisti è stato trattato. Ma grazie soprattutto a nome di quella che una volta era la maggioranza silenziosa di chi vedeva le cose come erano ma non aveva il coraggio di urlarle e che ora, sopraffata dagli urli di quella che una volta era una minoranza ruomorosa (ma iper finanziata e coccolata) ha oggi bisogno di non sentirsi abbandonata da chi, solo, avesse il coraggio di prendersene cura. Semplicemenete: rappresentandola.

  7. Difendere la vita significa difendere l’uomo
    La fede illumina la ragione e la aiuta a riconoscere il vero ed il bene per l’uomo. Solo un’umanità impazzita può ritenere che i principi non negoziabili non possano essere la base su cui fondare una società orientata al bene comune.

  8. Grazie
    Credo che dobbiamo un grande ringraziamento al coraggio e alla limpida chiarezza con cui Formicola riporta prepotentemente alla luce temi che vengono sistematicamente “silenziati” e distorti da una coltre di disonestà ideologica. Magari diventassero il centro di questa campagna elettorale!
    Sul tema della droga non condivido la posizione assolutamente proibizionista, e credo che sia molto difforme da quello dell’aborto, dell’eutanasia e dell’eugenetica. Ma sarebbe bello che se ne parlasse con l’attenzione ai dati reali che l’autore mostra in quest’articolo.

  9. Tra “proprietà morale delle donne” e “lotteria della nascita”
    Dopo aver letto il bell’articolo di Formicola, mi imbatto in altra pagina nella notizia, riportata dal Corriere della Sera, che l’ex ministro Maurizio Sacconi – preoccupato per l’irrilevanza dei temi bioetici nella campagna elettorale – suggerisce una convocazione degli Stati Generali sulla Bioetica in Italia sul modello di quanto avvenuto in Francia. Maurizio Saccconi è un uomo al quale va tributata perenne riconoscenza per quanto fece e ancor più per quanto avrebbe voluto fare per Eluana Englaro. Con buona pace di tutti i fautori dell’eutanasia (semplice, doppia, diretta, indiretta, soft, neonatale, sociale, compassionevole), il suo tentativo ci ha lasciato uno spicchio di dignità istituzionale nel quale potersi rifugiare nelle tempeste: c’era ancora qualcuno contrario a interrompere la vita di una grave disabile. Non è poco, è moltissimo.
    Detto questo, non condivido l’idea dell’on. Sacconi di ricorrere agli Stati Generali, non ne sento la mancanza. La Francia li ha indetti, è vero, ma per i francesi è “roba” loro, non riescono a farne a meno e a giudicare da che cosa ne è venuto fuori, nel 1789 come nel 2009, il gioco non vale la candela. Nella prima volta dell’età moderna, scaturì la ghigliottina per il Re; nella seconda sulla Bioetica, la dittatura del relativismo proprio sui temi bioetici non è stata sconfitta in Francia. D’altra parte, che cosa aspettarsi se la verità viene sottoposta al vaglio dell’opzione maggioritaria? Sono d’accordo nel ritenere necessario portare all’attenzione di tutti le ragioni ragionevoli da applicare nei dilemmi che concernono il nascere, il vivere e il morire: è un atto educativo imprescindibile e doveroso. Ma oggi, quando il vero è assiologicamente equiparato al falso, è difficile distinguere tra un atto che educa al bene e uno che diseduca al male. Affermare che, per esempio, per decidere della fattibilità delle diagnosi prenatali è necessario chiedere al pizzicagnolo (al quale mi affido ciecamente per la valutazione della qualità del prosciutto) il suo parere sulla “qualità” degli embrioni mi sembra azzardato. Non mi risulta che analoghe iniziative siano ipotizzate, ad esempio, per decidere gli stipendi dei parlamentari o l’entità del prelievo fiscale, materie sulla quali il parere del pizzicagnolo – a causa delle tasse che paga – mi sembrerebbe rilevante.
    Oggi in Francia il 96% dei feti cui viene fatta diagnosi prenatale di sindrome di Down viene abortito, e in Parlamento qualcuno si chiede perché mai farne nascere ancora il 4%. Tremo al pensiero di chiederlo anche agli italiani, timorosa anche dell’effetto volàno: se lo pensano in tanti, anche gli indecisi potrebbero convincersi che sì, si può fare. Che assist, gli Stati Generali, per un Ignazio Marino et alii…!
    “Lotteria della nascita” è la inelegante espressione che Valter Veltroni ha usato per commentare la “fortuna” di nascere in Giappone piuttosto che in Sierra Leone, “proprietà morale della donna” è quella indecente usata dal ministro francese della Sanità Claude Evin per celebrare l’apparire della RU 486 (definita il “pesticida umano” secondo il servo di Dio Jerome Lejeune). Colpisce la totale assenza della prospettiva trascendente, il riduzionismo biologico che limita l’uomo alla sua biologia (e sempre più spesso anche quella è troppo veritiera per essere rispettata tout court), il rifiuto del reale.
    Allora il fare più sensato resta quello indicato dall’esalogo di Alleanza Cattolica, che ha il grande pregio di ricordare l’ovvio e il ragionevole: se non si comincia dalla vita (dal principio) non si arriva da nessuna parte. Strada lunga, sembrerebbe, di fronte all’incalzare della barbarie tecnocratica ed eugenetica così ben descritta da Formicola. Ma altra non ce n’è, con buona pace degli altri, quelli alleati con la morte, coloro che con essa hanno stretto un patto ritenendola a propria misura.
    Educhiamo pure ad affrontare i dilemmi bioetici, ma attenzione a chi scegliamo per maestri.

  10. Quasi d’accordo…
    Devo dire di essere quasi d’accordo con l’articolo, nonostante abbia il non trascurabile difetto di avere un’impronta cristianeggiante.
    Tuttavia l’indisponibilità della vita all’individuo che di quella vita ne è titolare mi ha sempre fatto venire i brividi..

  11. Anche i giudici dell’Unione Europea
    Anche i giudici della Corte di Giustizia dell’Unione Europea hanno dovuto prendere atto: “(…) sin dalla fase della fecondazione qualsiasi ovulo umano deve essere considerato come un ’embrione umano’ (…), dal momento che la fecondazione è tale da dare avvio al processo di sviluppo di un essere umano” (sentenza del 18.10.2011). La vita non si interpreta; si riconosce. Punto.

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