Per uscire dall’impasse, all’Europa serve meno spesa e più moneta

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Per uscire dall’impasse, all’Europa serve meno spesa e più moneta

23 Maggio 2012

Senza nulla voler togliere al contributo di Giuliano Cazzola sull’Euro pubblicato da l’Occidentale lo scorso 21 maggio, vale la pena riflettere su un problema, che risulta tuttora equivoco. Al di là dell’encomiabile (se pur non convincente) difesa della storia dell’Euro, fatta da Cazzola, proviamo a guardare al futuro. Tutti, almeno in apparenza, sembrano convertiti alla teoria del ‘rigore con la crescita’; questo viene richiesto ai Paesi dell’Eurozona.

Cominciamo dal ‘rigore’. Il concetto è chiaro: i conti pubblici devono tornare; si deve spendere il meno possibile e si deve anche vendere almeno qualcosa del patrimonio che non serve alla collettività; poi si devono rifare i conti; se questi continuano a non tornare, si prova a ragionare su eventuali tasse. Ma il rigore nella spesa e la cessione di un patrimonio non essenziale, sono i primi due strumenti da usare per coprire i debiti. Le tasse vengono dopo. Invece si sta procedendo all’inverso; prima le tasse, poi quella che in termini caricaturali chiamano la ‘spending review’ e infine il patrimonio da vendere, che sembra processo più lento e complesso (anche se non è vero). Come fu fatto con l’Euro: si ribaltarono i termini di procedure economiche arcinote a tutti gli addetti ai lavori; fecero la moneta per fare l’integrazione economica e non l’inverso, come ogni logica avrebbe voluto; non solo: questa moneta ‘artificiale’ fu anche ingessata (cioè non gestita).

Veniamo alla ‘crescita’: si cresce se si investe e si creano così lavoro, prodotti e consumi; per investire bisogna avere moneta ma il rigore impedisce di avere ‘altra’ moneta; bisognerebbe stamparla; stampare Euro, svalutando così la moneta attuale. Quando nacque essa fu concepita in una parità sostanziale col dollaro: forse sarebbe giusto tornare attorno a quei tassi di cambio, o quantomeno porsi il problema e avere progetti, fare proposte. La Germania vuole una moneta più forte; lavora e produce in maniera diversa da gran parte delle regioni europe, e la sua moneta deve essere rappresentativa del suo sistema economico. Non ha torto a irrigidirsi sui problemi economici e monetari, misurandoli sulla propria realtà. Il problema è che la crescita dell’Europa parte in larga misura da situazioni di arretratezza economica strutturale, che richiedono investimenti e sviluppo , del tutto diversi per qualità e quantità da quelli delle aree ricche del continente. Quindi crescita vuol dire investimenti, nazionali ed europei che siano.

Che fare? E’ necessario insistere affinché la Bce sia una vera Banca dell’Unione Europea, capace di: a) emettere eurobond, obbligazioni europee da destinare ad investimenti infrastrutturali, ma anche culturali e scientifici; b) garantire i prestiti destinati allo sviluppo industriale delle aree più deboli dell’Unione; c) gestire la moneta europea , in analogia con le altre monete ‘concorrenti’ , di tutto il mondo (tra poco ci sarà da fronteggiare anche la potente entrata dello yuan cinese nel mondo finanziario internazionale).

Gestire significa fare anche azioni di svalutazione o di rivalutazione della moneta. Un direttorio della Bce rappresentativo delle esigenze monetarie dell’Unione dovrà avere l’autonomia e la forza per accompagnare le politiche economiche di Paesi molto diversi, che hanno aderito all’Eurozona (oltretutto ne stanno arrivando altri). Queste tre condizioni possono mantenere in vita l’Euro, altresì rafforzandolo quale moneta di scambio internazionale. Ma a queste condizioni, bisogna aggiungere una premessa: alla costituzione dell’Euro non fu pensata una procedura per uscire da quella moneta; questo limite fu in parte corretto nel Trattato di Lisbona del 2007, su proposta tedesca. La correzione è stata parziale e abbozzata (procedure per uscire dall’Unione , non dall’Eurozona); bisogna invece chiarire questa procedura, affinché si sappia bene cosa significhi non solo entrare, ma anche uscire dall’Euro. Quando la Germania pose il problema si disse che essa stava preparando l’uscita della Grecia. Qualcuno pensò che invece stesse preparando la sua uscita, probabilmente sapendo che prima o poi qualcuno avrebbe chiesto per l’Euro le condizioni sopra ricordate, oggi inaccettabili per la Germania Federale unificata con la Ddr, grazie anche all’aiuto della moneta unica. Ci sarà qualcuno in Europa capace di parlare con chiarezza su questi problemi, essenziali per la vita dell’Euro e forse dell’Unione stessa?