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Perché D’Alema sbaglia su al-Qaida

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L'intervista che il nostro Ministro degli Esteri Massimo D'alema ha rilasciato all'Unità di martedì 5 giugno scorso, contiene un passaggio che definire azzardato è un eufemismo: “non c'è dubbio che Hezbollah non è interessato a destabilizzare l'area di responsabilità dell'Unifil”, e ancora: “...la grande maggioranza della organizzazioni palestinesi, compresa Hamas, si è schierata contro questi gruppi jihadisti (al-Qaida ndr)

Il giorno dopo sullo stesso giornale è apparsa un'intervista a tre esperti della situazione mediorientale: Renzo Guolo, studioso dell'Islam radicale; Lucio Caracciolo, direttore di Limes e Franco Angioni, ex-comandante del contingente Nato in Libano.  I tre concordavano nel ritenere “realistica” l'analisi di D'Alema  e ribadivano che Hezbollah e Hamas non hanno niente a che spartire con al-Quaida.

In pratica, quindi, il nostro Ministro degli Esteri suggeriva di supportare le organizzazioni terroristiche di Hezbollah e Hamas per contrastare un'ascesa di al-Quaida nel quadro del conflitto israelo-palestinese.  Un po' come “tentare di fermare Hitler supportando Mussolini” ha laconicamente commentato Danielle Pletka, esperta di politiche mediorientali dell'American Enterprise Institute. Secondo la Cia, il Dipartimento di Stato e fonti interne all'Intelligence americana queste fantomatiche relazioni tra Hamas e Hezbollah invece esistono e, anche se fosse vero il contrario, supportare dei gruppi terroristici che hanno forti legami con l'Iran non sembra comunque una buonissima idea.

Come detto, gli esperti dell'Unità negano dal canto loro una qualsiasi interconnessione tra queste tre organizzazioni terroristiche sulla base della loro differente appartenenza religiosa. Guolo in particolare afferma: “Nel caso di Hezbollah vi è invece il risaputo e praticato anti-sciismo di al-Quaeda...” Proprio il contrario di quello che il Segretario Generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha affermato recentemente. Nasrallah non attribuisce la scarsa collaborazione tra al-Quaida e Hezbollah a differenze ideologiche di tipo sunnita-sciita ma al fatto che le due organizzazioni terroristiche lavorano a diversi obbiettivi e “combattono diversi nemici.”

È l'occasione che fa l'uomo ladro,verrebbe da dire. Quindi,  qualora questi gruppi dovessero trovarsi a contatto nella stessa area operativa e con gli stessi nemici non esiterebbero a “fare comunella.” Ma c'è di più: in un articolo comparso sulla Cnn e firmato dal Dottor William Samii (analista di conflitti regionali per Radio Free Europe) si fa un'analisi approfondita dei rapporti tra gruppi terroristici  basata sui resoconti dell'Intelligence Usa. Tra le altre cose l'articolo parla dei rapporti  di lunga data che intercorrono tra l'Iran e i gruppi Hezbollah e Hamas. Dallo stesso articolo si evince che il governo di Teheran supporta questi terroristi politicamente, strategicamente, militarmente e anche dal punto di vista economico. Inutile dire che l'Iran ha anche sviluppato contatti con al-Quaida. che risalgono al 1995. “A quel tempo un egiziano chiamato Mustafa Hamid (anche conosciuto come Abu Walid), un associato di  Osama Bin Laden, ha visitato l'Iran.”  Un altro affiliato di al-Quaida, chiamato Abdullah Nuri, avrebbe contattato ufficiali dal Ministero iracheno dei Servizi Segreti e la Sicurezza nel Luglio del 1996 esortandoli a mettersi in contatto con lo stesso Bin Laden.

C'è poi da dire che, secondo ufficiali Usa,  alcuni membri di al-Quaida si sono rifugiati in Iran nel 2002, tanto che, l'allora Segretario della Difesa americano Donald Rumsfeld,  rilasciò un'intervista in cui si lamentava con il governo di Teheran per via di questi asili politici concessi a terroristi.  Già allora alcuni ufficiali dei servizi segreti Usa temevano l'instaurarsi di contatti tra al-Quaida e Hezbollah, definendo quest'ultimo “un candidato plausibile” (sempre secondo i rapporti dell'Intelligence americana). D'altronde il gruppo terrorista libanese aveva già intrattenuto “un qualche tipo di relazione con al-Quaida”.

Durante il processo contro i membri dell'organizzazione, ritenuti colpevoli degli attentati alle ambasciate Usa di Nairobi e Dar es Salam, un luogotenente di lunga data di Bin Laden testimoniò di aver lavorato per organizzare un meeting tra i capi di Hezbollah e lo stesso terrorista afghano. Siamo verso la fine degli anni novanta. Che direbbero Guolo, Caracciolo e Angioni, i super esperti di questioni mediorientali interpellati dall'Unità?

Non è finita qui. Sempre secondo William Samii, che però cita fonti del governo Usa, alcuni ufficiali dell'amministrazione e dei servizi segreti statunitensi hanno confermato che membri di al-Quaida, Hezbollah e Hamas si sarebbero incontrati in Libano nel marzo del 2002 e ancora verso la fine di giugno dello stesso anno.  Anche alcuni agenti segreti ed esperti di terrorismo europei e americani hanno affermato che Hezbollah ha fatto squadra con al-Quaida per  l'addestramento e per questioni logistiche.  Si trattava di un “coordinamento in merito all'utilizzo di esplosivi e di addestramento tattico, riciclaggio di denaro sporco, traffico di armi e contraffazione di documenti.” Se non è collaborazione questa...

Ulteriori conferme in merito all'aiuto reciproco tra quelli che possono essere definiti tre dei più grandi gruppi terroristi del mondo, sono contenute in un articolo intitolato “Allenza Terroristica?” apparso su CBS News del 26 Luglio 2002, nel quale si confermano passo passo le vicende che abbiamo appena esposto e alcuni esperti di terrorismo e Jihad forniscono le loro opinioni.

Gli studiosi in questione si dicono spaventati dal possibile intreccio tra “il fervore e la sofisticazione internazionalista dei membri di al-Quaida,” qualora questi elementi dovessero venire a contatto con “le risorse, l'organizzazione e l'appoggio statale di Hezbollah.” Questo costituirebbe senz'altro un “mix esplosivo.”  D'altronde, lo stesso Abu Musab al-Zarqawi si è rifugiato in Iran, subito dopo che gli Usa hanno cominciato a bombardare l'Afghanistan.  Secondo gli ufficiali antiterrorismo americani, anche se le differenze ideologiche tra le due organizzazioni potrebbero aver giocato un ruolo nel mantenerle separate fin'ora, “il loro mutuale odio verso gli Stati Uniti e Israele potrebbe portare i due gruppi alla collaborazione.”  In particolare, secondo Stan Bedlington, un ex-analista di terrorismo della Cia: “con tre gruppi (Hezbollah, al-Quaida e Hamas) nello stesso territorio (Iran ndr), un qualche tipo di contatto è inevitabile.”

Come già detto, poi, ammesso e non concesso che i tre gruppi terroristici non abbiano intrattenuto relazioni in passato o non le intrattengano ai giorni nostri, l'idea di supportare Hamas e Hezbollah rimane comunque una pura acrobazia politica, in ogni caso pericolosamente vicina alle posizioni iraniane. A pensarci bene Ahmadinejad ricorda un po' (fisicamente per carità) il nostro Ministro.  È bene comunque ricordare a D'Alema la definizione di terrorismo del Dipartimento di Stato Usa: “Violenza politica motivata e premeditata perpetrata contro bersagli non combattenti da parte di gruppi sub-nazionali o agenti clandestini, generalmente mirata ad influenzare il pubblico.” (quello che hanno fatto per anni Hamas e Hezbollah). E poi, già che ci siamo, la risoluzione Onu (visto che la sinistra chiama spesso in causa le Nazioni Unite quando si tratta di difendere i diritti dei palestinesi) n.1373. Tale risoluzione obbliga gli stati membri a criminalizzare la raccolta di fondi intesa al coordinamento di atti terroristici e obbliga a trattenersi “dal fornire qualsiasi forma di supporto, incluso quello politico e diplomatico, sia esso di tipo passivo o attivo” ai terroristi.  In più, gli stati membri sono obbligati a “negare asilo a chi finanzia, pianifica, supporta o commette atti terroristici.” Queste stesse nazioni poi, devono assicurare che i terroristi siano consegnati alla giustizia e puniti. D'Alema è proprio convinto che,  auspicando un supporto ad Hamas e Hezbollah, non si  vada contro una risoluzione Onu, organizzazione di cui lo stato che lui stesso rappresenta è membro?

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2 COMMENTS

  1. Una bacchettata sulle mani
    Una bacchettata sulle mani al redattore: si scrive “al Qaida”, senza la “u”, non “al Quaida”, alreimenti la pronuncia diventa scorretta.

  2. Un’altra bacchettata
    Apparte il fatto che “alreimenti” non si scrive così ma si scrive “altrimenti”. “al-Quaida” o “al-Quaida” o, ancora, “al-Quaeda” o “al-Qa’ida”, o “al-qāʕida” (in arabo significa “la base”) sono tutti termini utilizzati (in italiano) con o senza trattino, anche se l’unica forma “corretta” è la penultima. “Al quaida” è la dicitura utlizzata da Rainews, per esempio. Comunque, questo è tutto quello che le viene in mento dopo aver letto l’articolo? Eppure ci sono descritti dei fatti quantomeno interessanti…

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