Per vincere in Afghanistan gli americani devono sostenere Obama

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Per vincere in Afghanistan gli americani devono sostenere Obama

10 Dicembre 2009

Ieri il segretario alla difesa americano, Robert Gates, ha visitato Kabul. E’ stata una visita a sorpresa, dopo la decisione del presidente Obama di inviare in Afghanistan altri 30mila soldati nel 2010, prima di cominciare la "exit strategy" entro la metà dell’anno successivo. Nel lungo colloquio a porte chiuse con Karzai, si è discusso dell’addestramento delle forze di sicurezza afghane e del loro futuro ruolo guida, del processo di riconciliazione e del ristabilimento della pace nel Paese. Un viaggio importante quello di Gates, in un periodo in cui la politica americana deve fare i conti con una imprevista polarizzazione e con lo scetticismo degli elettori. "Abbiamo tutti gli elementi per vincere" questa battaglia, ha detto il segretario della difesa, parlando al personale militare americano nel Paese.

La missione americana in Afghanistan, almeno fino ad oggi, non è stata priva di errori di controllo e di gestione. Anche il discorso con cui Obama ha annunciato la decisione di inviare rinforzi non è stato impeccabile, almeno a sentire due osservatori attenti come Frederick Kagan e William Kristol. Ma nonostante le critiche (non troppo acide), Kagan e Kristol sono convinti che la missione sia indispensabile per la stabilità dell’Afghanistan e scommettono sul successo del generale Stanley McCrystal, che guida le truppe della Coalizione. “Porteremo a termine questa sfida”, ha detto qualche tempo fa McCrystal, aggiuggendo che sarà “difficile e costoso”. Il generale è stato uno degli assi nella manica dell’Amministrazione Bush. In poco tempo è riuscito ad addestrare le truppe di Kabul, imparando la lezione irachena, e ha risvegliato l’entusiasmo dei propri soldati, convincendoli a combattere insieme ai loro ‘colleghi’ afghani.

Nulla è certo in guerra, ma la visita di Gates e il moderato ottimismo di alcuni osservatori sembrano aver messo in secondo piano i dubbi di Obama e del capo di Stato maggiore, l’ammiraglio Mike Mullen. Se le cose andassero per il verso giusto, forse anche le ostilità crescenti fra Democratici e Repubblicani in tema di sicurezza nazionale potrebbero essere superate. Ecco perché il Weekly Standard non ha esitato a scrivere: “Sosteniamo le truppe, sosteniano la missione, sosteniamo il presidente”. D’altra parte, Hamid Karzai ha spiegato che “il governo afghano non sarà in grado di reggersi con le sue risorse almeno per i prossimi vent’anni”, manifestando la speranza che “la comunità internazionale e gli Stati Uniti ci aiutino a raggiungere la capacità di sostenerci con il giusto numero di soldati e un adeguato equipaggiamento”. Gates, intervistato dalla Nbc, si è detto sorpreso dal discorso di Karzai, ma ha aggiunto che il presidente afghano “ha accolto con piacere l’invio di nuove truppe ed è assolutamente soddisfatto dei tempi previsti per l’inizio del nostro ritiro”. Chapeau.

Sempre ieri il ministro della Difesa britannico, Bob Ainsworth, è arrivato nella provincia meridionale di Helmand , dove si trova la maggior parte dei soldati di Sua Maestà. Ainsworth, che ha incontrato il governatore Gulab Mangal, ha parlato di “una sensazione netta di progresso realizzato da parte dei militari” della missione Isaf e della Nato. L’ottimismo di Ainsworth contrasta, però, con le critiche avanzate dal generale Richard Dannatt nei confronti del premier Gordon Brown, accusato di non aver compreso fino in fondo la portata della sfida afghana. Affermazioni, quelle di Dannatt, che pesano come un macigno dopo la morte del centesimo soldato britannico nella provincia di Helmand.